La prima maglia gialla di Gimondi al Tour

     

La prima maglia gialla di Gimondi al Tour

Gimondi sorprende il Tour titola la Gazzetta in prima pagina dopo che al traguardo di Rouen Jacques Anquetil e il suo pubblico salutano l’apparizione dell’italiano del giorno, di un sicuro campione d’avvenire.

Nella città di Gustave Flaubert, il 24 giugno del 1965 è il giorno della conquista della prima maglia gialla del giovane debuttante bergamasco, reduce da un Giro d’Italia dove aveva corso di rincalzo a Vittorio Adorni. La tappa per giunta è stata vinta da Anni, secondo posto per Capodivento, altri due giovani ciclisti italiani. 

Bruno Raschi sulla Gazzetta il giorno dopo scriverà che in casi del genere, in giornate come questa delle quali s’era smarrita da tempo l’abitudine, l’entusiasmo arroventa le vene anche ai tipi più estatici e si trasforma per vie naturali in orgasmo. Occorre dunque, come prima misura, lavarsi il viso nell’acqua fresca e dare una proporzione al sentimento prima di trasformarlo in riflessione, in giudizio

Dopo aver analizzato le molte sconfitte degli anni precedenti sulle strade di Francia, Raschi continua: Dobbiamo ora convincerci che qualcosa è veramente cambiato, in quel lento processo di sostituzioni che regola i destini di questo sport rimasto fortunatamente ancor schietto, staremmo per dire primitivo. Da parte nostra c’è una vita che monta, da parte degli altri un qualcosa che si affievolisce. Felice Gimondi, al di là del traguardo, ha dichiarato che il ciclismo più vero è quello che arriva dall’Italia; che non credeva fosse cosi facile colpire prima d’essere colpiti in una corsa prospettata dal di fuori come impossibile e che impossibile viceversa non è. Partito in un Tour che non avrebbe dovuto correre, che gli veniva additato come una necessaria, cauta esplorazione, questo ragazzo di ventidue anni, al terzo giorno, si trova in cima a una piramide di campioni. È maglia gialla. Al momento di scrivere di lui, quasi incerti dell’argomento più logico per cominciare, veniamo come assaliti dalla corte dei giornalisti stranieri, frettolosi di conoscere il personaggio, di scoprirlo, per poterne individuare l’immediato avvenire. Si vorrebbe sapere quasi tutto di lui: l’origine, la tempra, la psicologia, il capriccio, il gioco tattico al quale dovrebbe andar soggetto nell’economia della corsa di Adorni, che rimane per adesso il suo capitano.

Per adesso. 

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