Perché i cinesi americani si rispecchiano in Eileen Gu?
Due ori e un argento, un posto nella storia, la prima atleta di free style a riuscirci. Una delle stelle di questi Giochi e al centro di discussioni in un momento di relazioni diplomatiche minime tra USA e Cina. Lei californiana di nascita, ma con il passaporto di Pechino in tasca: il paese di sua madre. Ashley Wong del New York Times ha raccolto pareri e opinioni su di lei e sulla sua scelta tra i cinesi americani. “C’è chi la ama – scrive – toccato dalla sua capacità di volare con disinvoltura su pendii insidiosi. Altri sono stati ispirati dai suoi sforzi per affrontare la difficile tensione politica tra due paesi e due culture. Alcuni credono che abbia scelto di rappresentare la Cina semplicemente per passare all’incasso. Ma piaccia o no, quasi tutti i cinesi americani intervistati nella regione di New York questa settimana concordano su un punto, sulla dichiarazione di Gu che sostiene di sentirsi americana quando è negli USA, cinese quando è in Cina. Gu esprime una dualità che ricorda le loro esperienze. E trovano quella dualità confortevole”.
Il New York Times ricorda che Gu ha ripetutamente affermato di aver fatto la sua scelta in modo da proporsi come modello per le giovani cinesi e contribuire alla diffusione dello sci. Ma la questione del suo passaporto rimane ambigua. La Cina non consente la doppia cittadinanza, eppure non c’è traccia del fatto che Gu abbia rinunciato alla cittadinanza americana. Secondo il Wall Street Journal ha contratti con più di 30 marchi internazionali, tra cui Tiffany & Company e Louis Vuitton, mentre la sua carriera parallela di modella l’ha portata sulle copertine delle edizioni cinesi di Vogue e Marie Claire.
Di lei ha scritto anche Christian Pastore sul Washington Post.
“Eileen Gu è il volto olimpico di Pechino, ma riuscirà a trovare spazio nel futuro sempre più nazionalista della Cina?”. Durante il fine settimana, Hu Xijin, ex caporedattore del quotidiano Global Times, ha esortato i media cinesi a non esagerare con la celebrazione Gu, perché la sua fedeltà al Paese non convince. Il People’s Daily, organo ufficiale del partito comunista cinese, ha modificato la formula delle sue cronache: Gu non porta più gloria alla Cina, ma al team cinese, sempre secondo il resoconto del Washington Post.
cineserie | Adam Kilgore sul Washington Post accenna un primo bilancio del soggiorno olimpico in Cina e scrive che la bolla, l’anello chiuso di siti dal quale gli atleti non potevano uscire, ha eliminato il covid ma pure la gioia dalle Olimpiadi. “Per più di due settimane le barricate hanno separato le Olimpiadi invernali dal luogo in cui si sono svolte. Atleti, funzionari e membri dei media sono stati trasportati dagli hotel ai luoghi, vietato vedere la città se non dalle finestre. Le mattine sono iniziate con un tampone faringeo, un’esperienza così condivisa che i partecipanti hanno imparato quanto delicata o no fosse ogni infermiera. Le misure estreme hanno raggiunto il loro scopo. Nell’ultima settimana delle Olimpiadi, gli organizzatori hanno registrato zero casi di covid. Il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach ha definito il circuito chiuso di Pechino uno dei luoghi più sicuri del pianeta, se non il più sicuro. Mentre i casi della variante omicron svaniscono in tutto il mondo, sperare in un ritorno alla normalità per i Giochi estivi di Parigi 2024 sembra una via di mezzo tra ingenuo e ragionevole”.
titoli | New York Times: “Il partecipante alle Olimpiadi più veloce? Salite a bordo” – Un viaggio nel treno ad alta velocità offre uno spaccato sul futuro della nazione e su parte del passato che la Cina vorrebbe lasciarsi alle spalle.
Chris Buckley attacca così il suo reportage: “Il treno scivola in un tunnel a 400 piedi sotto la Grande Muraglia cinese ed emerge su una pianura dove pale di centinaia di turbine eoliche torreggiano su filari di pini appena piantati. Questo è il panorama di passaggio a Taizicheng, un viaggio di 50 minuti progettato per stupire con una storia del progresso della Cina”.