Il dilemma della panchina inglese

  Con l’Inghilterra siamo punto e daccapo. In Inghilterra sono punto e daccapo. Retrocessa in serie B di Nations League, la Nazionale ha perso l’ultima partita in casa contro la Grecia. Il guaio è che non c’è neppure più Gareth Southgate, il perfetto capro espiatorio, per alcuni anni il Malaussène del calcio inglese, eppure il cittì con i migliori risultati di sempre, se si  taglia il 1966 dal calendario della storia. Dentro questo imbuto di malessere ha calato una sonda alla sua maniera Jonathan Liew, sarcastico editorialista di punta del Guardian. “C’è forse un certo tempismo comico e amaro – ha scritto sulla versione domenicale del giornale, l’Observer – nel fatto che il prossimo avversario dell’Inghilterra sia il paese classificato come il più felice sulla terra. Prospera, equa, istruita, sostenuta socialmente e con poche illusioni di grandezza globale, la Finlandia offre alla nostra nazione scontenta e perennemente in difficoltà un’abbondanza di utili lezioni di vita, la maggior parte delle quali, ci potete scommettere, non saranno ascoltate”.

Insomma. Dopo due partite il cittì con l’interim Lee Carsley pareva avesse conquistato i cuori bisognosi d’affetto. Certo, c’è questa cosa che non canta l’inno e i conservatori ne sono indispettiti, ma sembrava una faccenda sotto controllo. Ora invece gli restano tre partite per salvare il mandato e quel lavoro “che in realtà non sembra volere comunque. Forse era inevitabile – dice Liew – data la nostra evidente mancanza di entusiasmo per il formato della Nations League in generale, un toreno che il calcio inglese avrebbe usato come un’opportunità per ripiegarsi completamente su se stesso, per dare libero sfogo al suo psicodramma in corso, una specie di campagna referendaria estesa Lee In o Lee Out”.

L’Observer sottolinea che la Grecia è una squadra migliore di quanto farebbe supporre la sua classifica FIFA da numero 48. Ha pareggiato con la Francia e ha messo sotto sul piano del gioco la Germania poco prima degli Europei. Vale uno dei primi-20 posti secondo il sistema di valutazione Elo, davanti a USA, Messico, Svezia, Marocco. L’algoritmo sostiene che sia una squadra migliore della Grecia 2004, quella che a sorpresa vinse gli Europei. Quindi: sorpresa sì, ma fino a un certo punto. Siamo dentro l’età della redistribuzione dei saperi. Tutti sanno come mettersi in campo, tutti sanno come prepararsi atleticamente, tutti sanno quel che sanno gli altri. Ovviamente ci si aspetta ancora che l’Inghilterra batta una Grecia, “ma questa è una squadra – scrive Liew – che merita davvero rispetto anziché una litania di brutti giochi di parole e la puzza di un certo disprezzo imperiale. Il che ci porta a un secondo punto, forse controintuitivo: il sistema inglese di giovedì sera non è stato tanto un caso di cattiva concezione quanto di cattiva esecuzione. Mettendo insieme tutti i buoni giocatori d’attacco, con un piano, con un allenamento adeguato, facendo pressing, con un’attenzione a tanti piccoli dettagli, l’Inghilterra può effettivamente funzionare. Si difende alto, si inchiodano gli avversari nel loro territorio, gli si toglie la palla, li soffochi e poi li fai a pezzi con creatività. Ma naturalmente è una tattica che richiede più di 20 minuti di allenamento. Carsley verrà punito per questo, e va bene; la prestazione è stata terribile e spiegata in modo orribile. Ma quel che ha colpito della prestazione dell’Inghilterra contro la Grecia è stata la mancanza di impegno. Considerato il modo in cui l’Inghilterra ha affrontato la partita, si può sostenere che non ci fosse un solo sistema al mondo che avrebbe potuto fargliela vincere. Forse è anche colpa di Carsley, ma non è una questione di sistema e sicuramente non nasce in questo autunno. La partita contro la Grecia è stata una porzione di un modello più ampio di prestazioni inglesi quasi illeggibili degli ultimi 12 mesi”. La conclusione di Liew è che esista “qualcosa di marcio nel profondo di questa squadra” e che la sconfitta di Wembley sia più “una progressione logica che un’anomalia selvaggia”.

Si vede dal linguaggio del corpo dei calciatori e si vede dal tentativo di Carsley “di tenersi buone tutte le star, come un Roberto Martínez ma con ancora meno autorevolezza. C’è già stata una leggera ma chiara deferenza verso i club più grandi. C’è un vecchio proverbio finlandese – dice Liew citandolo in originale – onnellisuus on se paikka puuttuvaisuuden ja yltäkylläisyyden välillä, che significa: la felicità è un luogo tra la scarsità e l’abbondanza. Negli ultimi anni il calcio inglese ha goduto di abbondanza di talento e scarsità di identità. Ciò di cui la Nazionale ha veramente bisogno è un riavvio culturale in stile 2016, non il triste Southgate di fine era, ma l’insurrezionale Southgate dell’inizio. Un allenatore che possa riaffermare il valore del controllo del gioco, che uccida qualche vacca sacra, che infonda un senso della missione e che vada oltre il semplice desiderio di vincere qualcosa. Molto probabilmente Carsley non è quel tizio. Ma allora, chi lo è?”. 

L’Équipe aggiunge: Ora è Thomas Tuchel il favorito per succedere a tempo pieno a Gareth Southgatema Liew obietta che un grande allenatore straniero come Thomas Tuchel può dare l’autorità richiesta, non il senso del significato o il cambiamento culturale. Eddie Howe, Graham Potter, Steve Cooper: sono tutti buoni e tutti imperfetti a modo loro. L’allenatore di cui l’Inghilterra ha bisogno in questo momento potrebbe non esistere. C’è un motivo per cui lo hanno definito il lavoro impossibile

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