Alaphilippe si è tolto gli anni di dosso anche se la tappa non arrivava a Fiuggi

C’è voluta tanta pazienza, pazienza e testa dura, dice Julian Alaphilippe, per resistere a tutto, per resistere a tutto quel che ha vissuto, per presentarsi da solo sul traguardo di Fano al Giro d’Italia, con mezzo minuto di vantaggio su Nárvaez, la prima vittoria dopo quasi un anno, la prima dal 15 giugno del 2023, la tappa di La Chaise-Dieu al Delfinato.

Il campione del mondo più bello degli ultimi vent’anni era andato all’attacco tre o quattro volte nei giorni scorsi. Nelle pagelle per Bicisport Emanuele Peri dice che questa era una tappa disegnata sulle sue caratteristiche, una piccola Liegi come molti l’hanno definita.

Nove giorni dopo Pogacar, anche Alaphilippe si unisce così alla lista di chi ha vinto almeno una tappa in tutt’e tre i Grandi Giri. È il 108esimo corridore della storia, a quasi settant’anni dal primo che ci riuscì, Fiorenzo Magni. WielerFlits dall’Olanda ha notato che si tratta del 20esimo campione del mondo a farcela. È una risposta per il suo manager Lefevere, ha scritto Jon Rivas dalla Spagna su El Pais

“Allez Lou Lou” quasi esulta la rivista Rouleur parlando di gloriosa rinascita di Julian Alaphilippe. Tenetevi forte il cappello, perché Julian Alaphilippe è tornato.

Il francese ha attaccato a più di 130 km dal traguardo, in quello stile tipico di cappa e spada. Si è portato dietro un solo corridore, Mirco Maestri, 32 anni, della Polti-Kometa, una delle quattro squadre ProContinental presenti al Giro. Maestri non era mai arrivato fra i primi-10 in una tappa prima d’ora. Un corridore di cui la maggior parte delle persone non conosceva il nome prima della tappa secondo Rouleur. Cinque anni fa ha vinto una tappa al Giro della Cina. 

Alle loro spalle c’era un gruppo così folto che il pensiero di tenerli a distanza era quasi fantasioso. Ma oggi era Alaphilippe, à la grande dice sempre Rouleur

Ha corso in modo fantastico. Ha rallentato in salita in modo che Maestri potesse restare con lui e ha preso la sua scia in pianura. Ha preso gel, bottiglie e tutto quel che poteva dalla macchina della sua squadra. Con il passare dei chilometri, racconta Rouleur, il divario con il gruppo degli inseguitori continuava a ridursi e nessuno credeva davvero che Alaphilippe potesse farcela, mentre il suo corpo dondolava e lui si rotolava sul manubrio, la sua lingua cadeva dalla bocca spalancata. Nessuno ci credeva, tranne lo stesso Alaphilippe.

È stato durante la salita finale che ha giocato la sua carta definitiva, sotto forma di un attacco maniacale, frenetico, alto sulla sella, sgusciando tra file di tifosi, ballando con la bici. Non era solo fluido, ma appassionato e determinato, guidato dal desiderio di dimostrare che le persone intorno a lui si sbagliavano. Troppe volte Patrick Lefevere gli ha detto di non essere abbastanza bravo. Alaphilippe ha preso le curve più velocemente, spingendosi oltre i limiti, in equilibrio su una linea sottile tra la follia e il genio.

Sul blog Giro di Ruota Giovanni Battistuzzi racconta l’intuizione di Julian Alaphilippe, che era avanti al gruppo assieme a un manipolo di avventurosi convinti che quella fosse la giornata buona per non essere ripresi. Accanto a lui aveva una mezza dozzina di corridori, una trentina di biciclette era pronta a rientrare su di loro. Troppa gente non va mai davvero lontano, era un vecchio detto ciclistico. Julian Alaphilippe ha pensato che fosse ancora attuale. Julian Alaphilippe ha deciso di seguire il suo pensiero stupendo. Scappare da chi scappa, scappare subito, meglio solo che con troppa gente attorno. Invece Mirco Maestri sapeva di non poter vincere la dodicesima tappa del Giro d’Italia, perché uno come Mirco Maestri su un percorso come quello che portava a Fano sa benissimo di non poter battere uno come Julian Alaphilippe. Ha fatto spallucce, certi pomeriggi valgono tanto quanto una vittoria .

 

Maestri è arrivato nono. Alla fine della tappa Alaphilippe è andato a cercarlo per abbracciarlo. Pierre Menjot su L’Équipe l’ha definita una giornata pazzesca abbandonandosi al racconto delle onde del mare Adriatico, tempestose, capricciose, ipnotiche, uno spettacolo bellissimo per dimenticare le preoccupazioni quotidiane, quelle giornate noiose, quel capo che si appesantisce un po’, certe volte. Dalla sua caduta a Liegi, nel 2022, la carriera del due volte campione del mondo ha preso una strada che non gli permette più di sognare in grande, ma è ancora un ottimo finisseur, sebbene un passo indietro rispetto a bestie come Pogacar, Van der Poel, persino il suo compagno di squadra Evenepoel. All’età di 31 anni il suo picco potrebbe essere passato, ma questo successo lo ha portato nella cerchia dei vincitori di tappa dei tre Grandi Giri. Ex compagni di squadra o avversari sconfitti, si sono fermati uno a uno per congratularsi con lui e dirgli qualche parolina

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