Una greca in finale: si compie il progetto iniziale della Conference

  LA FINALE DI CONFERENCE LEAGUE

A ripensarci adesso. Quando Andrea Agnelli guidava ancora l’ECA e andava d’accordo con Aleksander Ceferin, quando il gran capo dell’UEFA era ancora il padrino di battesimo di sua figlia e non un acerrimo nemico, insieme partorirono l’idea di questa Conference League per dar più spazio  alle federazioni tagliate fuori dalla Champions, per «rendere le competizioni europee molto più inclusive», e del resto pure le piccole votano e il loro voto vale uno.

L’Olympiakos in finale stasera in uno degli stadi Atene compie finalmente quel progetto a tre anni di distanza. Finora in Conference in League c’erano state due volte un’italiana, un’inglese e un’olandese. La squadra del Pireo è la prima a rappresentare un paese fuori dalla top-6 dell’Europa. La Grecia era ferma a una nobile e lontana finale in Coppa dei Campioni del Panathinaikos contro l’Ajax nel 71. 

La Fiorentina è la terza italiana di fila che gioca per il trofeo.  Marco Ciriello su Domani ha scritto che è un girone dantesco, sarà per questo che per la seconda volta di seguito ci arriva la squadra della città dell’Alighieri.

Giuseppe Calabrese su Repubblica racconta che ci sono novemila tifosi della Fiorentina, e ieri è arrivato anche il presidente Commisso. Dopo la finale farà un altro tentativo con Italiano, ma ci sono poche possibilità. Il tecnico considera concluso il progetto, dopo due finali europee e una di Coppa Italia sa che non potrà fare di più. Meglio cambiare. Bologna è un’ipotesi, all’estero non ci vuole andare.

Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio  parla stavolta di conoscenza e consapevolezza. Sono le due parole che stasera possono aiutare la Fiorentina in una notte che tutti vorremmo memorabile. Un anno fa, questa squadra arrivò alla finale di Praga quasi senza immaginarlo, non era improvvisazione, certo, però ogni passo conduceva a una tappa inesplorata. Iniziò un cammino che non conosceva e giunse fino alla fine ignorando, sul piano pratico, le insidie di una partita del genere. Non a caso perse all’ultimo minuto con un gol che ancora oggi strozza la voce dei tifosi che rabbiosamente lo ricordano.

Qualche giorno fa ha immaginato che la Fiorentina non si difenderà ad Atene, non lo sa fare, non lo vuole fare. Ha un esempio da seguire ed è legato proprio all’Atalanta, alla semifinale d’andata di Coppa Italia, quando i viola hanno dominato dall’inizio alla fine. Giocherà così la Fiorentina, o meglio, cercherà di giocare in quel modo. E rischierà, ovviamente. La Fiorentina attaccherà sugli esterni, con Dodo e Biraghi talvolta oltre Gonzalez e Kouame, il giocatore a cui Italiano rinuncia sempre a malincuore

Claudio Cucciatti su Repubblica sottolinea invece l’ansia di riscatto che Bonaventura deve avvertire dentro, per la mancata convocazione di Spalletti agli Europei. In effetti, glielo avevamo lasciato credere. Solo pochi mesi fa, il cittì lo aveva definito il Bellingham dell’Italia, andando a insidiare da vicino certi antichi paragoni di Nils Liedholm, tipo Mandressi che era Rensenbrinck. 

L’Équipe dedica un pezzo ad Ayoub el-Kaadi, il marocchino dell’Olympiakos che ha segnato dieci gol in Coppa, di cui cinque in semifinale all’Aston Villa. Ha sfondato la difesa da solo, dice il giornale francese. Tre volte all’andata e due al ritorno. Ha 30 anni e viene definito un UFO, nel senso che è arrivato dal nulla ed è diventato, insieme a Pierre-Emerick Aubameyang il capocannoniere delle manifestazioni continentali di questa stagione

I club da cui è passato tracciano una specie di viaggio sentimentale, fuori dai sentieri battuti dal grande calcio. El-Kaadi è stato in Cina [Hebei, 2018-2020], Turchia [Hatayspor, 2021-2023], Qatar [Al-Sadd, 2023], con qualche ritorno qua e là in patria [Wydad, 2019, 2020- 2021]. Certe volte ha dato l’idea di avere una carriera impantanata, chi poteva immaginare che il ragazzino del Derb Milla, quartiere disagiato di Casablanca, potesse diventare una leggenda in Grecia?

El-Kaadi ha lasciato la scuola quando aveva 15 anni per lavorare e sostenere la sua famiglia. Ha fatto il falegname in un’officina, il fornitore di sale ai droghieri, il muratore. Adesso fa i gol. 

 

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