
LA CORSA PRIMA DELLA CORSA
MÂCON > DIGIONE
E adesso? E adesso che Mark Cavendish ha finalmente sorpassato Merckx, che sprint vedremo? Oggi probabilmente ce ne sarà un altro, ma a ranghi ristretti, prevede la rivista Rouleur – le cui anteprime spesso accarezzano l’esito finale. Jasper Philipsen della Alpecin-Deceuninck non è ancora riuscito a vincere una tappa. È un’occasione per lui, ma attenzione ad Alexander Kristoff – avvertono – che nonostante un incidente a 28 km dalla fine è riuscito a disputare lo sprint. C’è Fabio Jakobsen che sta ritrovando la gamba e sta risalendo la classifica, con un sesto posto nella quarta tappa e un quinto nella quinta. Anche Mads Pedersen va tenuto in considerazione, sebbene abbia subito un incidente durante gli ultimi 100 metri dello sprint nella quinta tappa e non si sa bene come stia. Restano da citare Arnaud De Lie e Dylan Groenewegen. La maglia verde della classifica a punti è sulle spalle di Biniam Girmay, altri contendenti sono Bryan Coquard, il senatore Fernando Gaviria e quel Sam Bennett al quale Cavendish avrebbe dovuto tirare le volate quando Lefévère gli offrì un posto in squadra.
LE STRADE DEL TOUR
MÂCON > DIGIONE
KM 0 MÂCON Anno 1990. La definizione che resiste al tempo e che descrive meglio. “Dato che siamo in Borgogna, si beve meglio, i nostri taccuini sono bianchi ma le nostre anime sono rosee e leggere”. Parola di Mura, che metteva Borgogna e Alsazia in cima alla classifica delle strade del vino. “Borgogna significa Chardonnay e Pinot nero: qui, tanto di cappello, i maestri erano loro, lo sono e lo resteranno nei secoli. Il Pinot nero è un vitigno esigente, difficile, acclimatato in Borgogna da generazioni. Da noi lo si è a lungo impiegato nella produzione di spumanti. Si sono salutati come rara avis quei pochi in grado di competere coi borgognoni (non di batterli). Venivano dalle province di Brescia, di Bolzano, di Prato, di Pesaro. Più giù non conviene coltivarlo, non ama i climi troppo caldi”
Una tappa tutta in Borgogna, dalla culla del Pouilly-Fuissé ottenuto dall’uva Chardonnay, dalla casa del bouchon, dell’andouillette, del formaggio di capra, si va fino alla Digione del ribes nero, il pan di zenzero, il cioccolato Lanvin, la senape. Siamo a casa di Antoine Griezmann e di Joseph Dufour, creatore di carta da parati. Nel 2019, Macon ha celebrato il 150esimo anniversario della morte della sua figura più illustre, il poeta Alphonse de Lamartine. Si ritirò dalla vita politica nel 1849, gravato dai debiti, invece in Italia i debiti ti portano a entrare in politica. Macon si è imposta sulla mappa del Tour de France nel 1991, quando Miguel Indurain sigillò il primo dei suoi cinque titoli battendo Gianni Bugno e Greg LeMond a cronometro. Due ciclisti nati a Macon hanno preso parte al Tour: Joël Millard in quattro occasioni tra il 1972 e il 1975; Guy Buchaille nel 1953 e nel 1957. Joël Millard è attualmente il presidente del comitato ciclistico dipartimentale della Saona e della Loira.
KM 163 DIGIONE Nella pedonale rue de la Chouette, sul lato nord della chiesa di Notre-Dame, spicca una scultura grezza che i digionesi chiamano “la civetta”. È consuetudine accarezzarla con la mano sinistra ed esprimere un desiderio, che verrà esaudito a patto di non incrociare lo sguardo della salamandra, un’altra scultura situata un po’ più in alto. Nel gennaio del 2001, un vandalo colpì la civetta più volte con un martello. Il danno fece assai scalpore. Da allora esiste un sistema di videosorveglianza e la popolarità della civetta è aumentata. Il Tour de France ha fatto tappa a Digione tredici volte, ma non ci viene da più di un quarto di secolo, dalla vittoria di Mario Traversoni nel 1997.
Ventisette anni dopo serve una buona memoria per ricordare che fu una vittoria a tavolino. Traversoni aveva vinto solo la volata degli inseguitori per il terzo posto, ma i due davanti in fuga [l’olandese Voskamp e il tedesco Heppner] si erano fatti squalificare per certe reciproche porcherie allo sprint. “ È lui, Mario Traversoni – scrisse Mura – che finalmente posso chiamare Cross. Bella faccia della Bassa, professionista dall’anno scorso. Ha cominciato a farci un pensierino quando gli hanno detto di aspettare a fare la doccia Suo padre è centralinista all’ospedale di Codogno. Un fratello maggiore, Nello, è morto nel ’77 a 14 anni, investito da un’ auto mentre si allenava in bici. Perito meccanico con la passione della pesca, Traversoni ha sposato Annalisa (distributore di benzina) e appena ha avuto un figlio l’ha chiamato Nello Alberto”. Disse Traversoni: «Le vittorie più belle sono quando puoi alzare le braccia, ma questa me l’ hanno data e non mi vergogno a prenderla. Sugli albi d’ oro del Tour ci sarà il mio nome». Infatti a Digione oggi si parla di lui.