Il tempo dei rimpianti parigini per Mbappé

 0-1   L’attesa in Francia per una nuova Coppa dei Campioni si allungherà almeno a 32 anni. L’Olympique Marsiglia del ’93 non avrà un erede neppure stavolta. La Germania torna invece in finale per la prima volta dopo la Coppa pandemica conclusa nella bolla di Lisbona e lo fa con il Borussia Dortmund, arrivato alla partita decisiva undici anni dopo l’ultima volta. Nel 2013 aveva Klopp in panchina e giocò a Wembley una finale-derby contro il Bayern. O la storia si ripete di nuovo a Londra nello stesso stadio, oppure avremo contro il Real la quinta finale inedita nelle ultime sei edizioni. Forse non c’era bisogno di stravolgere il formato di una Champions che andava casomai migliorata con qualche ritocco, nel senso inverso a quello preso. 

 

  COSA DICONO IN FRANCIA

Nel giorno in cui Marsiglia accoglie la fiaccola olimpica in arrivo dalla Grecia, L’Équipe usa il riferimento per dire che la fiamma del PSG si è spenta. Kylian Mbappé non vincerà mai una Champions League a Parigi, né probabilmente il Pallone d’Oro dell’anno, a meno che non giochi in Europeo fuori dal mondo. 

Cosa stava pensando Kylian Mbappé nel cerchio di centrocampo? Stava rivedendo il film dei suoi sette tortuosi anni a Parigi?. Così scrive Hugo Delom raccontando la scena delle 22.55 al Parco dei Principi. 

Si rendeva conto che lui, il ragazzino di Bondy, non avrebbe mai sollevato la Champions League con la maglia del PSG? Con lo sguardo assente e le mani sulle ginocchia, sembrava perso in una notte improvvisamente fredda. Marquinhos, Skriniar, Lee Kang-in, i suoi compagni sfilavano, senza che questo provocasse alcuna reazione nel numero 7. Luis Enrique, l’uomo che ha sconvolto la sua primavera, si è accontentato di un breve saluto. Mbappé, con un comportamento quasi meccanico, ha seguito i compagni verso il Virage Auteuil ed è stato uno dei primi a rientrare negli spogliatoi. Senza dubbio, tra qualche anno vivrà quest’ultima serata europea al Parco come un incubo. La fine della sua storia con Parigi. La fine del suo sogno di una conquista europea con il club della capitale. E molto altro ancora

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Nelle pagelle del giornale sportivo francese si è beccato un bel due, lo sapete come sono fatti a L’Équipe – non ci pensano troppo, non ne fanno una questione di rapporti. Lo hanno visto per lungo tempo infinitamente fragile dal punto di vista tecnico. Dominato nel duello da Hummels, non si è quasi mai trovato nell’uno contro uno. È stato più pericoloso con i suoi cross. È davvero poco per un contendente al Pallone d’Oro

Due in pagella anche per Dembélé perché ha incarnato, a volte da solo, l’attacco parigino degli ultimi mesi, ma stavolta lo ha fatto in modo disordinato e deludente. Con troppi sprechi nei passaggi, dribbling spesso inefficienti. Una creatività a mezz’asta, la chiama L’Équipe, mentre Le Monde scrive che è arrivato il tempo dei rimpianti, per una sconcertante inefficienza sotto porta, all’origine di un nuovo fallimento nella strategia del club”. 

Per Mbappè – sostiene la rivista So Foot nell’edizione online – si tratta di un’uscita di scena dalla porta piccolissima. Tom Binet sottolinea che la sua ultima azione in Champions League al Parco dei Principi rimarrà un disperato tentativo di prendersi un rigore davanti a Nico Schlotterbeck nel recupero, inutilmente. Un doppio confronto che la star parigina ha vissuto da fantasma, alternando momenti passabili ad altri francamente pessimi. Molto lontano dagli standard che ci si aspetta da un giocatore di tale calibro, soprattutto quando gli viene offerta l’opportunità di portare il club della sua città natale alla finale di Champions League poco prima di andarsene. Il giornale catalano Sport infierisce sul prossimo acquisto del Real Madrid e in prima pagina parla di Fracaso Mbappé, olé – e poi ‘sti parigini sono pur sempre quelli che si son portati via prima di Neymar e poi Messi. Olé y también tié. 

 

  COSA DICONO IN GERMANIA

La stampa tedesca è incredula. Dopo il titolo al Bayer Leverkusen, c’è una nuova storia gloriosa per una squadra considerata un’eterna seconda. 

Non è necessario giocare il miglior calcio se hai passione, se hai Mats Hummels e un po’ di fortuna ha scritto Oliver Fritsch su Die Zeit. Il riferimento alla fortuna è per i sei pali presi dal PSG fra andata e ritorno [2+4], una cosa che difficilmente si può spiegare con le regole della fisica” aggiunge 11 Freunde

Lo Spiegel parla allora di improbabile trionfo del Borussia– nel senso che nessuno lo avrebbe creduto possibile qualche settimana fa: una squadra piena di underdog che impressiona tutta l’Europa e che ora vorrebbe trovare il Bayern per prendersi una rivincita.

Eh sì, certamente non brillante, ma con una mentalità mostruosa riconosce Oliver Müller su Die Welt, una eterna seconda che si era rassegnata a diventata un club di formazione dei giocatori per i migliori club internazionali. Ma il romanticismo è tornato

Shhh. Romanticismo è una brutta parola. 

 

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