Preparatevi. Un algoritmo dice che presto Berrettini sarà numero 6

 

L’Italia avrà presto un giocatore con la migliore classifica degli ultimi 40 anni e quel giocatore sarà Matteo Berrettini, oggi numero 13 e destinato al numero 6 ATP. Lo scrive Jeff Sackmann su Tennis Abstract ma la previsione non è sua: arriva dal sistema Elo.
Che cos’è Elo | Rispetto al metodo di calcolo di ATP e WTA che assegna punti in funzione di un anno di risultati (e in termini di turno raggiunto, non di bravura degli avversari) – scrive Sackmann – Elo assegna maggiore importanza a quelli più recenti, con ancora più enfasi per esiti inattesi, come ad esempio sconfitte a sorpresa dei giocatori di vertice”. Elo opera pure nel mondo degli scacchi. 
Berrettini è tra i primi 10 di Elo da metà giugno, prima della semifinale agli US Open. È piazzato davanti a giocatori come Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas.
Elo è credibile? | “Elo ha quasi sempre ragione” risponde Sackmann. “Se gli allibratori davano Serena Williams come super favorita nella finale a New York, Elo vedeva in Andreescu la giocatrice più in forma, pronosticandola vincitrice, seppur di poco. Elo identifica ora Andreescu come la più forte del circuito, anche se con un margine risicato su Ashleigh Barty”. 
“In media, l’algoritmo di Elo seleziona i primi 10 con più di sei mesi di vantaggio sul computer dell’ATP. Medvedev è un buon esempio: ha raggiunto l’ottavo posto di Elo a ottobre 2018, ma gli ci sono voluti altri dieci mesi per avere la stessa posizione nella classifica ufficiale, dopo la finale al Canada Masters”.
Che cosa dice Marco Berrettini
«Forse noi italiani facciamo più fatica di altri, ma una volta che arriviamo a mio parere abbiamo qualcosa in più dentro. Da piccolo non ero tra i primi d’Italia, ho avuto modo e tempo per lavorare senza fretta e soprattutto senza quella pressione che da giovani pesa molto. Fondamentale è la maturazione mentale, solo dopo puoi pensare a risultati importanti». 
Torniamo indietro di 15 anni, cosa pensava Matteo a 8 anni?
«Facevo judo e nuoto, il tennis era l’ultimo dei miei sogni. Giocavo con mio fratello Jacopo e imitavamo i ragazzi che partecipavano alla coppa a squadre nel mio circolo, la Corte dei Conti. Mai pensato di trovarmi a certi livelli, è pazzesco».
È vero che devi molto a tuo fratello Jacopo?
«Quando avevo 3/4 anni iniziai a giocare con le palline di spugna, ma non mi piacque molto. Jacopo, che è più piccolo di me di due anni, mi ha spinto a riprovare e da lì non ho più smesso. Il nostro è un rapporto molto forte, ci siamo sempre aiutati l’un l’altro, è stato un percorso fatto insieme anche oggi (ieri) ci siamo allenati insieme. A lui tengo tantissimo».
intervista di massimo caputi, il Messaggero

 

Le distrazioni di Serena. Intervista a Billie Jean King 

 

Ai tempi della battaglia per l’eguaglianza delle donne, chi fu la sua principale fonte d’ispirazione? Insomma, come ci si inventa pasionaria?
«Tutto cominciò con un’intuizione. Avevo 13 anni ed ero al Los Angeles Tennis Club. Guardandomi intorno, notai che chiunque giocasse a tennis era bianco. Chiesi a me stessa: dove sono tutti gli altri? In quel momento decisi di convogliare tutte le mie forze nella lotta per l’eguaglianza dei diritti».
A quasi 38 anni Serena Williams sembra distratta da troppi ruoli: mamma, attivista, celebrity, socialite… Continuerà a vincere titoli Slam secondo lei?
«Dipende dalle sue priorità. Vincerà ancora molto solo se metterà da parte tutto il resto e si dedicherà anima e corpo al tennis. Lo sport professionistico richiede dedizione totale. Il tennis con Serena è migliore: è una campionessa strepitosa e un’attivista preziosa. Della sua forza trainante non possiamo fare a meno».
intervista di gaia piaccardi, Sette

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