Le grandi manovre intorno a Lookman

Il Corriere della sera fa l’elenco di quelli che chiama prigionieri del mercato, quei giocatori che non vogliono più restare nei club che gli pagano lo stipendio. Vorrebbero essere Simona Quadarella, grazie, arrivederci, adesso provo un’altra cosa. Monica Colombo mette in fila le vie d’uscite “fra certificati medici, matrimoni di consanguinei a cui partecipare, attese snervanti”, tutte scuse fantasiose assai, all’altezza di quelle che ogni tanto trovano gli sportivi trovati positivi all’antidoping. Il loro santo protettore si chiama Bosman, ma già aspettano di diventare devoti a Diarra.
È una delle due facce del mercato bloccato, l’altra viene raccontata da Repubblica: “I capricci degli esuberi che non vanno più via”.
Sotto i fari c’è Ademola Lookman. Voleva andarsene all’improvviso un anno fa, adesso fa affidamento su quel vecchio mal di pancia per convincere Percassi a lasciarlo libero. Ma i soldini che Marotta è disposto a spendere mettendo per iscritto la cifra in una pec [42 milioni] “non è proprio l’offerta che ha fatto girare la testa a Percassi jr” scrive il Corriere della sera. Titolo: “Lookman non si muove”. Noam Chomsky, appassionato di enunciati ambigui, potrebbe condurre un seminario sulla spesa di 42 milioni per un calciatore che non si muove, ma non è quel caso là, Lookman in campo si muove eccome. A Repubblica sono più possibilisti. Giulio Cardone ha scritto che “il tira e molla è alle ultime battute. L’Inter deve arrivare a quota 50 e in qualche modo ci arriverà: tutto fa credere che la negoziazione non andrà oltre questa settimana”.
È interessante la parte successiva, quella in cui Repubblica scrive che “sarà poi interessante capire cosa combinerà l’Atalanta, che perde una coppia d’attaccanti da 48 gol ma mette da parte più di 150 milioni (inclusi quelli incassati per Ruggeri, Piccoli, Adopo e Musso) da rovesciare sul mercato, anche se un’ottantina è già stata reinvestita per i riscatti (Kossounou, Samardzic, Brescianini) e soprattutto per gli acquisti di Ahanor e Sulemana. A Bergamo vedranno i fuochi d’artificio”. La Gazzetta fa il nome di Rowe del Marsiglia.
E LE ALTRE?
A proposito di prigionieri. La Gazzetta scrive che la Juventus lo è degli errori del passato. Stefano Agresti dice: “Adesso è scivolato tutto nelle mani di Comolli, dirigente giramondo, successore di Giuntoli. Tocca a lui risolvere queste grane, eredità di un recente passato infelice. Il compito non è facile”. Sono già lontani, lontanissimi, i tempi in cui Giuntoli era “l’altro Cristiano”, addirittura, era il Mida che trasformava ogni Nico Gonzalez in uno Kvaratskhelia. Sempre sulla Gazzetta c’è Claudio Gentile che alla sua vecchia Juve dà consigli di mercato: «Prendete Tonali o Donnarumma», dice imitando quel tifoso napoletano che in piena austerity una volta consigliò a Boskov di comprare un centravanti forte, lui lo aveva visto giocare con la Fiorentina, ne valeva la pena, «mister, comprate a Batistuta» – e Vuja gli rispose: «Ecco, bravo».
La Juve comunque accelera su Kolo Muani perché Tudor lo vuole già in Germania, dice La Stampa aggiungendo che Simeone si avvicina al Toro e che Sanabria gli libera il numero 9.
La Gazzetta dello sport mette in prima pagina le promesse di Pulisic [“Milan ci divertiremo”] insieme alla trattativa per Lookman, così a Milano non si offende nessun tifoso. Quadarella e Ceccon li guardano con le loro medaglie ai Mondiali dalla mansardina del giornale di pochi centimetri quadri.
Paolo Condò sul Corriere della sera si occupa di Federico Chiesa, eroe degli Europei 2021 [“a fine torneo la convinzione generale era che l’Italia avesse trovato un grande attaccante”] e poi rincantucciato su sé stesso. “Quattro anni dopo – scrive Condò – il suo è un nome buono per le ultime righe dei pastoni di mercato, un’ipotesi buttata lì — ci sarebbe anche Chiesa… — nell’eventualità che le trattative in corso per altri attaccanti esterni non vadano a buon fine. Se l’esperienza al top della Premier League è stata impietosa, ciò non vuol dire che Federico sia un giocatore scarso. Il problema, se vogliamo definirlo così, è che ora guadagna come se fosse un fuoriclasse. E fuori da Liverpool, dove è forte di un contratto lungo altri tre anni, nessuna squadra di calcio vero potrebbe pagarlo così”.