La mattina della prima finale mondiale dell’Italia di Pozzo

LIBRI, AUTO, VIAGGI, FOGLI DI GIORNALE

10 GIUGNO 1934

 

UNA VIGILIA MONDIALE

 

  Emilio De Martino, Corriere della sera: Ci viene incontro, con molta gentilezza, il panciuto signor Kaan, a torso nudo anche lui, come i suoi uomini, sorridente e tranquillo. È il presidente dela Lega cecoslovacca di calcio: ed è una persona bonaria e cordiale. È di poche parole: ma si spiega bene. I giocatori sono in condizioni floridissime e hanno molta fiducia. Tutta la Cecoslovacchia guarda a loro. In questi momenti a Praga la finale di Roma ha messo tutti in frenesia. Nessun avvenimento ha valore oggi in Cecoslovacchia: conta solo il campionato del mondo.

Se i Cecoslovacchi vincessero sarebbero accolti in patria con gli onori del trionfo. I telegrammi e le lettere sono giunti a migliaia: l’ufficio postale di Frascati è in serie difficoltà. A Praga si spera molto. C’è Planicka, il portiere, che dà a tutti una sicurezza alla Zamora. Domattina duemila tifosi, bandiera in testa, giungeranno dalla Cecoslovacchia per stringersi attorno ai loro giocatori.

Il signor Kaan ci racconta in qualche modo queste cose. In un canto Planicka, atletico come Zamora, pare che sorrida. Lasciamo Frascati e piombiamo a Roma. Abbiamo bisogno ora di rivedere gli azzurri, di leggere sul loro volto la stessa sicurezza, la stessa fiducia. Filiamo all’albergo che li ospita. Non ci sono. Dove sono andati? Mistero. All’albergo non si sa nulla. Il commissario Pozzo desidera che la squadra in queste ultime ore di vigilia sia lasciata tranquilla. Dove rintracciarla, dunque? Troviamo il filo che ci condurrà presso i nazionali . Sono andati a far colazione nella pineta di Castelfusano, al Lido di Roma, di fronte al mare, come fecero prima dell’incontro con gli Stati Uniti

 

  La Gazzetta: Consumata la colazione, riposo sulla sabbia sino alle 15, poi ritorno a Roma. Breve sosta ancora in albergo, e quindi tutti i ventidue giocatori si sono recati al Foro Mussolini per assistere ai due ultimi incontri di Coppa Davis. Riconosciuti dalla folla, i giocatori che, abbronzati e robusti come sono, sprizzano salute da tutti i pori, sono stati fatti segno ad affettuose dimostrazioni di simpatia.

La contessa Edda Ciano-Mussolini si è compiaciuta di far chiamare Meazza e gli ha espresso calorose parole di congratulazioni e di augurio. Gli azzurri si sono trattenuti al Foro Mussolini fino alle 17.15 e sempre in torpedone si sono recati poi allo Stadio. Abbandonato l’abito civile ed indossato il costume sportivo i giocatori hanno svolto un leggero lavoro atletico sotto la sorveglianza di Vittorio Pozzo e di Carcano: qualche scatto ma più che altro esercizi di ginnastica svedese. Il solo Ferraris IV ha compiuto un giro di corsa

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