lunedì 1 giugno 1982
#8 Mundial
▻ Fra tredici giorni a Vigo, nella partita d’apertura del nostro Mundial contro la Polonia, Dino Zoff giocherà la centesima partita con la maglia della Nazionale, diventando l’ottavo al mondo di tutti i tempi a riuscirci, dopo il brasiliano Gilmar, lo svedese Nordqvist, gli inglesi Moore, Bobby Charlton e Wright, il norvegese Svensson, il tedesco occidentale Beckenbauer e il polacco Deyna
Forse è questa la linea che si deve attraversare per essere considerato un monumento. Questo è il numero che fa pure rima. Cento. Dino Zoff era nel 1970 la riserva di Albertosi in Messico, sebbene campione d’Europa due anni prima. Nel 1974 arrivò in Germania reduce da una copertina su Newsweek per il record di imbattibilità, portato oltre i mille minuti. La rivista scrisse che era The Year of the Defense. L’haitiano Sanon spezzò l’incantesimo. L’Italia imboccò la strada per quello che Giovanni Arpino chiamò l’Azzurro Tenebra. Quattro anni fa, in Argentina, venne invece messo in croce per un paio di gol presi da lontano nella partita contro l’Olanda che valeva la qualificazione alla finale.
Eppure, Zoff è ancora qua. Spagna, mille novecento ottantadue, non avrai altro Dino all’infuori di me.
La Stampa gli dedica stamattina un lungo ritratto di Bruno Bernardi.
“Entrare nel ristrettissimo gruppo dei «magnifici nove» – scrive – è una delle tante perle della sua ricchissima collezione di record. Al Mundial, Zoff sarà anche il più vecchio con i suoi 40 anni e quattro mesi. Molti avversari e qualche compagno di squadra potrebbero essergli figli. Per il medico federale professor Vecchiet, ha un fisico da trentenne, con un equilibrio psichico superiore a tutti gli altri azzurri. Perso Bettega, Zoff è diventato il capo carismatico della Nazionale e non soltanto perché da 46 partite ha i gradi di capitano. Fascino, prestigio, esperienza, tutti ingredienti che fanno il «leader», ma Zoff rifiuta questa etichetta. Ciononostante, anche se gioca in porta, è una guida per i compagni, un punto di riferimento anche fuori dal campo, un simbolo cui ispirarsi, non un monumento da ammirare. Il passato? Preferisce guardare avanti, anziché pescare tra i ricordi, esaltanti o meno, della sua splendida carriera ventennale. Due volte lo fecero cavaliere della Repubblica per meriti sportivi: dopo l’Argentina avrebbe meritato un’onorificenza superiore, quella di «commendatore». Chissà che non gliela diano dopo la Spagna”.
Lui, Zoff, a La Stampa dice: «Per ora mi ritengo anche fortunato di andarci in Spagna, fortunato di avere un buon fisico, la salute, cui ho aggiunto dedizione, passione e molta professionalità. Cos’è cambiato rispetto al ’78? Difficile fare valutazioni o previsioni perché siamo soggetti agli umori ambientali, alle condizioni psicologiche del momento: però sono abbastanza ottimista per la nostra qualificazione. In questa squadra ci sono innesti nuovi. C’è la freschezza con l’esperienza accumulata dalla maggioranza. I gol arriveranno, almeno spero, e le prospettive sono buone. Ripetere il quarto posto di Buenos Aires sarebbe interessante. Brasile, Argentina e Germania Ovest sono indicate da tutti come le grandi favorite ma non ne sono convinto: alle loro spalle c’è un gruppo agguerrito, che comprende Inghilterra, Cecoslovacchia, Belgio, Italia e Spagna. Tra queste potrebbe saltar fuori quella che brucia le previsioni».