Il primo Slam di Taylor Townsend, la più brava di tutti nell’aspettare

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C’è una cosa che Taylor Townsend sa far bene, almeno quanto giocare a tennis. Aspettare. Nel 2022 è diventata mamma. Si era dovuta allontanare dal circuito. In singolare era scesa al numero 190. È andata a ricostruirsi una classifica fra tornei minori e laterali. Ma in doppio, in coppia con Caty McNally, è arrivata subito in finale agli US Open. Di più. È arrivata a quattro punti dalla vittoria contro la coppia composta da Barbora Krejcikova [esatto, lei, l’avversaria di Jasmine Paolini] e Katerina Siniakova. Quando le hanno consegnato il trofeo durante la cerimonia – eccola, l’arte dell’attesa – ha preso il microfono e ha detto: «Mi sono guadagnata tutto da sola».

La stava intervistando a bordo campo Patrick Mcenroe, ex direttore generale del dipartimento Player Development della federazione americana. Dieci anni prima era stato lui a dire l’ultima parola su una wild card da assegnare a una giovane Townsend per gli US Open. E la sua parola era stata un no. 

Quando in conferenza stampa le domandarono cosa intendesse dire con quella frase così sibillina al microfono, Taylor rispose: «Intendevo dire quel che ho detto e ho detto quel che pensavo. Non mi è stato regalato niente. Ho dovuto muovere il culo per arrivare qui e giocare a questo livello. Punto. Ora ho la certezza di poter sfidare chiunque, di poterlo fare presto, entro un anno, ho molta più sicurezza in me. È fantastico avere un figlio ed essere in grado di sfidare me stessa, fare la mamma e giocare in uno Slam». 

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Il corpo

Taylor Townsend ha dovuto difendersi da molti insulti. «Non mi offendono a chiamarmi grassa. L’ho sempre saputo. Non feriscono i miei sentimenti, ne sono molto consapevole. Non mi hanno solo emarginata per non essermi adattata al canone della tennista – ha detto a Players’ Tribune – ma mi hanno punito. Mi hanno portato via qualcosa che mi ero guadagnata. Ero grassa, era nera, e pensavano di poterselo permettere. Ci hanno provato». 

La federazione americana è stata a lungo criticata per la gestione del percorso di Taylor Townsend. «Adesso vedo accadere cose diverse da quando ero giovane io. Ho parlato con Coco Gauff diverse volte e ora so di non aver lottato senza un motivo. È lo stesso tipo di energia che ho tratto da Venus e Serena. Mi sono prefissata l’obiettivo di tornare dopo aver avuto mio figlio, con più sfaccettature, più consapevolezza, non solo nel modo in cui gioco. Mi sento una giocatrice diversa, molto più sicura di prima». 

Questa storia veniva raccontata tempo fa da Tennis Magazine ed è due volte più vera oggi che Taylor Townsend ha conquistato a Wimbledon il primo titolo Slam della sua carriera, a quasi due anni di distanza da quell’US Open. In mezzo ci ha fatto stare 7 finali di doppio in un torneo del circuito WTA, di cui tre vinte e con tre compagne diverse: le brasiliane Beatriz Haddad Maia e Luisa Stefani, l’altra con l’americana Asia Muhammad.

Allo Slam è arrivata ancora con una quarta compagna diversa. Katerina Siniakova. Esatto, quella Katerina, quella Siniakova. La compagna di Krejcikova da cui aveva perso a New York nel 2022. C’è una cosa che Taylor Townsend sa far bene, almeno quanto giocare a tennis. Aspettare. 

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