
#15 GIUGNO 74
Dopo tanto grigiore c’è voglia di azzurro, dice Tuttosport. Il grigiore è quello del giorno precedente, lo 0-0 della partita di apertura tra i campioni in carica del Brasile e quello che la Gazzetta ha chiamato il ragno jugoslavo.
L’Italia si accosta al debutto contro lo sconosciuto Haiti con una specie di presagio, un brutto presentimento, a otto anni di distanza dall’eliminazione a Middlesbrough contro la Corea del Nord. Giorgio Mottana sulla Gazzetta scrive: “L’avversario inaugurale dell’Italia è di scarsissima risonanza internazionale. È Haiti, la squadra di un piccolo stato del Mar dei Caraibi che lega la sua scoperta a Cristoforo Colombo. E sottolineare che Haiti non ha caratura di rilievo è appunto, una specie di uovo di Colombo. Ma è anche, questo Haiti, l’avversario che ci voleva per consentire all’Italia il rodaggio definitivo in vista dei due altri ben più difficili impegni contro Argentina e Polonia. Valcareggi si guarda bene dal sottovalutare la squadra francofona (l’unica francofona di questi mondiali) di Antoine Tassy: al calcio si gioca in undici contro undici e le sorprese sono sempre possibili. Ma è solo scaramanzia. La Corea del Nord, l’incubo che Haiti gratuitamente richiama, era una squadra atleticamente dotata e quell’Italia era mezza cotta. Haiti ha solo dalla sua una migliore levatura tecnica, non il nerbo, non l’organizzazione tattica, benché faccia ricorso al libero. Gli haitiani toccano bene la palla, alcuni sono professionisti nelle squadre statunitensi, la maggioranza sono, non foss’altro che come mentalità, dei dilettanti, o dei semi-professionisti poco pagati. Il mondiale, per loro, è un viaggio-premio oltre oceano. A che altro potrebbero ambire? È vero, Haiti non ha niente da perdere, nemmeno la faccia. L’Italia, schierando la formazione titolare, affronta il primo vero collaudo a livello di mondiali, e deve ringraziare la sorte di poterlo fare senza timori (o falsi timori, che è poi peggio). Se allenamento sarà, e usiamo questo termine con banale cautela, esso sara intenso perché dovrà portare a molti gol. Non è escluso che la qualificazione debba dipendere dalla differenza reti. L’Italia gioca per ritrovarsi, ma prima ancora gioca per i due punti: non le debbono assolutamente sfuggire. E sarebbe enorme che non ci riuscisse. Ma allora vorrebbe dire che a questo mondiale è bene non pensarci più e prenotare anzitempo il biglietto di ritorno”.
Nello speciale sui Mondiali del Guerin Sportivo, tra le schedine sui giocatori di Haiti spiccano alcune biografie. Francillon, il portiere: “Acrobatico, fisicamente molto prestante, ha il suo limite nella presa e nelle uscite alte, forse perché non ha mai avuto bisogno di… uscire spesso dal momento che ha sempre contato su difensori molto abili nel gioco aereo. Si occupa di assicurazioni e ha ventinove anni“.
Vorbe, centrocampista: “Il Riverino di Haiti. Indossa il 7 ma in pratica fa il regista. E’ l’elemento più dotato di classe dell’intero complesso. Studia ingegneria a New York ed è l’unico bianco della squadra“.
Sanon, attaccante: “Gioca con il numero 10 ed è il centravanti. Fisico da lottatore, velocità, classe, potenza. Tassy è sicuro che diventerà un personaggio in Germania. Emmanuel Sanon fa l’impiegato ma, si dice, ancora per poco. Una società spagnola avrebbe intenzione di acquistarlo dopo i mondiali. Ha 23 anni“.
E POI COM’E’ FINITA?
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