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I temi del giorno
Il peso dei minuti di recupero oltre la Manica
C’è una grande storia anche in Europa e si chiama Scozia. Non andava ai Mondiali da quasi trent’anni e per tornarci ha scelto di mettere tutti insieme un leggendario gol in rovesciata, due gol nei minuti di recupero e un tiro da centrocampo. Forse ha ragione Jonathan Wilson quando dice che i Mondiali sono il posto dove viene conservata la purezza del calcio.
A nove minuti dalla fine, la Danimarca aveva segnato il 2-2 che le garantiva il viaggio nelle lontane Americhe. La Scozia ha aperto le sue bottiglie di scotch per festeggiare con Kieran Tierney al 93° e con Kenny McLean al 98°. Solo pochi giorni fa, era stata l’Irlanda a ribaltare la sua condizione con un gol di al 96° minuto dello scontro diretto a Budapest.
Viene allora da pensare che oltre la Manica siano particolarmente versati per quello che chiamano l’added time. Aggiungere tempo alla fine per compensare le interruzioni di gioco sembra logico, ma non era una caratteristica originale del calcio. Il tempo di recupero è stato introdotto proprio dopo una specifica circostanza avvenuta durante una partita fra due squadre inglesi.
Nel settembre del 1981, l’Aston Villa era in vantaggio per 1-0 contro lo Stoke City quando venne fischiato il calcio di rigore del possibile pareggio a due minuti dalla fine. Il portiere del Villa, evidentemente astuto, calciò la palla lontano, lontanissimo, alcune fonti esagerano e scrivono fuori dallo stadio, prima che il rigore potesse essere battuto. Sebbene i giocatori dello Stoke fossero andati di corsa per recuperare la palla, i restanti due minuti di gioco trascorsero prima che riuscissero a riportarla indietro. Era del tutto evidente che la partita non poteva essere considerata conclusa prima di batterlo, ma fu l’ingegnoso e subdolo episodio che rese necessario definire l’eccezione come una convenzione.
Gli ultimi Mondiali in Qatar l’hanno fatta diventare una luce che abbaglia. Il primo turno delle partite del girone fece segnare una media di 11 minuti e otto secondi di recupero: quattro nel primo tempo e sette nel secondo. Sotto la pressione di quella diffusa indignazione che si solleva dinanzi alle cose nuove, i numeri diminuirono con il progredire del torneo, fino agli 8-9 nella fase a eliminazione diretta. Il caso estremo si toccò per Inghilterra-Iran, quando di fatto si giocò un tempo supplementare senza che si potesse chiamare così, 27 minuti e 3 secondi di recupero, prima per un grave infortunio e poi per una consultazione della VAR durata 3 minuti e 26 secondi. Ci furono perfino delle polemiche perché l’arbitro fischiò 56 secondi prima del tempo previsto.
Nei minuti di recupero in Qatar vennero segnati sei gol e ci furono 15 cartellini. In una stagione di Premier League, equivarrebbero a 35 gol e 89 cartellini. In una stagione di serie A … [spazio vuoto da riempire a piacere del lettore con una frase ironica-sarcastica-amara sulla nuova rarità del concetto di gol nel campionato italiano]
Il tempo di recupero più lungo registrato nella storia del calcio è sempre un record britannico. Risale a una partita di Carabao Cup tra Burton Albion e Bournemouth, settembre 2019. I riflettori si spensero per un guasto elettrico, ci vollero 24 minuti prima che il gioco riprendesse e l’arbitro ne aggiunse allora 28 dopo il 90°.
Fai la tua festa, bella Scozia. Ci sono tremila miglia di distanza tra Glasgow e Boston, ed è la rotta scelta da Mark Palmer sul Times per raccontare la notte ubriaca della Tartan Army, che deve “aver avuto la sensazione di averle percorse tutte a nuoto”. Seguire le partite della Scozia – scrive il Times – non è mai un esercizio rilassante; in serate come questa diventa “un pericolo per la salute, trascinando chi ci prova da un estremo all’altro, pompando speranza per poi strappare il cuore senza anestesia”. Quando Kenny McLean ha tirato in porta da una distanza che pareva davvero quella della rotta Glasgow-Boston, il boato — scrive Palmer — “deve essersi sentito dall’altra parte dell’Atlantico”.
L’ultima festa scozzese per una qualificazione ai Mondiali portava la data dell’11 ottobre 1997. “Solo 10.266 giorni fa”, calcola il Times, un’altra epoca. Se ci fosse stato un tetto sullo stadio, dice il giornale inglese, sarebbe probabilmente volato via al terzo minuto, quando la curva è esplosa in un’onda di gioia per la rovesciata di Scott McTominay, “bello da vedere e ancora più bello da sentire. Dimenticate il re di Napoli: qui c’era un imperatore romano, con il petto in fuori, le braccia spalancate, felice di andare a prendersi l’acclamazione del suo popolo”. È un colpo che McTominay ha. Il gol scudetto contro il Cagliari fu una sforbiciata volante, ma una bicicletta così pulita l’aveva giustamente riservata per la Nazionale.