L’urgenza del calcio col covid? Gli stipendi e il mercato

 

cosa sarà 

L’urgenza? Gli stipendi e il mercato

 

        Le istituzioni    In una lunga intervista a la Repubblica il presidente dell’UEFA Ceferin ha ribadito che la priorità è finire i campionati, anche a porte chiuse e in estate. Di nuovo stamattina Mundo Deportivo rilancia l’ipotesi che con la Champions si arrivi a Ferragosto, i campionati avrebbero tempo fino a luglio per concludersi, per poi ricominciare i prossimi a ottobre. 

La FIFA sta intanto immaginando di autorizzare una lunga finestra di mercato da luglio fino a dicembre. Giovanni Branchini, vicepresidente dell’Associazione Europea degli Agenti, in una intervista a la Gazzetta dello sport trova che la cosa sarà «divertente e scoppiettante» (dice proprio così). Gli operatori di settore interpellati sono già divisi. Olé. 

 

La vertenza stipendi   La Gazzetta dello sport fa il punto sulle diverse ipotesi in campo per il taglio degli stipendi. I club caldeggiano la sospensione dei pagamenti a partire da marzo, un congelamento degli ingaggi. “I giocatori sono dipendenti dei club, pagati per le loro prestazioni: “producono” allenamenti e partite, ma la loro attività è ormai da giorni azzerata”. Scatterebbe con l’8 marzo. Poi c’è l’ipotesi dei tagli da applicare in misura proporzionale all’entità dello stipendio, fino a un massimo del 30% annuale per coloro i quali guadagnano di più. La Gazzetta ricorda che il monte complessivo della Serie A è di 1,3 miliardi e che la discussione tra Figc, Lega, club e calciatori è aperta.

Il Corriere dello Sport-Stadio si concentra sul punto di vista dei calciatori che non prendono in considerazione l’idea di sospendere i pagamenti a marzo, aprile e maggio ma accetterebbero “una parziale riduzione dei compensi”. E scrive: “Molti atleti, in Serie A, attendono ancora di ricevere la paga di gennaio e febbraio, mesi in cui la terza industria del Paese era tutt’altro che ferma”. Dal Pino e De Siervo hanno garantito a Tommasi (presidente dell’assocalciatori) che lunedì sarà inviato il piano stipendi

Per il Corriere della Sera i calciatori sono pronti al taglio: però bisogna quantificarlo e sino a quando non si saprà se la stagione finirà o meno, il conto è impossibile. Di sicuro non accetteranno un taglio drastico. Un mese, massimo 45 giorni.

 

  Il fronte Juventus   La Gazzetta dello sport, con Luca Bianchin, informa del colloquio di Chiellini con Agnelli e Paratici. Il capitano ha poi illustrato le idee ai calciatori. 

“Tre possibilità sul tavolo. La prima prevede il pagamento dello stipendio di marzo con due strade possibili: in caso di sospensione definitiva del campionato, la retribuzione verrebbe interrotta fino alla ripresa, mentre in caso di ritorno della Serie A si percepirebbe lo stipendio dei mesi di attività. La seconda possibilità consiste in una rinuncia a due mesi in caso di campionato cancellato, un mese in caso di ripresa del torneo. La terza è la più semplice: rinuncia a un mese e mezzo di ingaggio. In tutte le eventualità, gli stipendi verrebbero versati nella prossima stagione, per favorire i conti del bilancio 2019-20. E quest’ultimo per la Juve è probabilmente l’aspetto più importante.  “Naturalmente la decisione più importante sarà quella di Ronaldo”. Perché ha l’ingaggio più alto. 

 

  Come andremo allo stadio secondo il sindaco Sala   ➣  Cosa bisognerà fare in questa fase di mezzo, quella che verrà dopo il tutti a casa? «Lavoro su tre grandi capitoli che dovranno essere la base della ripartenza. Il primo: va modificato il sistema delle infrastrutture. In primis penso ai trasporti e la mobilità perché cambierà il nostro modo di muoverci. Ma penso anche alle infrastrutture digitali perché questa emergenza ci ha insegnato che la fame di banda larga è enorme. Ne sto già parlando con i grandi operatori. Il secondo: va fatto un piano per gli spazi di grande concentrazione, dallo stadio ai cinema».

  Come? «Pensiamo a San Siro. Non è solo il fatto di essere seduti uno di fianco all’altro, ma penso ai grandi assembramenti all’ingresso per i controlli. Fino a oggi sulla tutela della salute ha prevalso la sicurezza. Bisognerà cambiare. Vale per il macro come per il micro. Ad esempio i cinema. È semplicistico dire metto una poltrona sì e una poltrona no e una fila sì e una fila no. Ma come si entra? Come si esce? Oggi è difficile vedere delle opportunità da questa tragedia, ma qualche lezione dobbiamo impararla». | Intervista di Maurizio Giannattasio, Corriere della sera

 

    I dubbi sulla legittimità dell’ERTE    Dopo il Barcellona, anche Espanyol e Atlético Madrid hanno annunciato il ricorso alla misura dell’ERTE, la riduzione degli stipendi in caso di eventi imprevedibili. Mentre il Barcellona sta mandando avanti una trattativa, anche per non compromettere ulteriormente i rapporti con Messi, l’Espanyol parla di decisione unilaterale: ai calciatori sarà pagato il 30% dell’ingaggio. 

Filippo Maria Ricci su la Gazzetta dello sport scrive: “Il club del Camp Nou, così come Real Madrid e Athletic Bilbao, versa ai propri giocatori la quasi totalità dell’ingaggio in due tranche, una a gennaio e l’altra a luglio. Con l’Erte ora chiede la riduzione di un salario che al momento non ha ancora pagato. E a questo particolare si aggiunge l’incognita sul futuro: tutti sperano che la stagione possa ripartire da qui a qualche settimana. Per questo al sindacato calciatori hanno qualche dubbio sulla legittimità degli Erte nel calcio“. La prima pagina di Diario AS stamattina parla di Fútbol Club Erte. 

 

  In una Madrid che conta oltre 19mila contagi e quasi 2.500 morti, la metà che in tutto il Paese, Lorenzo Sanz jr, figlio dell’ex presidente del Real ha detto a TeleCinco di aver perso le tracce della salma di suo padre, morto il 21 marzo, scatenando una serie di allarmi e reazioni. Ha poi precisato sui social che la famiglia sa che Sanz si trova al cimitero dell’Escorial ma ignora se sia già stato cremato o meno.

 

   La tenuta del modello Barça    Stamattina su El País, Besa e Quixano scrivono che “il coronavirus minaccia il modello sportivo del Barcellona, uno dei quattro club (insieme a Osasuna, Athletic Bilbao e Real Madrid) a non essere una società per azioni. “Il modo in cui Josep Maria Bartomeu affronterà la crisi condizionerà la continuità dell’attuale progetto e per estensione il dibattito sulle elezioni previste per il 2021”. Scrive il quotidiano spagnolo che l’aspirazione del consiglio di tagliare gli ingaggi del 70% trova un punto d’appoggio in Mirotic, la stella della squadra di basket, probabilmente il miglior giocatore al mondo che non sia in NBA. Mirotic ha scritto sui social: «In nessun momento ho parlato con il presidente e nessuno mi ha fatto pressioni per accettare, si tratta di una mia decisione per supportare il club in questo momento». “Una decisione – scrive El País – che è stata strumentalizzata dal consiglio di amministrazione”. In sostanza si chiedono: se Mirotic accetta senza discutere perché Messi no?  Il Barcellona investe 64,4 milioni nelle sezioni extra calcio, così ripartiti: basket 41.3, pallamano 9.6, hockey 3.3, calcio a cinque 6.4, altri 3.8. Il calcio femminile si autofinanzia con un contributo di 3.5 milioni da parte dello sponsor Stanley. “La maggior parte delle sezioni sono in disavanzo, in particolare il basket”. 

 

  E se la stagione fosse annullata?   The Athletic dedica un articolo all’idea che la stagione della Premier possa essere annullata. La fonte è anonima, indicata come una figura esperta e da tempo nel calcio inglese. Definisce moralmente sbagliato quel che sta accadendo nel calcio. «Sembriamo bambini petulanti e ridicoli. Il nostro comportamento è sbagliato. Vorrei pensare che lo credano anche i miei colleghi, il mondo è cambiato. Quel che sta accadendo è spaventoso e dobbiamo trattarlo seriamente. Non c’è spazio per lo sport adesso. Mi rendo conto della situazione del Liverpool ma in questo momento, visto quel che sta accadendo, non ha molta importanza». Per annullare la stagione serve però il voto favorevole di 14 club su 20. Fino alle scorse settimane le stesse fonti anonime informavano che nessuno pensava di poter privare il Liverpool del titolo, considerato l’enorme vantaggio che ha in classifica. Scrive Guido De Carolis su Corriere della sera: “Greg Clarke, presidente della Football Association, non crede che la stagione sarà terminata e molti club preferirebbero chiuderla qui. Non i broadcaster che hanno pagato 10,4 miliardi di euro per i diritti-tv del triennio 2019-22. Loro spingono per riprendere, non appena si potrà, anche a porte chiuse, con tutte le partite al sabato alla stessa ora”.

 

  | l’intervista   Economia e preparazione: parla Ancelotti      A Liverpool sono le tredici, Ancelotti è appena rientrato da una passeggiata. «Breve. È ancora permessa, una al giorno, da soli o con il cane, oppure un giro in bicicletta. Per il momento non c’è bisogno dell’autocertificazione, ma immagino che presto sarà introdotta anche qui come in Italia. In giro si comincia a vedere un po’ di polizia. Le attenzioni maggiori sono per Londra, Liverpool ha grandi spazi, Londra è più compressa. Il Governo sta lavorando con scrupolo, ora, gli inglesi hanno fiducia nell’Nhs, il sistema sanitario nazionale, l’Everton sta facendo tanto in termini di assistenza agli anziani, ai malati, alle persone sole. Noi tutti stiamo vivendo una vita alla quale non eravamo abituati e che ci cambierà profondamente».

 ➣ Ne sei proprio convinto? «Ne sono certo. Dovremo darci tutti una bella ridimensionata, a cominciare dal calcio.Quando si ricomincia, quando si finisce, le date, le promesse, le speranze… credimi, non m’importa, in questo momento è l’ultimo dei miei pensieri. La Premier ha imposto ai club di dare tre settimane di vacanza a tutti, giocatori, tecnici, staff. L’idea iniziale era quella di ripartire a maggio, ma è fuori discussione che ci si riesca. Sento parlare di taglio degli stipendi, di sospensione dei pagamenti. Mi sembrano soluzioni inattuali, intempestive… Presto cambierà l’economia, e a tutti i livelli, i diritti televisivi varranno di meno, i calciatori e gli allenatori guadagneranno di meno, i biglietti costeranno di meno perché la gente avrà meno soldi. Prepariamoci a una contrazione generale».

 

«Ciò che conta adesso è contrastare efficacemente il virus, lo ripeto. Poi, certo, se sarà possibile proseguire la stagione, bene, altrimenti amen. Mi fa ridere chi insiste a fare discorsi sui tempi per la preparazione, c’è addirittura chi parla di tre settimane di allenamento. Son cazzate. È una barzelletta, quello della preparazione è un falso mito. Ricordo che nel 2006, per via di Calciopoli, il Milan uscì inizialmente dai primi quattro posti e quindi dall’Europa, d’un tratto per non far retrocedere la Lazio ci venne tolta una parte della penalizzazione e fummo costretti a fare i preliminari di Champions. Dovetti telefonare ai ragazzi che erano in vacanza perché quattro giorni dopo avremmo dovuto affrontare la Stella Rossa. Cafu rientrò dal Brasile ventiquattr’ore prima e giocò novanta minuti. Se vuoi ti ricordo come andò a finire a maggio. Ma credo che tu lo sappia già». | Intervista di Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-Stadio

 

  Il mercato    «Non riesco a immaginare che nei prossimi anni ci saranno acquisti per 100 milioni di euro». Parola di Uli Hoeness, ex presidente del Bayern Monaco. Il calciomercato rischia di cambiare radicalmente volto, considerando l’impatto importante dell’emergenza coronavirus anche se si dovesse tornare a giocare. Uno dei tanti elementi del mondo del calcio che dovrà necessariamente venire ridimensionato. Dal 2011 al 2019 la spesa dei club a livello internazionale è più che triplicata, passando da 1,6 a 5 miliardi di dollari (+201 per cento), complice una crescita costante dei ricavi per le società. Tuttavia, in molti si attendono segnali diversi per il mercato dell’estate 2020, alla luce delle più che probabili conseguenze sulle casse dei club di tutta Europa. | Matteo Spaziante, il Foglio sportivo

 

  La Francia   L’Équipe dedica la prima pagina a quello che chiama il Menace Football Clubs. Canal+ rifiuta di versare la prossima rata da 110 milioni di euro, prevista il 5 aprile, per i diritti tv del campionato francese. Anche se la stagione dovesse riprendere, scrive il quotidiano sportivo francese, le emittenti potrebbero non essere in grado di pagare l’intero importo. C’è ulteriore inquietudine per le cifre dei prossimi contratti, firmati con gli spagnoli di Mediapro. “Già senza la crisi di Covid-19 – scrive L’Équipe – la scommessa di Mediapro (riunire 3,5 milioni di abbonati a 25 euro al mese) sarebbe sembrata rischiosa. Adesso le somme promesse (3,12 miliardi di euro in quattro anni per la Ligue1, senza contare i costi di produzione) saranno ancora più difficili da garantire”.

 

  Il mondo reale e il calcio     Il calcio si è sentito importante fino a quando il coronavirus non gli ha detto la verità: è solo una simulazione della realtà. Lo dirò mettendo in evidenza la sua grandezza culturale: una gloriosa simulazione della realtà. Il coronavirus gli ha tolto attenzione, preoccupazioni, eroi. Gli applausi si sono spostati dagli stadi ai balconi. Il calcio, mal abituato, si rifiuta di scendere dal palcoscenico, discutendo su come e quando ricominciare la festa. Ogni volta che trovo questa mancanza di senso delle proporzioni, ricordo una storia che lessero a Churchill su un uomo saltato giù da un molo per salvare un bambino che stava annegando. Una settimana dopo, il marinaio fu avvicinato da una donna che gli chiese: sei tu l’uomo che ha salvato mio figlio sul molo? Il marinaio rispose modestamente: “Sì, signora”. “Sei proprio l’uomo che stavo cercando. Dov’è il berretto del ragazzo?”. | Jorge Valdano, El País

 

  Il calcio europeo visto dagli States    È arrivato il momento per i club di calcio di ripagare le comunità alle quali appartengono. È il tema di un lungo articolo di Rory Smith su New York Times, nel quale mette in fila una serie di iniziative che in questi giorni di crisi tengono legate le società di calcio al tessuto sociale di riferimento. Il Manchester United e il Manchester City uniti nelle donazioni, il Brighton che ha offerto biglietti gratuiti agli operatori sanitari per quando la pandemia sarà stata sconfitta e si sarà ripreso a giocare, i tagli volontari ai propri ingaggi decisi dai giocatori del Borussia Mönchengladbach e del Leeds United per garantire i pagamenti ai dipendenti, il pagamento degli stipendi da parte del West Bromwich Albion anche al personale occasionale che lavora allo stadio nei giorni delle partite, sebbene non ci siano partite. Nell’articolo non ci sono riferimenti a iniziative di connessione con le comunità locali partite da società di calcio italiane

Scrive Smith: “Il calcio abbraccia l’idea che le squadre non siano solo aziende, ma istituzioni sociali, parte delle loro città. Non può essere solo retorica di marketing. Più di qualsiasi altro sport, il calcio si vende, in parte, sulla base della sua connessione con la comunità. I club stanno facendo tutto il possibile per sottolineare che le loro motivazioni si estendono oltre il semplice capitalismo, che sono contemporaneamente imprese sostenibili e redditizie. Cercano di commercializzare l’idea che la loro posizione sia parte di una identità”.

Nell’analizzare le posizioni delle varie Leghe per ricominciare commenta: “La mia idea rimane la stessa: annullare questa stagione o rimandarla fino a quando non sarà possibile riprenderla in modo sicuro è esattamente la stessa cosa, sia per motivi morali sia per motivi pratici. Non esiste ora una risposta più ponderata o più seria di un’altra. Nessuna scelta deve ancora essere fatta”.

 

  Il rugby non assegna lo scudetto   Qualcuno l’ha presa male, qualcun altro ha dibattuto sulla tempistica, qualcun altro ancora ha sottolineato che solo in altre due occasioni (1944 e 1945) lo scudetto non è stato assegnato. Ma è onestamente difficile sostenere che la decisione della Federazione rugby di fermare l’attività e di rimandare tutto quanto alla prossima stagione sia inopportuna. Al netto dei soldi che qualche club perderà (o risparmierà) o di uno scudetto in più (il Rovigo, al momento dello stop, era primo in classifica). Il calcio, e non solo il calcio, si accapiglia da un mese sul che fare. Ha interessi economici molto più importanti da difendere. Il rugby ha preferito percorrere un’altra strada.* 

In un consiglio federale in videoconferenza ha votato a maggioranza (un astenuto e un contrario) lo stop definitivo. E il fatto che a rugby si giochi soprattutto nelle regioni del Nord, le più colpite dal virus, ha sicuramente influito. Di una cosa però Gavazzi è sicuro, questi mesi cupi non saranno la fine del rugby. «Non lo credo, quando questo incubo sarà finito torneremo con ancora più voglia e ancora più entusiasmo. Ci daremo tutti da fare provando magari a litigare di meno. È la natura dell’uomo. Ripartirà il mondo e ripartirà il rugby. Ma ora il problema non è vincere una partita in più, il problema è battere il virus e ricominciare a vivere. E a giocare». | Domenico Calcagno, Corriere della sera

 

* [dal 2011 Treviso e dal 2013 anche Parma hanno lasciato il campionato italiano per giocare la Lega trans-nazionale Pro14]

 

  La decisione non è piaciuta a Giovanni Malagò, presidente del Coni, se non altro per i modi e per i tempi. Ha detto: «Ricordo che spetta alle federazioni l’organizzazione dei campionati. È una scelta, opinabile o meno: non hanno voluto aspettare neanche una data condivisa, ma non si può accomunare tutti. Non sono contrario a quanto fatto, magari non condivido il timing, magari sarebbe stato meglio aspettare il 3 aprile. Però credo si arriverà a quello che ha fatto il rugby anche in altri sport».

 

    Verso lo stop   Come anticipato ieri dal Corriere della sera il campionato italiano rischia di non ricominciare. Stamattina Vincenzo di Schiavi su la Gazzetta dello sport aggiunge: “Nei giorni scorsi Petrucci ha parlato chiaro ai suoi principali interlocutori: non ci sono le condizioni per riprendere. Innanzitutto per quanto concerne la salute. Troppo alto il rischio per chi va in campo, anche a porte chiuse: giocatori, staff tecnici, arbitri, addetti al tavolo e tutti i soggetti legati alle società e coinvolti nell’ evento sportivo. Non esistono le premesse, da qui a maggio, per garantire lo svolgimento di una partita in sicurezza. E poi c’è un secondo punto: molti giocatori stranieri hanno lasciato il nostro Paese, svuotando di fatto il valore tecnico delle squadre e, come ammette lo stesso Gandini, «se si dovesse riprendere a giocare i roster non sarebbero quelli del 7 marzo». Per la Fip riprendere il cammino significherebbe proporre un campionato privo del necessario equilibrio competitivo”.

 

   I saluti di LeBron    La linea è tracciata: riduzione del 20% degli stipendi base di circa 100 dei manager più importanti a partire dal commissioner della Nba Adam Silver e del suo vice, Mark Tatum. «Questi sono tempi senza precedenti e, come altre società in tutti i settori, dobbiamo prendere provvedimenti a breve termine per far fronte al duro impatto economico sulla nostra attività e organizzazione», ha dichiarato il portavoce Mike Bass in una nota.

Intanto le stelle degli Utah Jazz Rudy Gobert e Donovan Mitchell, i primi due cestisti della Nba positivi al coronavirus, sono guariti. E LeBron James, nella prima uscita pubblica durante la pandemia, annuncia: «Non stringerò mai più la mano a nessuno». | Corriere della sera

 

    Le incertezze    Il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, ha ribadito ieri a #CasaSkySport che «le squadre hanno dato piena disponibilità a Fia e F1 sul calendario». Il Mondiale non ancora cominciato potrebbe finire anche a gennaio 2021 e non in autunno come sempre. Scrive il Corriere della sera: “In una situazione imprevedibile, la speranza è partire in estate inoltrata: è molto probabile che venga rinviato anche il Gp del Canada del 14 giugno”. Fulvio Solms du Corriere dello sport-Stadio aggiunge: “Ma ieri gli Stati Uniti sono balzati repentinamente al comando della sinistra classifica dei contagi: sono oltre quota 100.000 e gli organizzatori di Montreal hanno già deciso di chiedere un rinvio. Cominciare il 28 giugno in Francia sarebbe un successone, ma basta un nulla perché il Mondiale si avvii nella calura di luglio. C’è il rischio che salti tutto? Questo magari no perché resta la possibilità di sconfinare in gennaio, ma l’emergenza sanitaria mondiale che è organizzativa per Liberty Media, è già economica per le squadre”.

 

Diamond League   Dopo Doha e le due tappe cinesi, annullati anche gli appuntamenti di maggio del Golden Gala a Napoli (28), Stoccolma (24) e Rabat (31). Il primo appuntamento non ancora cancellato è fissato a Eugene il 7 giugno. 

 

  I tennisti più poveri   Ha già raccolto 650 firme la petizione lanciata dalla tennista georgiana Sofia Shapatava, numero 371 del ranking mondiale, che chiede ad Atp, Wta e Itf di venire in soccorso delle condizioni economiche di moltissimi giocatori e giocatrici che a causa dell’emergenza coronavirus non sono in grado di far fronte ai mesi di stop del circuito.

“Normalmente ognuno guadagnava giocando per i club, lavorando come coach o con i prize money dei tornei minori. In questa situazione di blocco totale dell’attività tennistica non c’è più nessuna di queste entrate – ha detto la Shapotova – anche chi ha delle riserve, e non sono tanti, si ritroverà quando si potrà riprendere senza soldi per poter viaggiare e affrontare le trasferte per giocare i tornei”.

L’Itf sul tema ha annunciato a breve una riunione per affrontare il problema. Si è espresso anche Sergiy Stakhovsky, 34enne ucraino attualmente numero 169 Atp, che vanta un ranking di numero 31 nel 2010 e capace di battere Federer sull’erba di Wimbledon nel 2013. “Non sappiamo quanto tempo ci vorrà ancora: due, forse tre mesi? Giocheremo in questa stagione o non giocheremo? Faccio parte di questo sistema da molto tempo, sono sicuro che si troveranno delle soluzioni e che i giocatori saranno in grado di continuare la loro carriera. Tutti avranno il supporto di cui hanno bisogno”. | Angelo Mancuso, Supertennis

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.