L’effetto che fa la Fiorentina ultima

Le vittorie di Napoli e Roma, con la sconfitta del Torino, hanno sgranato la classifica nei primi quattro posti. La Fiorentina, raggiunta nei minuti di recupero dall’Atalanta, non vince in campionato dal 17 febbraio. È ultima. Tra martedì e giovedì la quinta giornata. 

 

Giornata 4  Venerdì: Cagliari-Genoa 3-1 | Sabato: Udinese-Brescia 0-1, Juventus-Verona 2-1, Milan-Inter 0-2  | Ieri: Sassuolo-Spal 3-0, Lecce-Napoli 1-4, Bologna-Roma 1-2, Sampdoria-Torino 1-0, Atalanta-Fiorentina 2-2, Lazio-Parma 2-0 | Classifica   Inter 12, Juventus 10, Napoli 9, Roma 8, Atalanta Bologna Lazio 7, Torino Milan Cagliari Brescia Sassuolo 6, Verona Genoa 4, Parma Sampdoria Spal Lecce Udinese 3, Fiorentina 2

Bologna-Roma

Le micidiali punizioni di Kolarov

 

Sembra Messi

Più facile se c’è un Kolarov in stile Messi. Sì, perché dalla stagione 2017-18 – quando è arrivato alla Roma – nei 5 maggiori campionati, solo l’argentino ha segnato su punizione diretta più gol del serbo, che è arrivato a quota 6. «Era un tipo di punizione su cui sono sempre fiducioso di poter fare gol – ammette il difensore giallorosso -. Sentivo che la barriera non avrebbe saltato, così ho tirato in quel modo ed è andata bene. 

Massimo Cecchini, la Gazzetta dello sport

 

Insostituibile

Kolarov, terzo gol in campionato, appare insostituibile, e non soltanto per l’esperienza e la personalità che porta in campo: Paulo Fonseca non riesce proprio a farne a meno perché Alex gli dà tanto in entrambe le fasi di gioco. 

Mimmo Ferretti, il Messaggero

 

E Dzeko? Alla vigilia di Ferragosto era un ex

Alla vigilia di Ferragosto Edin Dzeko era quasi un ex: ieri, al minuto 93 di un Bologna-Roma sincopato, è diventato l’immagine della nuova era romanista, con quella corsa a braccia larghe verso uno spicchio di tifosi che pareva aver abbandonato, soffocato da braccia giallorosse. Per un’estate s’erano ignorati: la Roma a sognare Higuain e Icardi, lui promesso all’Inter, tra incontri carbonari col suo procuratore e frecciatine (private più che pubbliche) col nuovo ds Petrachi. Tutto dimenticato con il 91° gol romanista, 11 in meno di Montella. In una squadra capace di andare a segno già 14 volte, in media quasi tre a partita.

Matteo Pinci, Repubblica

 

Lecce-Napoli

L’impatto di Llorente

 

Il tipo che mancava

A un bel centravantone stile antico il Napoli aveva rinunciato da tempo. Non lo era Cavani, non lo era fino in fondo neppure Higuaín, figurarsi Mertens. Lo stesso Milik è un nove moderno, tanto che in nazionale gira attorno a Lewandowski. Duván Zapata venne ceduto perché era stufo di stare in panchina e di sentirsi poco funzionale all’avvicinamento manovrato alla porta, palla a terra.

Ancelotti ha avuto l’intuizione di andare a prendersi l’uomo che non c’era, avendo in testa un mercato di completamento. In tre apparizioni Llorente ha segnato tre gol e servito un assist. Soprattutto fa giocare il Napoli con uno stile in più, aggiungendo ricchezza di argomenti a una squadra pensata per essere un blob, con un centrocampo liquido, fatto di non-specialisti in grado di svolgere più compiti (Zielinski, Fabián Ruiz, Callejón, Elmas). Una squadra che cuce poco e strappa molto ha trovato in Llorente un parcheggio sicuro dove lasciare il pallone e una sponda lunga quando la costruzione dal basso dovesse sbattere contro un pressing efficace. 

 

Camaleonte

Sta nascendo un fenomeno che bisognerà valutare nel tempo, per saggiarne continuità e competitività. Carletto lo ripete da un anno e ora inizia a vederne la realizzazione.

Una squadra camaleonte capace di cambiare faccia, nel senso di tattica e interpretazione dei singoli con caratteristiche diverse, al di là del 4-4-2 di base.

Maurizio Nicita, la Gazzetta dello sport

 

L’esperienza

Fer ha un’esperienza invidiabile, anche tattica visti gli anni con Allegri, e con Del Bosque, Valverde, Clemente, Bielsa, Emery e anche Guidolin, in Premier. È versatile, e spesso utile.

Iacopo Iandiorio, la Gazzetta dello sport

 

Il senso del suo arrivo

Rientra a pienissimo titolo nella categoria degli impact players, ovvero quei giocatori che influenzano la squadra in cui si trovano, che cambiano il modo di giocare dei compagni perché vanno cercati e serviti in un certo modo. (…) È un puro investimento a perdere nel monte ingaggi, un elemento preso per ampliare la rosa, nei numeri e nella varietà delle soluzioni. È chiaro come il Napoli creda nelle possibilità di questa squadra in questa stagione, tanto da provare a completare la squadra andando oltre sé stesso, acquistando un asset fuori dalla politica del club.

Alfonso Fasano, il Napolista, 31 agosto

 

Le dosi di Ancelotti

Il Napoli è la squadra più bella del campionato, è l’unica anche ad avere un parco giocatori di soli titolari, l’unica ad avere due grandi centravanti, Llorente e Milik. Ancelotti ha il centrocampo più colto, Elmas, Zielinski, soprattutto Ruiz, sono la consolazione dei maestri che infatti li usano ovunque. Sanno fare tutto, ma non sempre.

Se Ancelotti non sbaglia le dosi, ha la squadra più completa. Dovrà essere umile lui, fare un passo indietro rispetto alla voglia di mescolare continuamente le carte.

Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

Dalbert nuovo bersaglio del razzismo

 

Atalanta-Fiorentina. L’interruzione del gioco

In un labiale pescato dalle tv Orsato spiega: «Alla prossima la partita finisce». Le norme introdotte a gennaio permettono infatti al direttore di gara di fermare la partita, non necessariamente su segnalazione del responsabile dell’ordine pubblico o dei collaboratori della procura federale. (…)

Pochi o tanti per Gianni Infantino, presidente Fifa, la situazione non cambia: “In Italia la situazione del razzismo non è migliorata e questo è grave – avverte a 90° minuto -. Bisogna combatterlo con l’educazione, condannando, parlandone. Vanno identificati i responsabili e buttati fuori dagli stadi”. (…)

Alessandra Gozzini. La Gazzetta dello sport

I cori non li ha sentiti nessuno, esagerato sospendere
Gasperini in sala stampa è invece andato controcorrente: «I buu non li ha sentiti nessuno: ho chiesto anche a Montella e neppure lui vi ha avvertiti. Se poi qualche imbecille lo ha fatto… I cori però sono altra roba. Bisogna stare attenti: gli episodi razzisti vanno condannati, ma non possiamo andare a contare se ci sono due insulti. La sospensione mi è sembrata un’esagerazione».
Andrea Ramazzotti, Corriere dello Sport-Stadio


Non sono quattro idioti
Non sono quattro idioti, sono migliaia di razzisti violenti in troppe curve d’Italia. Quando a

Parma, campo neutro ma non neutrale di Atalanta-Fiorentina, il brasiliano Henrique Dalbert è uscito per alcuni minuti dopo essere stato offeso dagli ululati contro la sua pelle scura, e quando lo speaker ha chiesto al pubblico di  smetterla, quasi tutto lo stadio ha fischiato. Ed erano tanti, erano feroci. La retorica li ha sempre voluti marginali, pochi o non moltissimi, sbandati ma fedeli, in qualche modo romantici. Invece il cuore del tifo ultrà è sempre più spesso invaso dal male.
Maurizio Crosetti, Repubblica

 

I volti della domenica

 

De Zerbi | Il rilancio della nouvelle vague

A tratti il gioco del Sassuolo raggiunge vertici di rara bellezza. Tocchi di prima intenzione, triangoli talmente precisi che sembrano disegnati da un architetto, palleggi sopraffini (…) se si chiudono gli occhi e si torna indietro nel tempo, pare proprio che siano tornati Suurbier e Krol, i laterali della Grande Olanda degli anni Settanta. Non è un’esagerazione figlia della nostalgia, perché il calcio proposto dal Sassuolo si rifà ai concetti che Rinus Michels impose a Crujiff e compagnia: pressing ultraoffensivo, rapidità nei tocchi, dominio della scena.

Andrea Schianchi, la Gazzetta dello sport

 

Ribéry | Un fenomeno nella Fiorentina ultima

La bellezza di un vecchio bucaniere, Franck Ribéry, che da straniero più anziano ad aver segnato il suo primo gol in A (36 anni e 168 giorni) si diverte ancora a disegnare calcio saggio e sopraffino

Alessandra Gozzini, la Gazzetta dello sport

 

Gol di Ronaldo. Di anni trentaquattro. Gol di Llorente. Di anni trentaquattro. Gol di Dzeko.

Di anni trentatre. Gol di Ribery. Di anni trentasei. È la quota 137 della serie A. Non credo proprio che ci sia da stare allegri.

Tony Damascelli, il Giornale

 

Al netto della serata resta sì la sensazione che la Fiorentina stia crescendo sotto l’ala protettiva del suo grande campione (Ribéry, roba di classe superiore), ma ancora poco rispetto a quello che sperano i tifosi. (…) Protagonista con addosso secoli di calcio ben portati e soprattutto esibiti, con l’umiltà di chi sa fare più mestieri, e serenamente, portando in giro per il campo esperienza e voglia di mettersi a disposizione. 

La Nazione

 

Gasperini | Il signore delle rimonte

Non è cambiata la squadra, non è cambiata neppure la sua attitudine a rovesciare le partite. L’Atalanta della stagione scorsa andò in svantaggio esattamente per metà campionato, in 19 partite su 38, ma dodici di quelle partite non le ha perse e sette le ha addirittura vinte. Dalle situazioni di svantaggio Gasperini è riuscito a produrre 26 punti. 

Il dna è uguale. In queste prime quattro giornate l’Atalanta è andata sotto tre volte e ha messo insieme rimontando 4 dei suoi 7 punti: da 0-2 a 3-2 con la Spal, da 0-2 a 2-2 con la Fiorentina. 

altre cose di cui si parla in giro

 

Ronaldo deve fare il centravanti

Nessuno si sogna di discutere Ronaldo, che è l’anima della Juve e moltiplica il fatturato del bilancio come le occasioni della partita. Ma anche agli dei si può rivolgere qualche suggerimento senza incorrere nel reato di lesa maestà. Sarri saggiamente ci aveva provato quest’estate, invitandolo a spostarsi più stabilmente al centro dell’attacco dove avrebbe potuto scatenare la macchina da gol del portoghese, com’era stato per Higuain al Napoli. Non ci sono Insigne e Mertens nella Juve: ma Dybala, Cuadrado e Douglas Costa hanno la cifra tecnica per riproporre dribbling, triangoli, assist. E, una volta memorizzati i movimenti in attacco, riempire di palloni un’area nella quale CR7 non avrebbe rivali. Niente da fare: il divino preferisce la sinistra, forse anche per compiacersi della sua grandezza nell’accentrarsi in dribbling, fare qualche «numero» da applausi e tirare. Sempre e comunque. Lui può tutto, lui è Ronaldo.

Fabio Licari, la Gazzetta dello sport

 

La lite Immobile-Inzaghi dopo la sostituzione

Ed è proprio lì che va in scena il duro faccia a faccia con il mister. «È assurdo, è assurdo» ripete Ciro, tra una serie di rimostranze più o meno colorite, mentre si accomoda vicino agli altri compagni. Frasi che il mister fa finta di non sentire, finché non gli si avvicina, dicendogli: «Vai, ancora. Continua, continua così».
Valerio Cassetta, Il Messaggero

 

Milan. Il gioco di Giampaolo non si è nemmeno intravisto 

Ieri a Milanello, all’indomani della sconfitta 2-0 nel derby, c’è stato un confronto tra il tecnico Giampaolo, il direttore sportivo Massara e il direttore tecnico Maldini.

«Un confronto approfondito ma sereno», è stato definito. Al termine del quale il messaggio è stato chiaro: tutti uniti per cercare di uscire dal tunnel nel quale il Milan sembra essersi ficcato, perché se fallisce uno si fallisce tutti insieme. Quell’uno, ovviamente, è l’allenatore. Scelto nemmeno tre mesi fa e senza titubanze perché considerato il migliore per costruire una squadra che praticasse un calcio propositivo ed europeo con una rosa giovane e di prospettiva.

Un calcio che però, per adesso, non si è nemmeno intravisto.
Carlos Passerini, Corriere della sera

 

Il puntiglio della VAR

Queste recenti puntigliose modifiche, alcune sono utili, sembrano ingrandire a dismisura il bisogno della tecnologia, con conseguente abbattimento del valore arbitrale umano.

Paolo Casarin, Corriere della sera

 

Best Fifa. Oggi alla Scala il premio della federazione mondiale al miglior giocatore dell’anno. Come per il trofeo Uefa vincerà uno fra Van Dijk, Ronaldo e Messi. 

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