Il Diario del ’66 – Il razzo lanciato per fare le prove di sbarco sulla Luna

 

 

  Il 27 febbraio nel 1966 è una domenica, il governo di Aldo Moro ha nominato anche i 46 sottosegretari senza scontentare i partiti della maggioranza, ma tutto il mondo è con il naso all’insù per la partenza da Capo Kennedy di Saturno 1B, il più grosso e potente razzo mai partito dalla Terra verso lo spazio. È alto quanto un palazzo di 22 piani e pesante 650 tonnellate. Quella domenica viene presentato come il papà di Saturno 5 – “che entro il 1970 dovrebbe consentire lo sbarco dei primi astronauti sulla superficie lunare”. Il Saturno 1B si è fatto solo un giretto di 39 minuti, il tempo trascorso dal lancio fino a quello della caduta della capsula in un punto dell’Oceano Atlantico, nei pressi dell’isola Ascensione. 

Giuseppe Josca sul Corriere della sera scrive: “Il razzo è composto di centomila parti diverse e le sole istruzioni per la messa a punto nella fase del conto alla rovescia erano contenute in un volume di trecento pagine, mentre altre duecento pagine racchiudevano le direttive per le operazioni di partenza vere  e proprie. Per la prima volta, inoltre, sono state utilizzate macchine elettroniche in grado di effettuare automaticamente tutti i controlli precedenti il lancio; ciò consentirà in futuro di preparare i razzi in un paio di settimane, mentre adesso occorrono mesi. Sono stati proprio i calcolatori elettronici a segnalare stamane un difetto nel sistema di pressurizzazione dei serbatoi del carburante quando mancavano solo quattro secondi all’accensione degli otto motori del primo stadio. Sembrava che il lancio dovesse essere rimandato, ma dopo circa tre ore l’inconveniente è stato eliminato e si è potuto riprendere il conto alla rovescia. Il razzo è partito in una allucinante visione di fiammate arancione e di vapori”. Un anticipo – stavolta – non di 1968, ma di 1969. 

È una domenica chiave per il campionato di calcio. Napoli e Milan, appaiate a -2 dall’Inter capolista, sono avversarie nello scontro diretto a Fuorigrotta. Il Napoli è neopromosso e rispetto alle milanesi, sottolineano già i giornali dell’epoca, non ha le coppe. Pure il Napoli può sbarcare sulla Luna. Quella mattina, sul Corriere della sera, c’è un lungo intervento di Gino Palumbo che spiega il cosiddetto miracolo-Napoli e le circostanza favorevoli che lo hanno determinato. 

“Poiché nessuno gli dava credito, ha trovato facile strada nella campagna acquisti. Il Milan aveva da vendere Altafini, ma tra i vari acquirenti ha preferito il Napoli: cosi – hanno pensato i dirigenti rossoneri – lo mandiamo lontano dai suoi tifosi e non rafforziamo una squadra già forte. Se si fosse classificato nei primi quattro o cinque posti del campionato precedente, il Napoli non avrebbe avuto Altafini: ma a chi può far paura una squadra che viene dalla serie B ed è sempre tormentata da penose crisi? Eguale ragionamento ha fatto la Juventus per Sivori: no al Milan, no all’Inter – sia per non rafforzarle, sia per impedir loro di conquistare i tifosi che Sivori conta in ogni parte d’Italia -, vada dunque al Napoli, dove non potrà dar fastidio né psicologico né tecnico. Sembra un paradosso: eppure è stato il discredito da cui era circondata a permettere alla societa partenopea di realizzare una delle più popolari accoppiate del calcio italiano, in virtù della quale una squadra di serie B, e non certo la migliore, è diventata una delle protagoniste del campionato maggiore, pericolosa antagonista delle tradizionalı dominatrici del torneo. Più o meno allo stesso modo hanno ragionato i compilatori del calendario. Il Napoli – ecco il loro pensiero – è una squadra divertente ma non durerà. Prima che il clamore della novità si attenui, mandiamo dunque il Napoli sul campo delle grandi: costituirà una garanzia di spettatori e d’incasso (il campionato ne aveva bisogno dopo la flessione subita nella stagione precedente). Poi nel girone di ritorno, quando la squadra partenopea avrà esaurito la sua funzione, saranno le grandi a visitarla in casa: sono squadre che a Napoli non vedono da tempo, sicché l’affluenza e l’incasso saranno assicurati, indipendentemente dalla posizione di classifica degli azzurri”. 

Solo che. Solo che, conclude Gino Palumbo, “il Napoli è stato usato come elemento di rilancio del campionato di calcio, mai pensando che potesse sostenere un ruolo così elevato e mai sfiorati dal dubbio che una tale articolazione del calendario potesse d’improvviso trasformarsi in un vantaggio concreto per la squadra partenopea”. L’Inter, quella domenica, è a San Siro contro il Foggia. 

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