La corsa di americani e russi nello spazio

 

   

  Il 17 marzo nel 1966 è un giovedì, e i giornali raccontano il rientro sulla terra di Gemini. Per la prima volta nella storia dell’umanità, c’è stato un docking, un congiungimento fisico di due veicoli spaziali. A un’altitudine di 296 km dalla Terra, la capsula con a bordo due astronauti ha raggiunto il razzo Agena e ha incastrato il suo naso nell’incavo. I due astronauti si chiamano David Scott e Neil Armstrong – segnatevi questo nome. Ancora nessuno immagina che nel giro di poco più di tre anni sarà lui a muovere un piccolo passo per l’uomo eccetera eccetera. L’aggancio non dura più di mezz’ora. Qualche difficoltà suggerisce agli americani di finire in fretta la missione e far rientrare Gemini. 

Anche i russi stanno correndo verso lo spazio. Anche loro hanno riportato sulla Terra due inviati. Sono due cani, si chiamano Brezza e Carboncino. Hanno trascorso 22 giorni in orbita intorno al pianeta e l’agenzia Tass annuncia che sono rientrati in buone condizioni di salute. Erano contenuti nella capsula del satellite artificiale Cosmos 110. 

L’esperimento, secondo le dichiarazioni degli scienziati sovietici, aveva soprattutto lo scopo di rispondere alle seguenti domande: può l’uomo adattarsi a uno stato di assenza di peso e, in questo caso, è pericoloso il suo ritorno nel campo gravitazionale della Terra? I cani erano collegati a speciali apparecchi che ne studiavano il comportamento sia dal punto di vista fisico sia psichico.

Il futuro insomma avanza – ma come si sa – il passato è sempre meglio. Nella terza pagina del Corriere della sera, Leonardo Borgese racconta che “l’avanguardia imita gli antichi ma non sa intenderne lo spirito”. Inseguono l’anticipo formale di Piero della Francesca o di Giotto, ma non possiedono più la sostanza interiore che rendeva quelle opere necessarie. Il passato è un tribunale dove i contemporanei perdono quasi sempre. 

“L’equivoco – si legge – nasce dal fatto che i moderni scambiano troppo spesso la parentela formale con una identità di spirito. Essi vedono negli antichi ciò che può servire alla loro polemica o al loro gusto, ma non intendono davvero quel mondo. E così l’omaggio si riduce a imitazione colta, a reverenza intelligente, non a una vera comunione poetica”. 

È la tipica trappola della suggestione. Gli antichi sono come un blocco coerente e compatto, unanime, i contemporanei sono letti attraverso i loro sintomi peggiori. Il passato viene idealizzato, il presente è selezionato nelle sue insufficienze. 

Borgese dice però qualcosa di più preciso e più interessante, racconta che la modernità artistica, nel momento in cui cerca antenati nobili, tradisce anche una propria insicurezza. L’avanguardia, che dovrebbe spezzare, finisce per cercare legittimazione all’indietro. E il Corriere della sera coglie questa tensione per trasformarla in accusa.

 

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