Mancavano pochi giorni a Natale, quando Beth Mead e Vivianne Miedema si presentarono sul tappeto rosso per la cerimonia del premio BBC Sports Personality of the Year con le stampelle. Avevano il crociato rotto, due delle migliori calciatrici al mondo già rassegnate con sette mesi d’anticipo a star fuori dai Mondiali che stanno per cominciare. Sfilarono così per lanciare un grido, per denunciare questa specie di flagello che colpisce le calciatrici, senza che il calcio mondiale se ne occupi davvero. Nell’estate scorsa era toccato alla spagnola Alexia Putellas dover rinunciare agli Europei, lei Pallone d’oro, la Spagna favorita per la vittoria, e invece addio ambizioni, tutto saltato.
Suzanne Wrack sul Guardian scrisse che era arrivato il momento di dire basta. Soprattutto: era il momento di indignarsi: “Quanto velocemente i club e gli organi di governo arriverebbero al cuore del problema, se gli infortunati fossero Kylian Mbappé, Lionel Messi e Kevin De Bruyne, con lo stesso guaio, a pochi mesi l’uno dall’altro? Riuscite a immaginare cosa accadrebbe se uno di loro avesse lo stesso infortunio tre volte in carriera, com’è successo a Megan Rapinoe?”.
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Sì, ma chi vince
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Il New York Times ha preparato con la sua firma calcistica di punta Rory Smith una panoramica sul gruppo di squadre che pensa di poter vincere la Coppa, un gruppo allargato, dice, “non è un’esagerazione affermare che quasi la metà delle 32 possa considerarsi una seria contendente al titolo”. In cima alla lista stanno le Usa, perché “hanno l’aura dell’esperienza – scrive Smith – l’abbagliante scossa della giovinezza e il profondo fondamento del talento. Hanno anche un vantaggio psicologico: l’America è stata la super potenza del gioco per tanto tempo, così il rispetto può manifestarsi come soggezione”.
Eppure, aggiunge, il primato di un decennio non è mai stato così fragile. “C’è il rischio che questa squadra fallisca”, troppe giocatrici sono veterane e altre sono troppo giovani, in un contesto molto cambiato, dove il divario non è lo stesso di sempre.
Le inglesi sono le campionesse d’Europa, sotto la guida di Sarina Wiegman e vincere la Coppa del Mondo, secondo il New York Times “sarebbe la naturale conclusione di una traiettoria”. Ci ha messo la mano il diavolo, che ha fatto fuori in un colpo solo la capitana Leah Williamson, la fantasia di Fran Kirby e i gol di Beth Mead.
L’Australia s’appoggia a Sam Kerr, 30 anni, attaccante del Chelsea, “un totem per il suo paese, il volto del torneo, la persona che dovrebbe offrire quello che viene definito un momento alla Cathy Freeman”. L’Olanda è la nazionale che ha perso contro le Usa la finale di quattro anni fa, “caduta in modo straziante. I progressi da allora sono stati irregolari, dopo essersi separata dalla ct Wiegman”. Il nucleo della squadra del 2019 è intatto, con Danielle van de Donk, Jackie Groenen, Jill Roord e Lieke Martens. Ma è fuori per infortunio l’attaccante Vivianne Miedema.
Le canadesi sono le campionesse olimpiche – che nel calcio è un titolo assai vicino all’oro mondiale. Christine Sinclair è il monumento della squadra, 40 anni. Janine Beckie si è rotta il crociato, “un’altra vittima dell’epidemia nel calcio femminile”. Solo che il Canada ha vinto appena una delle ultime cinque partite e il clima è teso.
Qualcuno se la sente di tener fuori il Brasile di Marta? È la sua sesta partecipazione, forse l’ultima a 37 anni, lei che viene considerata da molti come la migliore di tutti i tempi. “È difficile credere – sottolinea Smith – che Marta possa ripetere il trucco di Lionel Messi, per vincere finalmente la coppa. La rosa del Brasile non è forte come nelle precedenti edizioni. Tuttavia, in Pia Sundhage, la squadra ha un’allenatrice astuta e abile, con artiste del calibro di Debinha, Kerolin e Geyse”.
Altri cuori nella tormenta vivono in Spagna, “la più grande minaccia alla corona degli Stati Uniti, insieme all’Inghilterra” sostiene il New York Times. Alexia Putellas, il Pallone d’oro, rientra dopo aver dovuto saltare gli Europei dello scorso anno, ma la squadra è stata “inghiottita dalla guerra civile tra le giocatrici e la federazione. Sebbene sia stata stabilita una tregua, per consentire il ritorno di alcune delle 15 giocatrici che avevano chiesto l’esonero dell’allenatore Jorge Vilda, gli effetti si fanno ancora sentire”. Una dozzina di loro sono rimaste sull’Aventino e “Vilda deve trovare un modo per ricostruire uno spirito di squadra tra le ribelli e le sostitute”.
Anche la Francia ribolle. Wendie Renard e Kadidiatou Diani avevano minacciato di non giocare, se fosse rimasta la vecchia ct. Corinne Diacre aveva perso la fiducia di un numero considerevole di calciatrici. È stata esonerata a marzo, al suo posto c’è la stella Hervé Renard, l’allenatore giramondo che ha vinto due volte la Coppa d’Africa con lo Zambia e la Costa d’Avorio, ma del tutto privo di esperienza nel movimento femminile. Ha recuperato le ammutinate e ha richiamato Amandine Henry, la quale appena rientrata s’è fatta male, e niente, starà fuori.
Restano ancora Germania e Svezia. Le tedesche non hanno mai mancato la qualificazione almeno ai quarti di finale su otto tentativi. È una squadra molto equilibrata, “con l’ascesa di Lena Oberdorf, la creatività di Lina Magull, i gol di Svenja Huth e Alexandra Popp”. Le svedesi sono le reali outsider, come sempre sottovalutate alla vigilia, nonostante la presenza di Fridolina Rolfo, Stina Blackstenius e Hanna Bennison. Sono arrivare in semifinale agli Europei l’anno scorso e hanno eliminato le Usa ai Giochi di Tokyo nel 2021. “La Svezia è una minaccia. Ma nessuno pensa mai alla Svezia”, dice il New York Times.
TITOLI
Messi l’americano
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◇ New York Times: “Lionel Messi ha scelto Miami e Miami per questo lo adora” – Il sud della Florida, pazzo di calcio, ha dato il benvenuto al più grande giocatore del mondo, ora la celebrità più nota della regione, con murales, marketing e milanesas. ➔ Patricia Mazzei ha scritto: “Il suo arrivo ha causato una pubblicazione di sette pagine sul Miami Herald di domenica. In una città un tempo nota per i suoi paparazzi part-time – l’attore Matt Damon, un ex residente di Miami Beach sposato con un’argentina, ha detto nel 2009 che i fotografi lo infastidivano solo nei fine settimana – il signor Messi è stato perseguitato dalle telecamere. Appare come una capra rosa – riferimento ai colori della squadra dell’Inter Miami e al suo status di più grande di tutti i tempi – in un banner pubblicitario per Apple TV+, il partner di streaming MLS con cui ha firmato un accordo di compartecipazione alle entrate. Un cartellone pubblicitario dell’Hard Rock Cafe lo vede vendere un nuovo Messi Chicken Sandwich”
◇ Corriere della sera: “La dolce vita di Messi a Miami” – Ha scelto la Florida e il calcio Usa per la serenità. Va al supermercato e i ristoranti hanno incluso nel menù la «milanesa», il suo piatto preferito. «Se avessi puntato ai soldi sarei andato altrove». L’argentino esordirà sabato, un ingaggio da 150 milioni di dollari, deve rilanciare il calcio americano. ➔ Viviana Mazza ha scritto: “Cose semplici come andare al supermercato a comprare i cereali in infradito insieme a moglie e figli erano impensabili per Messi in Europa e in Argentina”.
◇ Repubblica: “ Ronaldo contro Messi, l’ultimo litigio fra giganti è per la luce del tramonto” ➔ Maurizio Crosetti scrive: “Un battito d’ali di farfalla in Arabia può provocare un terremoto a Miami, nel mondo piccolo eppure smisurato dei due grandi duellanti. I più forti calciatori del terzo millennio, Cristiano Ronaldo e Leo Messi, continuano a provocarsi a distanze oceaniche, ora che stanno per mettersi a guardare le ruspe con le mani dietro la schiena. orgoglio, veleno e passione resistono, prima che su tutto scenda la terribile ala del rimpianto. Purché i due giganti sappiano evitare il patetico, purché qualcuno un giorno li fermi per tempo, dal momento che invece il tempo non si ferma mai”.