ATTESE
L’udienza per la libertà di Oscar Pistorius
Oscar Pistorius è atteso oggi all’udienza che deciderà della sua eventuale uscita dalla prigione in libertà vigilata, dieci anni dopo la condanna per omicidio, per aver ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp, sparandole più volte attraverso una porta del bagno, in casa propria. Era il giorno di san Valentino del 2013.
Prigione di Atteridgeville, Pretoria, oggi. Un uomo di 36 anni chiede di poter tornare a casa. È stato condannato a 13 anni e cinque mesi di carcere, la sentenza è del 2017, arrivò dopo un appello dell’accusa contro una pena che in primo grado era stata più leggera. I colpevoli di un crimine grave, in Sudafrica devono scontare almeno la metà del loro periodo di detenzione, prima di essere considerati in grado di chiedere la libertà condizionata. Per Oscar Pistorius il tempo in prigione si comincia a contare dal 2014, quando era passato un anno dalla notte in cui smise di essere l’eroe che era andato alle Olimpiadi dei normodotati con le sue protesi. Aveva corso i 400 metri individuali e la staffetta con i compagni della Nazionale.
L’attesa per la sua udienza è su tutti i canali tv internazionali. Se a Pistorius dovesse essere concessa la libertà vigilata, potrebbe vivere e lavorare in una comunità durante il giorno, per tornare a dormire in prigione di notte. Potrebbe essere posto sotto quella che la CBS chiama “una supervisione correzionale”, significa che dovrebbe trascorrere una porzione del suo tempo durante la settimana in un centro. La sentenza potrebbe anche non arrivare in giornata, secondo quanto dice la BBC. Potrebbero essere necessari alcuni giorni per analizzare la domanda, e non solo quella.
Barry e June Steenkamp, i genitori di Reeva, continuano a dichiararsi contrari al rilascio di Pistorius. Sono autorizzati a rivolgersi alla commissione per la libertà vigilata durante la prima udienza. La presentazione dei pareri da parte dei parenti della vittima è uno dei numerosi fattori che vengono presi in considerazione. E non giocano a favore di Pistorius.
«È un assassino. Dovrebbe rimanere in prigione» ha detto Barry Steenkamp in un’intervista al quotidiano britannico Daily Mail uscita il mese scorso, nel decimo anniversario dell’omicidio di sua figlia. Il Dipartimento di Correzione del tribunale di Pretoria ha rifiutato di fornire dettagli sull’udienza alla vigilia, dicendo che si tratta di “una questione interna, come qualsiasi altra udienza per la libertà vigilata”.
Secondo le linee guida, il consiglio considererà il reato per cui Pistorius è stato condannato, la sua condotta mentre era in prigione, se ha preso parte a corsi di formazione educativi o di altro tipo, il suo stato mentale e fisico, le probabilità che ricada in un crimine, il rischio che rappresenta per la società. Tra tutti i fattori, l’esperto legale Neo Mashele dice alla NBC che il comportamento tenuto in carcere è il più importante.
L’avvocato di Pistorius, Julian Knight, afferma che Pistorius è stato un prigioniero modello.
Pistorius venne inizialmente preso in custodia dal carcere di massima sicurezza Kgosi Mampuru II, uno dei più famosi in Sudafrica. È stato trasferito nella prigione di Atteridgeville nel 2016 perché la struttura è più adatta ai disabili. La Cbs riferisce che ci sono stati scorci della sua vita in prigione durante i quali è stato riferito che si era fatto crescere la barba, aveva preso peso e aveva iniziato a fumare, “era irriconoscibile rispetto all’atleta d’élite che aveva gareggiato contro corridori normodotati sulle sue lame in fibra di carbonio alle Olimpiadi di Londra del 2012”.
Ha trascorso gran parte del suo tempo a lavorare in un’area del terreno del carcere dove si coltivano le verdure, a volte alla guida di un trattore. Suo padre, Henke Pistorius, ha detto in un’intervista del 2018 che teneva letture della Bibbia per altri detenuti.
Ma ci sono stati anche dei guai, sempre secondo quanto riferiscono le tv americane. Pistorius ha avuto un alterco con un altro detenuto nel 2017 per una questione relativa a un telefono. Un anno prima, si era fatto curare per delle lesioni ai polsi, la sua famiglia nega siano la conseguenza di qualche violenza o l’effetto di qualche gesto autolesionista.
Pistorius chiede la libertà condizionale dal 2021, ma un’udienza di quell’anno è stata annullata perché non aveva ancora incontrato Barry e June Steenkamp, in un passaggio indispensabile secondo il protocollo in vigore in Sudafrica. Solo se le vittime o la famiglia della vittima accettano l’incontro, la libertà vigilata può essere presa in considerazione.
Pistorius continua a sostenere di aver sparato per errore alla sua fidanzata 29enne, con una sua pistola calibro regolarmente detenuta. Pensava che in bagno ci fosse in intruso. Si è incontrato faccia a faccia con suo padre l’anno scorso, un incontro dopo il quale Barry Steenkamp si è detto convinto che Pistorius non dovrebbe essere rimesso in libertà, come ha detto nell’intervista al Daily Mail.
«Ho chiesto direttamente a Oscar se avesse sparato deliberatamente a mia figlia e lui lo ha negato – ha riferito Steenkamp – si è attenuto alla storia dell’intruso. Dopo tutti questi anni, stiamo ancora aspettando che ammetta che ha agito per rabbia. Questo è tutto ciò che volevamo e che gli chiediamo. Se mi avesse detto la verità, avrei lasciato che la legge facesse il suo corso, con la libertà vigilata».
Quando era un eroe dalle lamine contestate
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“Provate a chiedergli se si sente diverso, lui vi risponderà: – Non sono disabile, è solo che non ho due gambe. Non c’è nulla che io non possa fare: ho solo avuto bisogno di gambe differenti. Le gambe, appunto. Quelle protesi. La sua fortuna, forse non fino in fondo. Gli hanno dato tanto finora, in termini di successi e notorietà. Forse, però, gli negheranno il grande sogno: le Olimpiadi, quelle vere, non per disabili. I tempi parlano in suo favore: è giunto secondo ai campionati sudafricani sui 400 metri con il tempo di 46.56, ottimo. Un altro passo in avanti, e a Pechino ci andrebbe anche lui. Ma quelle protesi no, non piacciono. Le Cheetahs, un prodigio della tecnologia, in fibra di carbonio. Sembrano lame, tanto che qualcuno lo ha definito Blade Runner. E sarebbero troppo lunghe, secondo molti, soprattutto i rivali. E, soprattutto, aiuterebbero ad andare veloce, troppo. Da necessario ausilio a ingombrante doping, insomma. Troppe polemiche e accuse. E allora la Iaaf è pronta a cambiare regolamento: niente atleti disabili in gara contro atleti normali. Al massimo, spazio a chi è senza protesi. E per Oscar Pistorius sarebbe il naufragio del sogno di una vita” [Ivo Romano, La Stampa, 22 marzo 2007]
“Corre veloce come quel Forrest Gump che abbiamo conosciuto e amato teneramente al cinema. Corre per lasciarsi battere dal vento, per lasciarsi andare alla felicità di qualcosa che sa fare bene, per superare gli altri, quelli normali, per omologarsi. Corre per liberarsi dal pensiero dell’handicap” [Maurizio Porro, Corriere della sera, 14 luglio 2007]
“Gli avversari hanno cominciato ad avvertire l’affanno, lui ha iniziato invece a macinare con metodo la pista dell’Olimpico. Dall’ingresso del rettilineo d’arrivo in poi ha recuperato metri su metri, ha scavalcato i giovani asfissiati dall’acido lattico. Ha chiuso al secondo posto in 46”90, lontano dal primato personale, ma probabilmente ha pagato la tensione della vigilia. Ci ha fatto piacere vedere poi che gli avversari sono andati ad abbracciarlo. Non era una spot da libro Cuore, ma semplice umano rispetto” [Gianni Merlo, la Gazzetta dello sport, 14 luglio 2007]
«La presenza di Pistorius a fianco degli atleti normodotati è una grande conquista per il mondo della disabilità. Ma se mi si chiede una valutazione funzionale e biomeccanica devo dire che la sua situazione motoria e quella dei suoi avversari non è paragonabile. È vero che per questo ragazzo la partenza e l’accelerazione sono più complesse per la mancanza dei gruppi muscolari della parte inferiore della gamba, ma le protesi che utilizza permettono un recupero di energia elastica che assolutamente non è paragonabile a quella del complesso muscolo-tendine di un atleta normodotato». [Arsenio Veicsteinas, direttore dell’Istituto di esercizio fisico, salute e attività sportiva dell’Università di Milano]
«Oscar è svantaggiato rispetto ai normodotati. Guardatelo sui blocchi di partenza, non ha i piedi e non ha le gambe, partire è più difficile. E poi in curva non è facile correre con le protesi» [Pietro Mennea]
«E se anche, e sottolineo il se, trovassero che ha qualche aiuto? Ingiusto negargli per questo la competizione. Potremmo dire: ok, aggiusti la falcata, ma fatelo partire 10 metri avanti perché in partenza è svantaggiato. Va bene così? Non scherziamo, occorre valutare tutto. E poi, gli altri che usano le sue stesse protesi vanno così forte?». [Alex Zanardi]
“Qualcuno sta proponendo di fissare i primi principi di una futura “robo–etica“: appunto, l´allarmata premonizione di Butler. E adesso c’è Pistorius, a rammentarci quanto siamo “artificiali” per natura e “naturali” per artificio. Il punto è che un mammifero di grossa taglia anatomicamente identico a quello che centomila anni fa armeggiava con una clava – e con il 98% di Dna in comune con gli scimpanzé – oggi guida un ́astronave. Sappiamo che è successo circa quarantamila anni fa per ragioni forse contingenti: siamo diventati una specie mentalmente sapiens, in mezzo ad altre “diversamente sapiens”. Probabilmente siamo stati capaci di riutilizzare in modo opportunista abilità precedentemente sviluppatesi per altre funzioni. Ne abbiamo tratto vantaggi adattativi così potenti da bilanciare le debolezze collaterali. Ma l’inventiva umana ha poi trasformato a sua volta la nicchia in cui ci siamo trovati immersi, generando un effetto di ritorno che ha ulteriormente accelerato l’evoluzione culturale e tecnologica. Quest ́ultima presenta caratteristiche solo in parte riconducibili alle dinamiche biologiche darwiniane: si trasmette in orizzontale, come un contagio di idee, ed è molto più rapida. La corsa dentro il futuro di Pistorius evoca peraltro una transizione evolutiva, più antica, che ci ha separato dagli altri cugini primati: il bipedismo, un adattamento per lo spostamento in spazi di radura. La locomozione bipede riduce la superficie esposta al sole e al contempo aumenta il risparmio energetico: un’invenzione potente, che poi è servita per tutt´altri utilizzi. Abbiamo così inaugurato la nostra carriera ominide come scimmie della prateria, tre milioni di anni prima che il cervello cominciasse a espandersi. Si è trattato di un espediente evolutivo, adottato anche da altre specie per ragioni diverse, che ci ha però lasciato in eredità alcuni sgradevoli effetti collaterali, a cominciare dal mal di schiena. Come sempre, l’evoluzione rimaneggia ciò che ha a disposizione e raramente il risultato è perfetto da ogni punto di vista”. [Telmo Pievani, la Repubblica, 20 luglio 2007]
Quella notte
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“Reeva Steenkamp, occhi chiarissimi, capelli biondi, gambe chilometriche e seno prosperoso, a detta del suo agente pubblicitario Sarit Tomlinson «un angelo sulla terra». Tra le cento donne più sexy del mondo, aveva appena partecipato al reality Tropika, l’Isola del Tesoro, in onda proprio in questi giorni, registrato, sul primo canale della tv pubblica sudafricana. Laureata in giurisprudenza, appassionata di macchine e cucina, testimonial di una campagna contro gli stupri, qualche giorno fa aveva scritto su Facebook: «Stamattina mi sono svegliata in una casa sicura e felice. Non a tutti capita. Solleva la tua voce contro gli stupri in Sudafrica». La scorsa settimana aveva rilasciato un’intervista al Times in cui descriveva il suo fidanzato come «un uomo impeccabile». Il giorno prima di san Valentino aveva scritto su Twitter: «Cosa tirerete fuori dal cilindro per il vostro amore domani? Che emozione!». Ammazzata proprio nel giorno di One Billion Rise, dedicato in tutto il pianeta alla lotta contro la violenza sulle donne” [Luisa Pronzato, Corriere della sera]
“Ossessionato dalla sicurezza e dalla difesa della privacy, Pistorius dormiva con una pistola da 9 millimetri vicino al letto (la stessa che ha ucciso la fidanzata) e a detta del giornalista del “Daily Mail” Jonathan McEvoy aveva una mitragliatrice alla finestra. Si allenava spesso al poligono di tiro: «Quando non riesco a dormire vado a sparare»” [ Giulia Zonca, la Stampa]
“In Sudafrica ci sono 6 stupri ogni ora. Un sudafricano su dieci gira armato. Nel 2009 ci sono stati 18.148 omicidi. Nel solo 2011 nella provincia di Guateng, dove si trovano le città di Pretoria e Johannesburg, sono state denunciate 7.039 rapine con intrusione. [Daniele Mastrogiacomo, Repubblica]
“Di Oscar potevi dire tutto tranne che avesse una natura violenta o che si lasciasse andare all’istinto. Al contrario ti sorprendeva con il sorriso, con la calma, con la mano sulla spalla. Pure se la vita con lui era stata carogna, se lo sport spesso gli aveva detto no, aveva reagito con equilibrio. Non con la rabbia assassina di chi urla il suo dolore. Se Mike Tyson a Las Vegas ti accoglieva a casa con l’aria del leone che deve essere mansueto, ma che non vede l’ora di staccarti la testa, Oscar nella sua nuova villa a due piani ti faceva entrare in cucina, girare attorno ai fornelli, e magari si metteva a tagliare verdure.
… A Pistorius davi fiducia, era solare, non pensavi avesse dentro una bestia da domare. Con Monzon, Tyson, O. J. Simpson avvertivi una prepotenza, un codice sbagliato di virilità. Avevano gesti da macho: Tyson davanti a tutti si tirò giù le mutande, per far vedere il contenuto al suo avversario. E se la moto non partiva lui la prendeva a calci. Monzon ti guardava con il ghigno dell’indio che ha appena scuoiato la preda, O. J. Simpson con l’arroganza del superatleta che ritiene che tutto gli spetti. Oscar no, non aveva modi da assassino
… Da angelo a diavolo in ventiquattro ore. Era l’eroe buono, ora è il bastardo cattivo. Uno psicopatico, ossessionato dalla gelosia e dalla violenza. Uno a cui ora vengono attribuite nefandezze e mostruosità. Per dieci anni è stato il simbolo di come ci si può rimettere in piedi, anche quando ti tagliano le gambe, un esempio di disponibilità al dialogo. Invitato a dare speranza a chi è a terra o a letto. Ora Oscar Pistorius viene smantellato e demolito in fretta, dipinto come una personalità inquietante. Tutti fanno a gara per scovare episodi e difetti, come se il fatto che abbia ucciso non sia già abbastanza grave. Deve scendere dal piedistallo, deve essere abbattuto. Deve sembrare ancora più squallido di quello che è un uomo che spara ad una ragazza indifesa” [Emanuela Audisio, la Repubblica]
titoli | L’Équipe: “Due allenatori alla sbarra” – Il tribunale di Marsiglia giudica oggi Vincent Pateau e Pierre Ettel, due allenatori accusati di vessazioni morali da cinque giovani ginnasti.