Povera Inter. Il velo caduto sulla versione di Zhang

     Tutta la debolezza di Steven Zhang è adesso messa nero su bianco, in una lettera aperta diffusa nel pomeriggio italiano, quando in Cina era già calata la sera. La premessa contiene tutti gli elementi che deve contenere: le stelle sul petto, i 116 anni di storia, la pandemia che ha cambiato le nostre vite. Zhang sente il bisogno di rispondere a quelle che definisce “speculazioni sulla stabilità finanziaria del nostro club e ripercorre la storia della linea di credito con Oaktree, con l’obiettivo di proseguire il progetto vincente che abbiamo avviato nel 2016

E poi la disciplina finanziaria, il duro lavoro, i risultati. Solo che si sa come vanno le cose quando di mezzo ci sono dei creditori, arriva un momento in cui si fanno vivi. Nella data scritta sui contratti e sugli accordi. Oaktree i soldi li vuole indietro entro il 20 maggio, com’era previsto nel patto sottoscritto liberamente dalle parti. Zhang allora dice di aver fatto ogni tentativo per trovare una soluzione amichevole”, e deve essere anche vero, il punto è che andava trovata una soluzione legale. L’amicizia non è una categoria degli affari, figuriamoci con i fondi. 

Purtroppo – dice Zhang – i nostri sforzi finora sono stati esasperati da minacce legali e dalla mancanza di un coinvolgimento significativo da parte di Oaktree. Tutto ciò è stato molto frustrante e deludente, ma questo comportamento sta ora creando una situazione di rischio per il Club che potrebbe metterne seriamente a repentaglio la stabilità

 

Nel mondo della finanza una dichiarazione del genere racconta solo un grado di difficoltà forse irrimediabile, certamente una situazione di enorme disagio. Ma proprio enorme. Marco Iaria, firma economica della Gazzetta, su X ha scritto che “nel mondo capovolto la stabilità di un club è a rischio per colpa del creditore dispettoso, non del proprietario inadempiente”. Il mondo capovolto è questo della lettera di Zhang. Alessandro F. Giudice, firma economica del Corriere dello sport-stadio, sempre sul social scrive che tutto questo significa “game over”

 

Bertolino sul Corriere della sera stamattina ricordava gli elementi al centro della scena, il debito da 375 milioni e le 72 ore di tempo per saldarlo, una disfida finanziaria per quella che ha chiamato la saga Inter, una trama fitta di mezze voci, sospetti incrociati e accuse reciproche. Il finale rimane ancora tutto da scrivere.

Entro l’inizio della prossima settimana il gruppo Suning deve restituire i 275 milioni più 100 di interessi, del prestito accordato tre anni fa da Oaktree a Grand Tower, la cassaforte dell’Inter con sede in Lussemburgo. Oaktree ha in pegno le azioni del club. Nelle scorse settimane molti media hanno raccontato di una trattativa dell’Inter con Pimco per ottenere 430 milioni, in sostanza un rifinanziamento del debito, per prendere altri due anni, due anni e mezzo di tempo. I toni erano più o meno i soliti di quando Milano racconta sé stessa: una rumorosa celebrazione del colosso Pimco, delle sue disponibilità, delle sue possibilità, degli orizzonti attesi, le luminose sorti, magnifiche e progressive, un olé da torero direbbe Lucio Dalla, mille violini suonati dal vento nella versione di Carmen Consoli. Senza elementi di preoccupazione per un debitore che non riesce a far fronte ai patti. I famosi bacini di utenza.

La Gazzetta dello sport ha tenuto in questi mesi, in questi anni, una linea tutta votata all’insegna dell’ottimismo, aderendo con dubbi ben celati alla versione di Zhang. Ne è nato un duello giornalistico a distanza con il Corriere dello sport-stadio, decisamente più critico e problematico sulla vicenda.

Il 20 aprile Alessandro F. Giudice diceva: Ad oggi la possibilità di rimborsare Oaktree con un nuovo finanziamento resta assai complicata. Ipotesi più probabile resta l’escussione del pegno che Oaktree sta cercando di scongiurare, se possibile, più fortemente di Zhang. Ma ad oggi non ci sono compratori per l’Inter. Un mese dopo, oggi, anche secondo il Financial Times Oaktree non ha tuttora intenzione di prendere possesso del club, contrariamente alla linea tenuta da Elliott al Milan.

Ma il 21 aprile 2021 il direttore della Gazzetta Stefano Barigelli scriveva invece: Ora è chiaro anche a tronisti e improvvisati esperti di Cina che la famiglia Zhang terrà la proprietà. Ancora qualche settimana fa, nelle ore dei festeggiamenti per lo scudetto, il direttore Barigelli insisteva scrivendo che da tempo l’Inter sarebbe dovuta passare di mano secondo disinformati di professione, economisti per mancanza di prove, insomma quel caravanserraglio che fa da contorno, spesso degradato, al calcio italiano

Stamattina la Gazzetta si è quasi consegnata. Ora Zhang è alle strette si legge. Un po’ prima di ora, per la verità. Giudice su X: Alcune narrazioni della vicenda Zhang-Oaktree-Pimco (con Inter sullo sfondo) hanno del surreale.

Zhang vi ha messo la parola fine.

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