Il Giro d’Italia
“È raro che il Giro d’Italia si avventuri così a sud come in queste prime due tappe”. Non lo dice un accanito meridionalista, di quelli che per farsi accettare dalla storiografia ufficiale devono dichiararsi critici, un meridionalista critico – oppure sei vittimista e allora sei fuori. Lo scrive nella sua anteprima alla tappa Stephen Puddicombe della rivista Rouleur, ma magari è un inglese del sud, chi lo sa, chi può dirlo, sarà di Bristol, Plymouth o forse no, forse di Southampton, quelli che costruirono il Titanic, tsk, meridionali.
“In una nazione dove la ricchezza è distribuita in modo così diseguale tra nord e sud – scrive Rouleur – un meridionale non può fare a meno di provare scetticismo per il fatto che i poteri forti li stiano ancora una volta trascurando a favore dei loro benestanti connazionali. La tappa odierna offre quindi l’opportunità di ammirare un lato dell’Italia non così spesso visto al Giro, in particolare i Sassi di Matera, per cui è famosa la destinazione finale di giornata”.
Segue descrizione delle antiche abitazioni rupestri, scavate nella roccia calcarea, “un paesaggio mozzafiato, ma anche focolaio di malattie e povertà durante il sovraffollamento del XX secolo. Da allora sono state riqualificate e sono ad appannaggio dei turisti e degli abitanti più abbienti”. Ecco.
L’ultimo anno del Giro a Matera è il 2020, quando Arnaud Démare bruciò Michael Matthews e Fabio Felline [Li bruciò in senso figurato] su uno strappo finale insidioso e tortuoso. L’arrivo di oggi presenta una sfida simile. A 38 km dal traguardo c’è la vetta di Montescaglioso che dovrebbe scremare il gruppo: è la strada lungo la quale 12 anni fa si ritirò Mark Cavendish [per capirci]. Questo finale accidentato rende la maglia rosa Mads Pedersen adatta a brillare. Secondo Rouleur la sua squadra seguirà un copione collaudato, tenendo un ritmo sostenuto in salita per staccare i velocisti puri.
Casper van Uden ha fatto la sorpresa ieri a Lecce, dove tre olandesi sono arrivati ai primi tre posti manco fossero donne, ma pure Olav Kooij, Sam Bennett, Kaden Groves e Max Kanter oggi dovrebbero far fatica a rimanere davanti negli ultimi tratti.
E Wout van Aert? Boh, vediamo. Corbin Strong potrebbe sopravvivere e tentare uno sprint. Oppure potrebbe essere invogliata a fare uno scattino gente come Tom Pidcock, il vecchio Diego Ulissi, il giovane Isaac del Toro. Nella più spettacolare delle ipotesi Primož Roglič e Juan Ayuso potrebbero stuzzicarsi per provocazione o per fame di abbuoni.
▛ KM 123 Montecaglioso
La donna che non sapeva andare in bicicletta | “Anche il matrimonio di Assunta era stato organizzato in canonica, in contatto con la parrocchia di Montescaglioso, un meraviglioso paese arroccato su una collina del materano. I genitori di Assunta erano morti mentre, a dorso di mulo, si recavano a fine agosto nella vicina Bernalda per la devozione a San Bernardino, patrono locale. Trovarono animali e cristiani in fondo a una profonda gravina.
Assunta, prima di sei figli, si era accollata il compito di sistemare i suoi due fratelli e tre sorelle, sostituendosi ai genitori mancati, ma quando a quarantacinque anni terminò il suo compito di primogenita si presentò dal parroco del paese per dare la sua disponibilità a un matrimonio per procura, immaginando che a Montescaglioso nessuno l’avrebbe più chiesta in moglie. Si sposò con un vestito povero ma bianco nella chiesa del paese appoggiato all’argine del Po, dove tutti si chiedevano chi fosse quella donna non più giovane che non sapeva andare in bicicletta” [Riccardo Pozzi, Nel centro della pianura, Gilgamesh Edizioni, 2022]
▛ KM 151 Matera
La fecondità ai tempi del fascismo | “Nel 1936 l’ISTAT pubblicò un’indagine sulla fecondità della donna in Italia, dalla quale risultava che le donne coniugate più feconde erano quelle della Puglia con una media di 4,99 figli; seguivano le donne della Lucania, del Veneto, della Campania; le meno feconde erano quelle della Liguria con una media di 3,19 figli, del Piemonte con 3,27, della Toscana con 3,50, del Lazio con 3,77. Fra le città con oltre 500.000 abitanti primeggiava Napoli con una media di 4,22. Le donne nel complesso più feconde risultavano quelle dell’Italia meridionale con 4,61 e insulare con 4,52, mentre la media complessiva del Regno era di 4,11.
I dati raccolti per i comuni con più di 100.000 abitanti e per quattro comuni con 500.000 e più abitanti (Roma, Milano, Torino e Genova) erano notevoli per le elevate percentuali di donne con meno di 3 figli e per le basse percentuali di donne con un elevato numero di figli. Secondo l’indagine la prole più numerosa si aveva tra gli addetti all’agricoltura e i giornalieri di campagna; mentre agli impiegati, agli ufficiali e simili corrispondeva il grado minimo di fecondità, tanto nell’Italia meridionale quanto in quella centrale. E infatti il Duce nella sua visita di stato in Lucania aveva espresso la sua viva simpatia al «popolo di Matera, laborioso e prolifico»” [Romano Bracalini, Otto milioni di biciclette, Rusconi, 2019]