RUOTE

Ieri l’arrivo a Rimini dove tutto finì, oggi la partenza da Cesenatico dove ogni cosa cominciò. Come dice la rivista Rouleur, i memoriali dedicati a Marco Pantani restano una caratteristica del Giro d’Italia, dove praticamente ogni anno c’è almeno una tappa che onora la sua memoria. Il passaggio del Tour dalla sua terra è “l’occasione per riflettere sulla complessità della sua figura”, si legge. Una figura ovviamente “amata nel suo paese d’origine per le sue straordinarie imprese in montagna, nonostante lo scandalo del doping che ha oscurato la sua carriera”.
In realtà qui c’è un po’ di confusione. Si parla di “test positivo che lo costrinse a lasciare il Giro d’Italia 1999 e a saltare il successivo Tour de France”, mentre a escluderlo dalla corsa quando era in maglia rosa fu un controllo previsto nel protocollo per la tutela della salute. Pantani aveva l’ematocrito oltre la soglie del rischio, un parametro che in quegli anni era associato all’assunzione di sostanze illecite, o comunque un indicatore di un sospetto. “Pantani – dice Rouleur – aveva già lasciato il suo segno indelebile sul Tour. È diventato sinonimo della salita più famosa della corsa, l’Alpe d’Huez, sulla quale ha vinto due tappe, tuttora detiene il record per l’ascesa più veloce di sempre, ma ha anche lanciato attacchi celebri su Plateau de Beille e Galibier. Se il 1998 fu l’apice della sua carriera al Tour, il suo ritorno nel 2000 fu una questione più ambivalente, le vulnerabilità e la sensibilità della sua persona giocarono un ruolo nella faida con Lance Armstrong, che cercò con rabbia di punire per l’apparente leggerezza con la quale gli aveva concesso una vittoria sul Mont Ventoux”.
Cesenatico a parte, c’è l’arrivo dopo il Colle San Luca, a 13 km dalla sua seconda scalata, “il che potrebbe scoraggiare gente come Roglič e altri contendenti alla classifica generale dal tentare un attacco” secondo Rouleur. Il favorito della corsa per la rivista è Maxim van Gils.
Sulla newsletter di Bidon Magazine [QUI], Leonardo Piccione ha citato l’Elogio della bicicletta che fece Sergio Zavoli, in una terra in cui “la bicicletta è un modo di accordare la vita con il tempo e lo spazio, è l’andare e lo stare dentro misure ancora, non so per quanto, umane”. Zavoli si domandava cosa sarebbe stato della bicicletta, un oggetto così piccino e figlio di un mondo d’antico, se ormai l’uomo era andato sulla Luna. “Seduti sopra sellini neri e sguscianti come sorci, i corridori consumano ancora la più lunga, la più dura, ma forse la più lieta delle fatiche sportive. Armstrong li ha lasciati com’erano, soggetti alla gravità della terra, alle prese con le vecchie condanne dell’orologio, dentro la loro carovana, le tende da fare e disfare ogni giorno, la gente che li aspetta un anno e se li gode un minuto”. Prima che tra le bici arrivasse un altro Armstrong
Alessandra Giardini su Bicisport ha raccontato invece l’effetto che fa l’arrivo del Tour de France a Bologna, sotto casa. “La scorsa settimana – si legge – il Tour de France – che guarda sempre avanti – ha cominciato la sua opera di promozione dalle basi, cioè dagli asili nido. Ha regalato delle biciclette gialle ai nidi delle città di tappa. Sono delle balance bike senza pedali, perfette per permettere ai bimbi di stare in equilibrio e di imparare subito a pedalare senza rotelle. Le biciclettine gialle sono distribuite agli asili, dove educatrici, educatori e insegnanti le metteranno a disposizione dei bambini. Il progetto si chiama “L’Avenir à Vélo“, il Futuro in Bicicletta, e il Tour lo sta portando avanti dal 2018 per promuovere la mobilità in bicicletta e incoraggiare tutti quelli che possono farlo ad integrare la bicicletta nella loro vita quotidiana”.
CANZONI
LA BICI DI LUCIO DALLA
“Invece pensami, tra vent’anni pensami / Io con la barba più bianca / E una valigia in mano / Con la bici da corsa / E gli occhiali da sole ” [Telefonami fra cent’anni]
“Cosa sarà che ti fa lasciar la bicicletta sul muro. E camminare la sera con un amico a parlar del futuro” [Cosa sarà]
QUI Giovanni Battistuzzi una volta ha disegnato un Giro di Dalla sul suo blog Giro di Ruota