Gli addii non contano. Conta solo quello che c’è stato.
Bette Davis in “Perdutamente tua”
artefici
Le ultime bracciate di Federica Pellegrini
▻ È stato bello così. È stato bello smettere nella stessa città e nella stessa vasca dove dodici anni fa era diventata la prima nuotatrice italiana a battere un record del mondo in Italia, la stessa dove aveva dovuto superare gli attacchi di panico sulla distanza doppia dei 400 metri stile libero. Tutto qui, tutto a Riccione, dove si attracca in gioventù per ostentare allegria e dove scavallati i trenta si trova l’aria più adatta per l’amarcord. Federica Pellegrini è uscita dall’acqua. L’ha fatto mentre passavano le immagini del bacio lanciato al cielo per Alberto Castagnetti, l’ha fatto con papà Roberto e mamma Cinzia in tribuna, l’ha fatto invitando per l’ultima bracciata alcune delle rivali di una volta, non Katie Ledecky, ma Camelia Potec, Sara Isakovic, Femke Heemskerk, Alice Mizzau, Evelyn Verrasztó e Sarah Sjostrom. Sul blocchetto con il numero uno ha posato la cuffia di Camille Muffat, morta in un incidente in elicottero mentre partecipava a un reality. Tutte insieme l’hanno accompagnata nella vasca finale mentre la voce di Vasco Rossi in piscina le prometteva non tanto una vita spericolata, figurarsi, adesso si sposa, ma una vita declinata al futuro, ecco, questo sì, una vita declinata al futuro: “Vedrai che vita vedrai”.
Prima della festa chiamata The Last Fight, aveva vinto il suo 130esimo titolo italiano, aveva la cuffia blu del suo circolo Aniene e dalla corsia quattro ha chiuso in 1’54”95, quarantotto centesimi in più del primato mondiale del 2009. Un giorno dovremmo chiederci seriamente com’è la vita di un’atleta in uno sport nel quale ci passa un mondo in appena 48 centesimi, uno spazio infinitesimale per noi altri. Già piangeva alla partenza, mentre si dava botte forti sulle gambe alla Warholm e poi s’è toccata lieve con la mano il cuore. Ha messo la gamba destra in avanti e via, la testa in acqua, per battere la sua ultima avversaria, nome Cecilia, cognome Ceracchi, in qualche modo pure lei nella storia.
Arianna Ravelli sul Corriere della sera scrive che alle Olimpiadi “Federica Pellegrini aveva sorriso anche sott’acqua; qui sui blocchi di Riccione, prima di buttarsi per gli ultimi 200 ha dovuto ricacciare le lacrime dietro gli occhialetti, perché il momento della piena consapevolezza è arrivato a tradimento, poco prima dello start, e il cumulo di emozioni ha chiesto il conto. Fede ha scelto un addio soft, tante ultime sigarette”.
Riccardo Signori sul Giornale ha raccontato nel suo pezzo di stamattina come “da ragazzina introversa e scontrosa si è trasformata in una luce cometa dello sport italiano”, mentre su Twitter Lia Capizzi – che ha raccontato i suoi anni di gloria – ha salutato “la cattiveria agonistica. La dedizione maniacale. Il coraggio di non mollare, di sapersi rialzare. Carriera e vita, in acqua e fuori: da ragazzina musona a donna risolta. La leggenda Pellegrini lascia in eredità il suo esempio”.
“È tempo di altre battaglie, altra vita” scrive Alessandra Retico su Repubblica. Leonardo Iannacci su Libero ricorda che avrebbe voluto fare l’archeologa.
Quando apparve sedicenne ai Giochi di Atene, di lei sapemmo che aveva avuto un nonno campione italiano di lotta grecoromana, Gastone Lionello, e che il suo papà Roberto portava il paracadute anche in auto. Sono le cronache dalla Grecia di Stefano Arcobelli per la Gazzetta dello sport d’allora. “Se hai una madre che si occupava di vetri a Murano e decide che è meglio organizzare il lavoro in piscina, non puoi che essere una nuotatrice preziosa: Cinzia Lionello le passò la ricchezza dell’emozione. Una su mille ce la fa: qui comincia la storia di Federica Pellegrini”.
Il primo giorno in piscina aveva 7 anni e non voleva tuffarsi. Voleva solo le caramelle di Marisa, l’addetta alle pulizie. La sua prima amica e rivale si chiamava Chiara Pettenò, dorsista, compagna di classe, insieme all’ultimo banco, chissà che stava facendo ieri pomeriggio mezz’ora dopo le sei. Avevano lasciato insieme Mestre per andare a nuotare alla Dds Milano, la società di Luca Sacchi, a Riccione come seconda voce Rai, e alla fine pure lui commosso, al punto da chiedere a Federica di non ripensarci, di non cedere al pressing della federazione che le chiede di nuotare le staffette a Roma, agli Europei della prossima estate.
La ragazzina Federica comprava i leoncini di peluche in autogrill. Un ultimo graffio l’ha lasciato a Massimiliano Rosolino che faceva il conduttore da bordo vasca. «Facciamo pace?» le ha chiesto lui, dopo l’intervista di qualche settimana. «Certe cose non si fanno in pubblico», l’ha gelato lei, «ma va bene così», alla fine gli ha sorriso.
Perché col tempo è diventata più spassosa, meno dura, più hip-hop e meno Metallica. Arrivò che voleva essere Franziska Van Almsick, adesso che se ne va dice di voler diventare Mara Maionchi. Quanta roba che ci sta dentro 48 centesimi di secondo.
parole Che cosa dice Federica Pellegrini
➣ Lascia nel modo in cui si immaginava di farlo? «Con la medaglia numero 130, pure cifra tonda. A Tokyo ero sola, qui c’era il mio universo. Ho amato il nuoto follemente, lo amo ancora. Ma non mi mancherà. Sentirò l’assenza di tutte le emozioni che mi ha dato».
➣ Riuscirà a farne a meno? «Tiferò sempre, adesso dagli spalti, come membro Cio continuerò a frequentare le Olimpiadi. Resterò legata a questo sport per sempre».
Ha trovato un posto tra i grandi nomi dello sport. Come si sta lì? «Sono molto contenta di aver toccato questo livello nei 200 stile libero, per me non sono una specialità, sono una vocazione, quando li faccio mi sento sempre al posto giusto nel momento giusto… quando li facevo. È stato un viaggio bellissimo».
➣ Se i figli vorranno nuotare, vi preoccuperete? «No, anzi, spero che con i geni sportivi di uno o dell’altro qualcosa di buono venga fuori».
➣ A che punto sono i programmi per le nozze? «In alto mare: qui le ipotetiche date non fanno che slittare. Mi ci butterò a capofitto».
➣ Le sono mai ritornati gli attacchi di panico? «Una volta che hai provato quelle sensazioni viaggi sempre sul filo e io sono rimasta… in equilibrio. Ora diciamo che ho tolto la fonte dell’ansia all’origine».
➣ Come si vede da settantenne? «Mamma mia, devo ancora capire come sto fuori dall’acqua. Spero di somigliare alla mia amica Mara Maionchi». – intervista di giulia zonca, la Stampa
Che altro è successo agli Assoluti | Il record del mondo jr di Cerasuolo
① Simone Cerasuolo ha battuto il record del mondo juniores (25″85) nei 50 rana, battendo Fabio Scozzoli e Nicolò Martinenghi. La nuova rivelazione dello stile dell’eccellenza italiana ha 18 anni ed è di Imola. Ilaria Cusinato è tornata in vasca proprio per nuotare la rana (i 100), nella gara vinta da Arianna Castiglioni (1’04″58) davanti a Martina Carraro
② Ha smesso anche Erika Ferraioli, 35 anni, romana, staffettista quattro volte d’oro agli Europei tra il 2014 e il 2015 (tre in vasca corta). Non ha mai amato le interviste, ieri su Rai Sport è stata sintetica anche per l’addio. Due anni fa aveva raccontato a Forum Roma i pensieri che si fanno con la testa sott’acqua e gli occhi fissi sulla linea blu.
«Quello che succede mentre si nuota è che l’acqua diventa una naturale confidente che ti mette in più profonda connessione con la tua vita personale. Quando ti senti leggera, ti capita di canticchiare spensierata sott’acqua mentre, se hai un pensiero negativo, tendi ad analizzarlo maggiormente. Da ragazzina, rappresenta una valvola di sfogo mentre, crescendo, ti soffermi sulle cose più importanti, è come crescere insieme e l’acqua non mente su di te, anzi ti rivela. Quando hai energia negativa nuotare diventa un modo per scaricarla. Durante una gara è tutto diverso, sei concentrata sul movimento, sul sentire il tuo corpo e fare i movimenti giusti, sul rendere più efficienti possibili le tue bracciate e controllare il dispendio di energie».