L’Austria di Rangnick in due canzoni di Edoardo Bennato

  OLANDA VS AUSTRIA

L’Austria prima nel girone? Sul serio: l’Austria prima nel girone dove c’erano  i vicecampioni del mondo di oggi e di ieri [1974], la Francia del nipotino di Pelé e l’Olanda dei nipotini di Cruyff? Non è possibile. Come si spiega? 

L’Austria è una scheggia del passato, un frammento da vecchi albi speciali del Guerin Sportivo che ti raccontano come andava il calcio negli Anni Trenta, il Wunderteam, Sindelar carta velina, quella roba là. L’Austria è con l’Ungheria la prova che il declino nel calcio esiste. L’Austria è la rappresentazione del Teorema Bennato applicato al pallone. Un giorno credi di esser giusto, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero. Solo che oggi l’Austria, del Teorema Bennato vede un postulato: l’esistenza delle Notti Magiche. 

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Il merito è seduto in panchina, un signore tedesco al quale spesso e volentieri sono stati messi i coppetielli dietro. Di Ralf Rangnick ha scritto stamattina Giulia Zonca su La Stampa: Certi successi si ribellano all’idea della rivincita, sono troppo grandi e preziosi per stare in una casella dove manca l’aria. È calcio quando crede alle rivoluzioni, soddisfazione fuori schema, insomma gegenpressing. Di Rangnick una volta Ronaldo disse: «Non è nemmeno un allenatore». Zonca scrive che ci starebbe una rivincita, solo che non ce ne è alcun bisogno, così come non c’è bisogno di rivendicare qualcosa dopo essere stato sabotato dalla tifoseria rossonera e guardato con scetticismo da Maldini quando era il pretendente alla guida del Milan. Il Rangnick attuale, scrive Zonca, è tanto fiero di allenare l’Austria da rifiutare il Bayern di Monaco. L’Austria è casa, lo è diventata. Rangnick si è preso il cuore della gente, la fiducia dei giocatori e lo ha fatto da tedesco, da estremista, da maestro. Rangnick si è seccato subito del richiamo e ha modificato un pezzo della cultura austriaca che adora riferirsi al passato. Qualche mese fa si è rifiutato di convocare i giocatori filmati mentre cantavano un coro omofobo. Poi ne ha rimessi in rosa un paio, dopo il castigo e la pubblica vergogna. Ha parlato contro Trump e l’estrema destra, si è espresso sulla necessità di contrastare la crisi climatica: il gegenpressing ce l’ha nella testa

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