La partita che ha smentito l’irrilevanza delle nazionali
I gol impossibili di McTominay, Tierney e McLean, quei gol contro la storia e contro la logica, quei gol che hanno indirizzato una partita che tanti non dimenticheranno mai, sono ancora vivi, vivissimi, a due giorni di distanza. I giornali inglesi stanno ripercorrendo la storia delle sofferenze del calcio scozzese, le mancate qualificazioni e i momenti chiave, spiegando che proprio questa lunga attesa ha reso l’esplosione emotiva ancora più potente. Matthew Syed descrive Hampden Park sul Times come un luogo dal doppio sguardo. Racconta l’impatto dell’evento, un evento che ha avuto la forza addirittura di unire il Regno leggendo i commenti degli inglesi entusiasti, e sottolinea come la Scozia sia stata spesso inferiore tecnicamente alla Danimarca, ma abbia trovato nel credo collettivo l’energia per superare ogni logica sportiva.
“Lo sport non è solo talento, è soprattutto fede” scrive, prima di esprimere la convinzione che solo lo sport, a differenza dell’arte o del teatro, mantiene un elemento irriducibile di incertezza. Non c’è copione, non ci sono battute già scritte. Il brivido nasce proprio dal fatto che tutto può accadere “davanti ai tuoi occhi, in tempo reale: la serata di martedì è stata per molti di noi una gioia pura”. Il Times cita Simon Barnes, che definiva lo sport sostanzialmente banale, ma ribalta la prospettiva di quella frase: la vita è breve, il vero senso sta nella gioia che riusciamo a provare durante, tra due eternità di nulla. La notte di Hampden, conclude, è stata una gioia da “bere fino in fondo”.
Ewan Murray racconta a sua volta sul Guardian il caos, l’esultanza, l’estasi collettiva. I tre gol di McTominay, Tierney e McLean vengono descritti come talmente spettacolari da relegare un celebre slalom di Archie Gemmill contro l’Olanda ai Mondiali del 1978 [si vede qui] al quarto posto dei gol scozzesi di sempre, e la volée di Zidane segnata ad Hampden Park nella finale di Champions 2002 [qui] a un semplice tocco da pochi metri.
Il Guardian allora scrive che la Scozia non solo si qualifica, ma smentisce l’idea che il calcio delle nazionali abbia perso rilevanza. Al contrario: il paese è unito, orgoglioso, travolto dall’emozione per una partita di calcio, e quella partita di calcio è di una vecchia nazionale. Steve Clarke è diventato così il miglior ct della storia recente – tre qualificazioni su quattro tentativi per un grande torneo – nonostante a disposizione non abbia una generazione di calciatori irresistibili e spesso debba improvvisare la formazione con ragazzi che non sono titolari nei loro club, tipo il 42enne portiere Craig Gordon. E poiché gli scozzesi sono scozzesi sempre, pure nella gioia, il pezzo di Murray sul Guardian si chiude con il tipico fatalismo ironico – la battuta su un’eventuale eliminazione con Capo Verde o Giordania – ma anche con la consapevolezza che si vedrà, adesso è l’ora di godersi il momento e soprattutto il modo incredibile in cui è arrivato.