martedì 19 novembre 2024
#5 giorni al GP di Las Vegas
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TENNIS
L’ultima partita di Nadal. Forse
Spagna, dai una carezza a Rafa anche da noi italiani. Ricordagli che quando lui si presentò sulla scena senza maniche alle magliette e senza stoffa dal ginocchio in giù, non avevamo neppure un giocatore fra i primi-100. Davide Sanguinetti stava guardando le luci del tramonto dal numero #112 dopo una carriera da 40-50 e un quarto di finale a Wimbledon. Stefano Pescosolido e Vincenzo Santopadre erano sopra i trent’anni, il più giovane e il più promettente dei nostri ne aveva già 24, si chiamava Massimo Dell’Acqua e bisognava scendere con lo sguardo fino al #181 della classifica per incontrare il suo nome.
Spagna, dai una carezza a Rafa anche da noi federeriani, perché dentro la nostra chiesa è stato inizialmente un Diavolo che non moriva mai prima di piegarsi, poi l’Angelo sterminatore di Roger e non solo sulla terra, infine è stato l’altra faccia di lui, un riverbero che in sua assenza ci ricordava d’averlo vissuto. Chi si è fatto attraversare da Federer, nel dopo-Federer ha tifato per Nadal, il ragazzo che gli teneva la mano nel momento dell’addio.
Spagna, dai una carezza a Rafa su quella faccia che ha saputo trattenere e nascondere per vent’anni ogni espressione d’ira. Abbiamo imparato a riconoscere la sua irritazione dopo una sconfitta al massimo da una narice allargata o da una fronte aggrottata, quando andava a rete dopo la partita per stringere la mano all’avversario, e pareva che gli dicesse bravo, bravo, ma sbrighiamoci, adesso andiamo che non lo sopporto.
In Coppa Davis è successo una volta sola, nel giorno del suo debutto, match di primo turno contro la Repubblica Ceca, gennaio 2004. Rafa perse all’esordio con Jiří Novák e poi mai più. Ripetiamo insieme e diciamo: mai più. Per vent’anni. Per vent’anni in Coppa Davis, Rafa Nadal in singolare è stato invincibile. Ecco perché questa Coppa Davis adesso andrebbe chiamata Coppa Nadal, dice Marca. È il teatro scelto per l’ultima rappresentazione perché tutto torna, perché nella circolarità degli eventi abbiamo individuato la perfezione. Si chiude un cerchio, ha detto Rafa – che all’esordio con la Nazionale della Spagna aveva per compagni Carlos Moyá, il suo allenatore, e Juan Carlos Ferrero, l’allenatore di Alcaraz.
La Spagna gli renderà omaggio stasera o venerdì, dipende dal risultato, in ogni caso mai domenica dopo un’ipotetica finale. Nadal non vuole togliere luce a chi alzerà l’insalatiera. Il rito è fissato al Palazzetto dello Sport Jose María Martín Carpena, alla presenza di familiari, amici, rappresentanti del tennis e dello sport spagnolo. Se la Spagna perdesse stasera contro l’Olanda, prendete i fazzoletti. Oppure se ne parla in ogni caso dopo la semifinale.
“Non ci saranno eccessi – dice Marca – Rafa vuole solo dire qualche parola agli spettatori. L’organizzazione ha preparato un video con i momenti più belli della carriera. Tennis TV ha scelto un colpo per ogni anno, uno solo, il più bello per ogni stagione: lo trovate sull’Oblò di ieri
È tutto un The Last Dance di qua, un The Last Dance di là, anzi come scrivono in Spagna è el último baile, non sono meno protezionisti dei francesi in fatto di lingua. Diego Fonseca Rodriguez su El Pais racconta che la partita di Coppa Davis contro l’Olanda è quasi “una monografia sulla sua figura”. È diventata “un evento globale che ha riempito una città turistica come Malaga fuori dall’alta stagione, nell’ultima parte dell’autunno. Gli alberghi, con prezzi che superano i 100 euro a notte, registrano un tasso di occupazione superiore al 93%, la città è piena di manifesti con il volto del tennista di Manacor, c’è una tela gigante con la sua immagine e la frase “Grazie Rafa” appesa davanti al Palazzetto dello Sport José María Martín Carpena”.
I biglietti per vedere la sfida contro gli olandesi, per l’ipotetica semifinale della Spagna (contro Germania o Canada) e per la finale di domenica sono esauriti dal 2 ottobre. Le cifre toccate sul mercato secondario hanno costretto l’organizzazione del torneo a rilasciare un comunicato in cui si ricorda che la rivendita è illegale in Spagna e che nessuno si ritiene responsabile della validità dei biglietti che non siano stati stati acquistati sul sito o nei negozi ufficiali. La Junta de Andalucía prevede che il ritorno economico, sommato a quello della Coppa Billie Jean King, sarà dieci volte superiore ai dieci milioni di euro investiti dall’Amministrazione Autonoma.
Jannik, fatti raccontare di quanto è forte Tarzan
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Alla prima palla-break che non sarà più in grado di annullare, tutto questo successo gli sarà rimproverato, tutta questa esposizione, tutti questi sponsor, tutto questo danaro che adesso contabilizziamo, ammiriamo e celebriamo. Saranno la prova che si è distratto, Jannik, non è più lo stesso ragazzo semplice di prima. Siamo fatti così, della stessa sostanza dei rancori. Ma adesso che le palle-break nemmeno le concede, adesso che vince i Masters senza lasciare un break alla maniera di un Lendl annata 1986, Jannik è il perfetto osso da spolpare.
Se il Giovane Jannik conoscesse Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, se qualcuno gli avesse mai parlato della grande stagione del varietà RAI e fra le tante perle di Noi No, conoscerebbe certamente la sigla, e gli verrebbe facile sostituire nel testo il suo nome a quello di Tarzan per intuire qual è il destino che tocca in Italia ai super eroi. All’inizio quant’è forte Jannik, quanto strilla Jannik, in acqua è un pesce Jannik, nel salto vola Jannik. È più di Zorro, Jannik. È più di Furia, Jannik. È un super uomo, Jannik. Ma dopo la prima strofa viene la seconda, dove non fa mai niente Jannik, che bella casa Jannik, che bella moglie Jannik, non paga affitto Jannik, non paga tasse Jannik, non spende un soldo Jannik. E alla terza strofa, alla quarta strofa: non sa parlare Jannik, non sa contare Jannik, non legge niente Jannik, nemmeno scrive Jannik, non sa la storia Jannik, è un ignorante Jannik, sa solo urlare Jannik.
Ma ora che è più di Zorro, più di Furia, ora che in acqua è un pesce e nel salto volta, tutti lo cercano, dice il Corriere della sera. Anzi: è entrato nel costume. È il testimonial perfetto, scrive Gaia Piccardi, mettendo in fila tutte le pagine di pubblicità in cui appare tra le grandi notizie che arrivano dal mondo – e diciamo che non ne mancano. Jannik sbuca una volta con un pacco di pasta, un’altra volta con un oggetto di lusso. “Per accontentare i marchi che hanno creduto in lui quando la vetta del ranking era il pensiero creativo di un ragazzino di ambizione pari al talento, Sinner era arrivato a Torino per le Finals con una settimana di anticipo. Si è fatto intervistare al grattacielo San Paolo, ha bevuto l’espresso alla Nuvola Lavazza. Tutti lo vogliono, solo chi ha il portafoglio capiente lo prende.”.
Anche Stefano Semeraro su La Stampa attacca dicendo che “tutti lo vogliono, tutti lo applaudono, tutti lo amano. Jannik Sinner è un fenomeno di costume”. È un uomo da 100 milioni, si legge sul giornate torinese, mentre Franco Arturi sulla Gazzetta sottolinea quanto è bravo, il bravo ragazzo Jannik, “quello che parla al mondo di mamma, papà e zia, soccorre uno spettatore in tribuna, chiacchiera con una bambina sotto l’ombrello, ringrazia il grande arbitro Carlos Bernardes che chiude una bella carriera nel momento del suo trionfo a Torino. Sembrerebbe il ragazzo che chiede scusa se ti urta per sbaglio per strada, che pronuncia con frequenza la parola grazie, che ti tiene aperta la porta dell’ascensore”.
Arturi ne parla perché ricorda cosa si dice in giro, cosa si è scritto e cosa ci è toccato leggere in estate, scrive che “Sinner vince (quest’anno stravince) smentendo del tutto la mistica della “cattiveria agonistica” del bad boy che secondo alcuni deve sempre nascondersi nell’animo del super campione. Sembra che per diventare “personaggio” sia necessario viaggiare borderline con la trasgressione, esagerare in qualcosa , far mostra di una certa sicurezza di sé che sconfini nell’arroganza: ma si tratta di una narrativa banale e mediocre, soprattutto disancorata dalla realtà. Che cosa significhi poi essere personaggio, è dura dirlo: uno semplicemente importante e riconoscibile? O che recita una parte?”.
E ADESSO?
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Adriano Panatta sul Corriere della sera si è accorto che L’Équipe lo ha chiamato Sinnerminator, ma per fortuna non gli piace e non c’è il rischio di trovarcelo nei titoli con la frequenza di Top Ganna. Panatta traccia un’analisi complessiva del gioco e dell’evoluzione di Sinner, attribuendo al solo Carlos Alcaraz la capacità di gettare sabbia nei meccanismi del cyborg.. Alcaraz o uno che ancora non vediamo, aggiunge saggiamente. Comunque. Dice Panatta: “È in evoluzione il tennis di Jannik, e già molte particelle si sono aggiunte in questi pochi anni al nucleo centrale, che resta quello di uno splendido (e spietato) colpitore da fondo campo. Una costruzione che poggia sull’architrave di un rovescio naturale, sempre centrato, sempre veloce nelle repliche ai tentativi avversari. Un colpo insieme da manuale e da esposizione. Al quale ha aggiunto un back che esegue ormai con una certa fluidità, e gli permette di innestare utili variazioni al palleggio da fondo. Più potente il dritto, che gli offre una considerevole scorta di punti, soprattutto nell’esecuzione «inside out» per dirla con quelli che parlano bene, e anche qualche errore veniale, considerando la velocità con cui irrompe sulla palla. Nell’insieme si nota quanto Sinner abbia lavorato sulle migliorie da apportare al proprio gioco. Il servizio è diventato in breve tempo un colpo robusto e incisivo, grazie a un lancio di palla più accurato e al movimento dei piedi sempre più fluido. Buonissimo anche il kick, utile sui campi in cemento per costringere gli avversari alle risposte più scomode, quelle alte dalla parte del rovescio. Sullo smash Jannik non mostra difficoltà, mentre credo possa migliorare ancora nelle volée in appoggio, con la palla bassa, sia con il dritto sia con il rovescio, affrontandole in avanzamento, e sulla palla corta che tende qualche volta a eseguire solo con il braccio, senza accompagnarla con il movimento in avanti del corpo”.
L’Italia debutta in Davis giovedì contro l’Argentina, quarti di finale. Sabato la semifinale contro USA o Australia. E poi verrà il momento in cui farà vivo il TAS, con una sentenza sil ricorso della WADA. El Pais scrive che Jannik Sinner è una macchina che si muove tra la gloria e il sospetto, Alejandro Ciriza ha scritto che “prima o poi l’ago della bilancia cadrà da una parte o dall’altra”. Sinner è “l’ultimo tornado, l’attore principale di questo 2024. Un re tra due realtà antagoniste”.
Gaia Piccardi sul Corriere della sera spiega che “la tesi difensiva con cui ha ottenuto il proscioglimento dal caso Clostebol, 33 pagine di catenaccio opposto ai giudici di Sport Resolutions, è stata efficace anche a livello comunicativo. Benché i contratti prevedano clausole di onorabilità e integrità, nessuno sponsor di Jannik ha abbandonato il portfolio. E anche un’eventuale (temuta) squalifica del Tas verrebbe considerata accanimento senza colpa. Ma non è certo facendo la vittima che si conquista il mondo”.
SINNERISMI
Jannik potrebbe sorvolare Fiume senza aereo. È che non gli va
▥ COMMERCIALISTI “A Torino è stato in campo sei ore e cinquantuno minuti, ha portato a casa 4 milioni e 600 mila euro, siamo a 671.532 euro l’ora, non male” [Carlo Annovazzi, la Repubblica]
▥ DISEGNA I CERCHI MEGLIO DI GIOTTO «A me ha colpito lo spot Lavazza dove l’accento è messo sulla ricerca della perfezione, con Sinner che non si accontenta di fare le cose benino, e neppure bene, ma proprio come le vuole lui». [Fabio Ancarani, professore di marketing all’Università di Bologna, a La Stampa]
▥ PHILIP K. DICK “Quando mette il cappellino in testa, Jannik Sinner si isola dal mondo” [G.B. Olivero, la Gazzetta dello sport]
▥ ISAAC ASIMOV “Tecnicamente è un fenomeno, mentalmente un alieno. Teniamocelo stretto” [Andrea Scanzi, Fatto quotidiano].
▥ TUTTI, TENIAMOCI STRETTI TUTTI “Mina è una rara eccellenza italiana, come Sinner o il parmigiano, e dobbiamo tenercela stretta” [Stefano Mannucci, Fatto quotidiano].
▥ UN’ALTRA SINDONE “L’effetto Sinner ha fatto bene a Torino e i successi alle Atp Finals hanno stimolato la passione per lo sport in tutta la città. Per queste ragioni il sindaco Stefano Lorusso chiederà «al Consiglio Comunale di conferirgli la cittadinanza onoraria” [La Gazzetta]
▥ PERO’ METTIAMOCI D’ACCORDO Alberto Cirio: «Sinner è un ragazzo speciale». Massimo Gramellini: «Sinner è un ragazzo normale». Francesca Schiavone: «Sinner è un ragazzo speciale». Angelo Binaghi: «Sinner è un ragazzo normale». Simone Vagnozzi: «Sinner è un ragazzo speciale». Marco Lavazza: «Sinner è un ragazzo normale». Darren Cahill: «Sinner è un ragazzo speciale». [15-0]
AMERICHE
Cosa successe a Napoli con il signore che ha reso invincibile Cleveland
L’uomo che dalla panchina sta guidando i Cleveland Cavaliers in quest’avvio di stagione storico, 15 vittorie nelle prime 15 partite, si chiama Ken Atkinson e ha un’esperienza alle spalle da giocatore in Italia. Ventisette anni fa finì nel radar del basket napoletano, serie A2, un passaggio ricostruito con un mare di dettagli e testimonianze divertenti da Mario Canfora su G+. A partire dal malinteso di partenza, quando al suo arrivo all’aeroporto di Capodichino, proveniente da New York e accompagnato dalla moglie, i dirigenti di accorsero di trovarsi di fronte un giocatore diverso da quello che credevano di aver ingaggiato, un bianco tanto per cominciare, e no, non era previsto. Marcello Perazzetti, il coach, lo aveva presentato ai cronisti come un play-guardia nero di 1,80, 30 anni, molto ordinato in campo, dal passaporto inglese. Invece il passaporto era spagnolo, lo avevano preso per 40mila dollari, e quei dollari Atkinson li vedeva e non li vedeva. Piu spesso non li vedeva. Gli altri due stranieri Yamen Sanders e Dave Johnson si misero in sciopero. Quando il general manager Enzo Caserta riuscì a recuperare con una valigetta piena di dollari, racconta ancora Canfora su G+, a Ken ne toccarono duemila, “anche se lui non aveva mai creato problemi, dissociandosi dallo sciopero dei due americani”.
Qualche anno fa in una intervista alla Gazzetta, lo stesso Ken ricordava: «Dave Johnson e l’altro compagno americano scapparono, io restai. Per riconoscenza il figlio dello sponsor mi dette un appuntamento in un supermercato di Avellino. Quando ci vedemmo, tirò fuori un malloppo di dollari e mi pagò in contanti tre mensilità. Mi disse: “Ho apprezzato il fatto che non te ne sei andato e questa è la ricompensa””».
Paolo Pepe avrebbe preso il posto in panchina di Perazzetti e oggi sottolinea che Atkinson faceva parte della squadra che giocò l’ultima partita nello storico palazzetto Mario Argento, prima che diventasse il rudere che è oggi, abbandonato, semi-demolito. Fuori dal campo, secondo le parole dell’ex compagno Mastroianni, Atkinson era – come dire – «da quintetto base con i boccali di birra».
Lui ha detto: «Mi definisco un americano un po’ atipico: sono stato in giro per l’Europa, ho imparato francese, spagnolo e qualche parola di italiano, e mi sono innamorato di ogni cultura con cui sono venuto a contatto. La stagione napoletana fu la più bella della mia avventura. Ero sempre in giro: Ischia, Costiera Amalfitana, trasferte magnifiche e infuocate in città come Gorizia e Trieste e naturalmente i derby con Caserta e Avellino. Vennero a vedermi i miei genitori e non potevano credere al fracasso che c’era lì dentro: ad Avellino pure i fuochi d’artificio. A ricordare quei tempi ancora oggi mi commuovo. Ma lo sapete che quando gioco con Fifa prendo sempre il Napoli? Ho vissuto a Pozzuoli, ogni mattina andavo a comprarmi la mozzarella fresca per pranzo».
SLALOM POP CORN
Che cosa è successo nella notte in NBA
I 19 assist di Trae Young. Curry vs Harden: il duello dei migliori tiratori da tre della storia, La crisi di Philadelphia. reel, le sintesi, i post, i video, tutto in quella specie di LIVE BLOGGING che in certi giorni perfino si aggiorna in tempo reale [qui]
MOTORI
Repubblica ha intervistato Charles Leclerc nella settimana che ci porta al GP di Las Vegas, dove probabilmente Max Verstappen si farà posare sul capo la quarta corona consecutiva di campione del mondo, ma pure dove “le Rosse sfidano McLaren e Red Bull per il titolo costruttori” scrive Alessandra Retico. Leclerc ha parlato dell’arrivo di Hamilton a Maranello e ha detto che «io la vedo molto più come un’opportunità. Lewis è il più vincente, per me non solo è un’occasione per imparare da uno dei migliori di sempre ma anche di confrontarmi con lui sulla stessa macchina. Perché non sai mai se sono i limiti dell’auto a non permetterti di fare certe curve o lui è particolarmente bravo. L’anno prossimo avrò la risposta. Dobbiamo provare e vedere se riusciamo a trovare una melodia insieme. Ma prima voglio finire in bellezza con Carlos, con il titolo costruttori».
Dice Francesco Bagnaia che ci riproverà. Del resto ci è già riuscito due volte, sa come si vince un Mondiale e ha la moto migliore. C’è un problema. La moto migliore da oggi la danno pure a Marc Marquez, che sa come si vince il Mondiale quanto lui moltiplicato per cinque. La sintesi del Corriere della sera: “Ora che Martin va all’Aprilia, Pecco il suo nemico ce l’ha in Ducati”.
IL TELECO-SLALOM
Il programma di sport in tv, una piccola guida delle anteprime, i temi, i personaggi: si fa quel che si può [qui] IN AGGIORNAMENTO COSTANTE
LE IMMAGINI DELLA GIORNATA DI IERI |
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