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Il caso degli adesivi che rompono i legamenti
La stagione di Andrea Pecchia è finita. Durante l’ultimo quarto della partita tra la sua Cremona e Treviso, è scivolato su uno degli adesivi che coprono i parquet e si è rotto il legamento crociato anteriore con lesione del collaterale mediale. Il sindacato dei giocatori chiede «di trovare una soluzione alternativa per sostituirli o, se possibile, migliorarne la qualità».
Matteo De Santis su la Stampa dice che “se tre indizi fanno una prova, (almeno) tre infortuni in una stagione per lo stesso motivo creano una questione”.
Alla Virtus Bologna è capitato con la lesione del tendine rotuleo del ginocchio sinistro di Ekpe Udoh e il trauma in iper estensione al ginocchio sinistro di Milos Teodosic. L’anno scorso riguardò LeDay a Milano e Bostic a Reggio Emilia.
“Il nodo – spiega la Stampa – è sempre la differente consistenza degli adesivi utilizzati in Serie A rispetto al legno del parquet. Problemi risolti dai sindacati dei giocatori sia in Nba che in Eurolega e Eurocup: in America ottenendo che il campo da gioco sia trattato con un prodotto speciale che renda uniforme la superficie prima di ogni partita, in Europa usando degli speciali adesivi antiscivolo in precise parti del parquet e abolendoli da dentro la lunetta”.
Oscar Eleni su il Giornale scrive che “portano qualche soldo, ma anche tanti problemi. È accaduto troppe volte. Dan Peterson – scrive la Stampa – si è dichiarato solidale con l’associazione. Dino Meneghin, il giocatore di basket più conosciuto, campione e anche presidente federale, ricorda che da tempo si era chiesto alle società di evitare questi adesivi, magari verniciando il logo sul legno. Purtroppo si cerca di cambiare quando ormai c’è gente in sala operatoria. Dovrebbe essere la Lega la prima ad intervenire, ma è difficile aspettarsi una decisione a stagione in corso e sul legno duro, fra sudore, magari asciugato male da chi deve farlo, e queste strisce diaboliche ecco che quasi ogni giornata di campionato qualcuno se ne va in barella. Su questo potrebbe e dovrebbe intervenire anche il presidente federale Petrucci e non solo perché questa volta andrà sotto i ferri un bel prospetto per la Nazionale”.
La federazione era impegnata ieri in altre operazioni diplomatiche. Diplomatiche, per modo di dire. Con una uscita dura e irrituale, il presidente Gianni Petrucci ha criticato la federazione internazionale per «la volontà di tenere ancora in sospeso la valutazione circa l’eventuale esclusione della Russia dalle competizioni Fiba». Ha definito l’atteggiamento come pilatesco. Lo stesso aggettivo usato da Ettore Messina con l’Eurolega, dinanzi a una iniziale sospensione dei club russi, in un secondo momento esclusi definitivamente.
Petrucci dice: «Non ci sto. La tragedia in Ucraina è ancora in corso e speriamo possa concludersi nel più breve tempo possibile ma questo non cancellerà ciò che sta avvenendo da più di un mese a questa parte. La Russia ha infranto la tregua olimpica e il Cio ha raccomandato a tutte le Federazioni mondiali di non invitare atleti russi e bielorussi nelle competizioni sportive internazionali. Il vulnus si è già verificato e non capisco quali scenari possano mutare, secondo Fiba, da qui a maggio».
Andrea Barocci sul Corriere dello sport-stadio sottolinea per esempio un aspetto che definisce grottesco: l’eventualità, cioè, che nella prossima fase Russia e Ucraina si ritrovino nello stesso girone. “E se qualche Federazione si rifiutasse di affrontare la Russia cosa accadrebbe, squalifica per tutti? Una follia”.
Ora, sul tema delle sanzioni sportive alla Russia, ciascuno di noi si sarà fatto una sua opinione. Ciascuno può essersi fatto un’idea della equità, del significato simbolico e della efficacia delle misure. Solo la federazione italiana di pallacanestro avrebbe fatto meglio a usare più prudenza, se non la vogliamo chiamare eleganza.
La Russia è nel nostro stesso girone di qualificazione ai Mondiali e si trova in testa alla classifica senza sconfitte, con tre vittorie su tre, compresa una sull’Italia. La Nazionale di Sacchetti è seconda. Passano le prime tre, ma si portano dietro i risultati alla fase successiva.
Altri organismi sportivi continuano a far partecipare russe e russi alle competizioni. Il ciclismo, il tennis, per non parlare degli atleti che hanno un contratto all’estero, come l’atalantino Miranchuk nel calcio e quel fenomeno di Ekaterina Antropova con Scandicci nella pallavolo. Proprio perché di mezzo c’è una tragedia, meglio non esporsi al rischio che qualche maligno equivochi e pensi a una strumentalizzazione. Che siano gli atleti ucraini a sentirsi feriti dalla partecipazione dei russi alle attività della comunità internazionale, è comprensibile. Ma Pogacar non chiede l’esclusione di Vlasov dal Tour de France, né Djokovic protesta affinché Medvedev stia fuori dal Roland-Garros.