I tornei nelle Accademie sono la privatizzazione del tennis

 

Il tennis? 
giochi la tua partita e te ne vai
Gabriela Sabatini
discussioni 
La privatizzazione del tennis con l’autocertificato

 

I tornei ATP e WTA sono fermi ma si inizia a giocare nelle Accademie dei coach

 

  Il modulo per l’autocertificazione lo conosciamo dall’11 marzo. Dalla sera della firma del decreto “Io resto a casa”. Nacque per le famose “comprovate esigenze lavorative” o per le “gravi esigenze familiari o sanitarie”. Ha poi avuto più versioni e aggiornamenti.
Consentiva/consente/consentirà di uscire di casa in deroga, a certe condizioni. Ora sta consentendo a centomila aziende italiane di riaprire nonostante il lockdown.
Il principio deve essere piaciuto a una porzione di tennis.
Mentre l’ATP e la WTA hanno fermato i tornei fino al 13 luglio e congelate tutte le classifiche, mentre Fognini da casa sua trova che gli Internazionali non si debbano recuperare fuori Roma e che «quelli del calcio siano matti» a pensare di voler ricominciare, nel tennis c’è chi ha ricominciato già.
In Florida. A Bradenton. Questo torneo assai privato che si sta tenendo su cemento all’aperto si chiama International Tennis Series e si gioca con le regole viste alla Next Gen di Milano: due set su tre sulla distanza di 4 game. Sono iscritti sei tennisti, ogni giorno quattro giocano e due riposano. Andrà avanti fino al 25 aprile.
Quella che nel vecchio mondo avremmo chiamato testa di serie numero 1 è un italiano, Paolo Lorenzi, fra i partecipanti il più avanti nel ranking: 121esimo. Ha cominciato vincendo le prime tre partite contro il numero 1898 al mondo Emmett Ward, contro un altro americano Evan King (398 ATP) e contro il bulgaro Adrian Andreev (685). Nella notte scorsa ha rigiocato e vinto altri tre match: contro il diciottenne Preston Brown (1529 al mondo), di nuovo Evan King e il trentottenne Jamie Cerretani (150 del doppio). 
Non è la platea di uno Slam ma non è neppure il nulla, insomma giocano, e proprio come ai vecchi tempi si sono pure dovuti fermare per la pioggia. Il torneo si può vedere in streaming, su qualche piattaforma di scommesse. Un passaggio che ha allertato la Tennis Integrity Unit, l’organismo che vigila e indaga sulla corruzione e sulle partite truccate.

 

  In Florida non sono i soli a essersi fatti venire l’idea del tennis privatizzato, ricominciare in maniera autonoma al di fuori del circuito, senza la patente delle istituzioni.
Patrick Mouratoglou è l’allenatore di Serena Williams. La sua accademia a pochi chilometri da Nizza dispone di 34 campi, in cemento e in terra battuta. Ebbene, a metà maggio Mouratoglou organizzerà l’Ultimate Tennis Showdown, dieci partite in programma ogni settimana per cinque week-end, e qui la cosa si fa interessante perché al debutto giocherà uno dei primi 10 al mondo, il belga David Goffin, contro l’australiano Alexei Popyrin, che è comunque 87 al mondo. Un secondo turno di uno Slam, va’.
Com’è possibile? Mouratoglou si è portato avanti coi progetti in previsione dell’uscita della Francia dal confinamento il prossimo 11 maggio. Ha spiegato che l’idea è dal padre di Popyrin. Pure qui le porte chiuse, lo streaming, e l’idea di far interagire gli spettatori da casa con i giocatori. «Vorremmo portarla avanti nel tempo a livello mondiale. Vogliamo usarla – ha detto Mouratoglou – come un laboratorio per proporre ai giovani lo spettacolo del tennis in un modo diverso, pensando più ai modelli del basket NBA negli Usa o del calcio in Europa, dove i giocatori hanno un rapporto più stretto con il pubblico. La gente segue di più e si emoziona di più perché conosce meglio i protagonisti. Ho un’idea diversa del tennis: insieme al giocatore vorrei l’allenatore sul campo, ma anche il fisioterapista e il preparatore fisico. E, perché no, i genitori o la fidanzata». 

 

  Come si fa? In fondo il principio è quello dell’autocertificazione. «Nel nostro format – sono le parole attribuite al coach – ci sentiremo liberi di provare un po’ di tutto. Ovviamente rispettando tutte le norme di separazione sociale e tutela sanitaria che questo periodo richiede». Lo stesso Nadal a Manacor dispone di una struttura con 19 campi e potrebbe farsi venire la tentazione di. 
Il tennis ha in effetti molti ragionevoli motivi per sentirsi fra gli sport il più biocompatibile con la situazione attuale. I giocatori sono distanti. L’arbitro è lontano. Ci si può organizzare senza raccattapalle, gel disinfettante e guanti possono tornare utili a bordo campo. 
Bello. Avremo del tennis. Un primissimo passo, un riassaggio. Non proprio un pasto. Finger tennis. Ma tennis. 
Ora però immaginate se fosse stato Raiola ad annunciare per metà maggio su un campo di calciotto, un tre contro tre fra i suoi giocatori, o anche solo una sfida ai calci di rigore, a porte chiuse, in streaming, con i genitori e le fidanzate a bordo campo. 

 

  Come la pensa Matteo Berrettini  – Il miglior giocatore italiano, Matteo Berrettini, non è in Italia. Si trova a Boca Raton, il luogo di residenza della sua fidanzata Ajla Tomljanović e si sta allenando regolarmente. «Sono più fortunato rispetto a voi. In giardino abbiamo pesi e bilancieri, ci siamo costruiti una palestra artigianale. A giocare andiamo in una casa privata dove non abita nessuno, isolata e perfetta per questo periodo. Il pericolo è di ripetere le stesse cose tutti i giorni». In una intervista a Stefano Semeraro per la Stampa il numero 8 del mondo non si dice contrario a un circuito che andasse avanti con le porte chiuse.
«Sia per noi sia per gli spettatori sarebbe importante avere qualcosa da guardare. Una passione da coltivare, nel limite delle regole, in un periodo così difficile. Il bello del tennis è avere il pubblico, sul campo e in tv, ma se in campo potranno starci solo in due, pazienza, bisognerà accontentarsi. Il tennis è uno sport facile perché non c’è contatto, ma ti obbliga a viaggiare, e questo lo rende problematico. E non si può neanche dire: tu vieni da una nazione e puoi giocare, tu da un’altra e non puoi. Occorre aspettare che la situazione si stabilizzi prima di capire se, quando e come si giocherà».
Se potesse salvare un solo torneo, Berrettini dice che sceglierebbe gli Internazionali di Roma. Anche giocandoli altrove. A Milano o a Torino. «Non sarebbe il finimondo, e farebbe bene anche all’economia. Giocare anche gli Us Open e Parigi sarebbe bello, ma non so se avrebbe un senso salvare uno o due tornei. Meglio inventarsi dei tornei “regionali” e ripartire l’anno prossimo».

 

  Le prove di ripresa per tutti – A proposito di autocertificazioni e biocompatibilità. Il Coni ha spedito sabato alle sue federazioni un questionario da compilare e restituire entro giovedì. Si chiama “griglia di rischio” e andrà compilata da dirigenti e tecnici di 102 sport e 385 discipline. Paolo de Laurentiis su Corriere dello sport-Stadio scrive stamattina che “dovranno valutare i quattro gradi di rischio di ogni disciplina: 0 inesistente, 1 scarso, 2 medio, 3 alto, 4 elevato. Viene preso in considerazione tutto: il luogo di allenamento, quello di un’eventuale gara o più in generale il sito sportivo nel caso di una manifestazione con grande richiamo di pubblico. In sostanza, una gigantesca autocertificazione che servirà – come riportato nella lettera inviata assieme al questionario – per «dialogare con le istituzioni e permettere la ripresa di allenamenti e gare nei diversi sport»”.

 

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