EUROGOL
Le partite del giovedì hanno chiuso la finestra di Coppa con una buona notizia per il calcio italiano. Le squadre della serie A sono al secondo posto per rendimento stagionale alle spalle delle tedesche. Il ranking 23-24 vede la Germania in testa con 10.071 punti, poi viene l’Italia con 9.142, davanti alla Turchia [8.750], la Spagna [8.687], il Belgio [8.600], l’Inghilterra [8.125]. Come ci diciamo qui sin dall’inizio è molto presto per immaginare che si tratti di un dato stabile, il primo vero solco sarà scavato dai bonus per il passaggio del turno dal girone all’eliminazione diretta, ma partir bene è meglio che inseguire, spiegherebbe Catalano, uno degli amici della notte di Renzo Arbore. Le prime due nazioni del ranking stagionale avranno diritto a un posto in più nella prossima Champions allargata. Significa che se finisse così, parteciperebbe anche la quinta di questa serie A. Ma siamo solo a un terzo del cammino. C’è tutto il tempo per trasformare le notifiche eccitate di stamattina [quanto siamo bravi con le nostre difese all’italiana] in un bel pianto col coro greco [quanto siamo poco competitivi con il nostro gioco al risparmio].
La Roma ha perso sul campo dello Slavia Praga, la seconda in classifica del 13esimo campionato d’Europa per qualità certificata dal ranking Uefa. Prestazione disastrosa e squadra distratta dal derby, secondo il Corriere dello Sport-Stadio. Ma Ivan Zazzaroni, il suo direttore, assolve José Mourinho. Scrive: “L’aspetto più preoccupante resta la qualità di molti giocatori, tenuti insieme con la colla delle conoscenze dall’allenatore, al quale esprimo di nuovo tutta la mia solidarietà.
Quando questa Roma non gioca con un surplus di concentrazione, con la testa giusta insomma, diventa un avversario più che accessibile: in questa fase è peraltro fin troppo evidente la stanchezza fisica e mentale di alcuni giocatori di livello medio, così come risulta insufficiente la condizione di Dybala e Sanches. La differenza tra i due è che a Paulino bastano una o due genialate per risolvere, Renato rimane un’ossessione da poco”.
Secondo Zazzaroni si sono viste mostruosità tecniche e tattiche in Llorente, N’Dicka e Bove sul gol del 2-0. Irripetibili, dice, mentre “le incertezze di Karsdorp potranno essere replicate: quando il pallone gli capita tra i piedi la temperatura sale al punto da indurlo a giocare sempre all’indietro, ovvero al contrario. Lui e il coraggio di osare non sono compatibili”.
IL DERBY | Di derby e Coppe parla anche Matteo Pinci su Repubblica riprendendo le lamentele di Mourinho e Sarri sul calendario: una partita così importante piazzata dopo le Coppe. Pinci fa notare che dopo le Coppe si son giocati pure il derby di Manchester e Real-Barcellona in Spagna.
“Il problema – scrive – è che i weekend senza coppe sono pochissimi e l’Italia è forse il campionato che ha più confronti diretti, con 8 squadre in lotta per i primi 4 posti: inevitabile qualcuno cada a ridosso della Champions. Per Sarri non è una novità: ai tempi del Chelsea quattro giorni dopo la trasferta di Malmö giocò contro lo United in FA Cup e tre giorni dopo la gara di ritorno con gli svedesi affrontò il City in finale di Coppa di Lega. Perse entrambe, ma senza litigare con nessuno. Il calcio è cambiato – conclude Pinci – e dal 2024 con il nuovo format delle coppe europee sarà anche peggio. Tanto vale iniziare ad abituarsi”.
L’Atalanta è già certa di aver passato il girone. Come, si vedrà. Andrea Elefante sulla Gazzetta ricorda che con due turni d’anticipo non le era mai successo nella storia. “Resta da vedere se lo farà dal playoff di febbraio – diritto già guadagnato con la vittoria sullo Sturm Graz, che vale come minimo il secondo posto – oppure se direttamente dagli ottavi di marzo, e per arrivare prima nel girone adesso le sarà sufficiente fare un punto il 30 novembre con lo Sporting”. C’è stata della sofferenza iniziale.
“La partita della Dea – racconta la Gazzetta – si era rivelata un agguato come in casa non le era mai successo di subire, quest’anno. Ci vuole fegato a fare a chi aggredisce di più con l’Atalanta, ma gli austriaci, almeno nell’approccio alla gara, hanno dimostrato di avere abbastanza furore per provarci. E i nerazzurri hanno sofferto nella lettura e poi nella “traduzione” di un 4-4-2 molto stretto e compatto”
Missione compiuta ma senza sussulti, scrive Repubblica Firenze della Viola in Serbia. Matteo Dovellini sottolinea che la Fiorentina non è riuscita a sfondare e a chiudere la partita già nel primo tempo come all’andata. Pierozzi è stato titolare per la prima volta in stagione a destra, Maxime Lopez in mezzo al campo, Sottil nel tridente a supporto di Nzola. “Elevatissimo il possesso palla – racconta Repubblica – ma pochissime le reali occasioni per i viola. L’episodio più brutto riguarda Ndiaye, nel corso del primo tempo: mentre si apprestava a battere una rimessa laterale, ha chiesto all’arbitro di interrompere il gioco. Un insulto razzista, infatti, è piovuto al suo indirizzo dalla tribuna. Lo speaker ha annunciato che al prossimo episodio la gara sarebbe stata sospesa e poi la polizia è intervenuta identificando il ragazzo, un tifoso serbo, per porlo poi in stato di fermo”.
L’ascesa di Zaire-Emery
AH LA FRANCE, LA FRANCE
La vittoria del Tolosa sul Liverpool merita la copertina de l’Équipe stamattina. Abbinata con il successo del Marsiglia sul campo dell’Aek Atene e il suo primo posto nel girone, fa titolare: “Europa Ligue 1”. È che col PSG all’improvviso a corto di certezze, con la violenza negli stadi diventata un’emergenza ordinaria, la Francia ha bisogno d’affetto, di volersi bene. Neppure i giocatori mandati in prestito dai parigini in estate, stanno funzionando come si deve. Lo scrive il quotidiano sportivo francese con un certo sgomento: “Xavi Simons, Juan Bernat, Ismaël Gharbi… Cosa succede? A parte qualche eccezione, gli otto giocatori presi in prestito quest’estate dal PSG stanno vivendo esperienze difficili”.
Ne vive di meravigliose invece Warren Zaire-Emery, convocato all’età di 17 anni in nazionale da Deschamps per la prossima finestra di impegni. Christophe Galtier è l’allenatore che l’ha lanciato nel PSG e stamattina ne parla con L’Équipe. Dice che deve il suo successo al fatto che tutto gli scorre addosso.
Sta andando tutto molto velocemente, per lui. Qui ci sono grafiche e cifre della sua ascesa. Se scendesse in campo a Nizza il 18 novembre contro Gibilterra, diventerebbe il francese più giovane in nazionale dal 1945, a 17 anni e 255 giorni. Lo stesso accadrebbe se il suo esordio slittasse tre giorni dopo in Grecia. Quando aveva 16 anni, Zaire-Emery era già diventato il più giovane titolare in una partita a eliminazione diretta nella storia della Champions League [16 anni e 343 giorni, dice il notaio in cuffia: febbraio 2023]. Z-E detiene anche diversi record al PSG. È stato il giocatore più giovane nella storia del club [agosto 2022], il più giovane a giocare in Coppa [ottobre 2022] e il più giovane a segnare [ancora a febbraio].
Non è tutto. Volete che non ci sia un risvolto economico? Eccolo qua. Fuori dal campo, scrive sempre L’Équipe, Warren Zaire-Emery ha un potenziale nell’area marketing che questa settimana potrebbe far crescere. Arnaud Hermant scrive: “Questa è la nuova pepita del calcio francese. Le sue prestazioni sportive, la sua personalità umile e semplice, i suoi discorsi misurati e la sua naturalezza gli consentono di avere già un’attenzione speciale da parte dei marchi. Il suo aspetto da anti-star dovrebbe attrarre gli inserzionisti. La sua identità molto parigina – è nato a Montreuil e si è formato ad Aubervilliers prima di arrivare al PSG all’età di 8 anni – può essere una risorsa agli occhi di futuri partner. In genere gli attaccanti sono i più corteggiati, ma anche i centrocampisti possono esserlo, come accaduto a Paul Pogba, prima dei suoi problemi sportivi ed extrasportivi”.