Juventus campione d’inverno con la vittoria all’Olimpico, in una partita segnata dal grave infortunio a Nicolò Zaniolo, davanti al ct Mancini in tribuna. Gli Europei sono a rischio.
La crudeltà. Cominciamo dal minuto 32 perché gli uomini contano più delle partite. Zaniolo taglia il campo con uno splendido strappo di 40 metri. In quell’attimo Roberto Mancini in tribuna, e tanti altri, pensano: «Quella furia di 19 anni ce la spenderemo noi all’Europeo, su questo stesso campo». Poi il ragazzo si accascia e scoppia a piangere come un bambino, come Ronaldo su quelle stesse zolle, stessa porta, 10 anni fa. Il calcio è questo impasto di bellezza e crudeltà. Frattura del crociato. | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport
La maledizione di Trigoria. Serviranno almeno 4-5 mesi, stagione finita, Europeo a fortissimo rischio. Già oggi sarà operato per quella lesione che a Roma ha il suono di una maledizione. Una specie di piaga biblica che su Trigoria si abbatte con una regolarità impressionante: negli ultimi 5 anni ha accompagnato 15 calciatori in sala operatoria per ricostruire quel legamento, ultimo Zappacosta a ottobre. Una corsa seminando avversari in velocità, poi il contrasto con De Ligt e la caduta rovinosa, col viso da bambino deturpato da una smorfia di dolore. Un infortunio che ha fatto tornare la memoria di molti indietro di vent’anni: stesso stadio, stessa area, stessa dinamica che costò il ginocchio all’altro Ronaldo, il Fenomeno: era un Lazio-Inter di Coppa Italia, aprile del 2000, anche quella volta sotto gli occhi di Mancini, in campo però con la squadra di Eriksson. | Matteo Pinci, la Repubblica
Cosa perdono la Nazionale e la Roma. L’Europeo, a meno di un miracolo come fu per Totti, salta, e la faccia di Roberto Mancini in tribuna era tutta un programma; la Roma, Nicolò, la rivede in estate, dal ritiro pre campionato, perché dopo un infortunio del genere è difficile, se non impossibile, pensare a una sua cessione salva-bilancio. (…) La Roma, oltre all’Italia, perde tanto, perde l’unico calciatore in grado di regalare alla squadra energia e strappi, oltre che qualche gol. Nicolò è quello che, dopo Dzeko, ha segnato di più, in una squadra che ha attaccanti con poche reti nelle gambe, e questo, a fine girone di andata, è un dato di fatto. | Alessandro Angeloni, Il Messaggero
Giornata 19 Sabato: Cagliari-Milan 0-2, Lazio-Napoli 1-0, Inter-Atalanta 1-1. Ieri: Udinese-Sassuolo 3-0, Fiorentina-Spal 1-0, Torino-Bologna 1-0, Sampdoria-Brescia 5-1, Verona-Genoa 2-1, Roma-Juventus 1-2. Stasera: Parma-Lecce la classifica Juventus 48, Inter 46, Lazio 42, Atalanta e Roma 35, Cagliari 29, Torino 27, Milan Parma Verona 25, Napoli Udinese 24, Bologna 22, Fiorentina 21, Sampdoria Sassuolo 19, Lecce 15, Genoa e Brescia 14, Spal 12
Roma-Juventus
Capolista con un disagio innaturale. Ci sono sulla Juve due cose da capire: se può davvero dare di più, perché il tempo passa e il di più non arriva. E se è figlia di scelte diventate sbagliate (Rabiot, Ramsey, Higuain o Dybala riserve, il centrocampo che non si riallinea e dove Matuidi fa il mediano personale di Ronaldo). Se in sostanza sia un esaurimento del presente o l’inizio di qualcosa di diverso, meno dominante. Nella sua compiutezza la Juve a me continua sembrare stimarsi più di quel che adesso vale. Anche il gioco degli attaccanti è fatto apposto per creare limiti. Quando Dybala esce, Sarri corre a guardare da un’altra parte. Ma questa intoccabilità celeste di Ronaldo non dà speranze agli altri, solo la promessa di un’umiliazione quotidiana. Ha una parte anche questo nel disagio innaturale della squadra. | Mario Sconcerti, Corriere della sera
Il nodo del centrocampo. I problemi non mancano. Forse quello più serio tatticamente è la gestione del centrocampo, anche ieri deludente. Pjanic ancora irriconoscibile. Ramsey ha fatto benino nella ripresa, ma il ruolo del trequartista appare ancora senza padrone e l’assetto definito lontano. Forse serve mercato di qualità in zona mezzali. Al termine dell’andata, Bentancur, Khedira, Douglas Costa, Rabiot, Cuadrado, Emre Can, Bernardeschi e Matuidi non hanno ancora segnato un gol. Non è strano? | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport
La scalata di Rabiot. La Juve-tipo ha dunque due punte e un trequartista, e due faticatori su tre a centrocampo; uno di questi è Rabiot, che sta lentamente risalendo le posizioni. Quand’è arrivato a Torino era del tutto fuori forma, ora diventa un utile equilibratore. | Maurizio Crosetti, la Repubblica
Dybala. “Ci ha messo del suo anche Sarri nel finale, con un paio di cambi contemporanei che Allegri, per dirne uno, avrebbe gestito diversamente. Dybala, per dirne un altro, è buono è caro e non ha fatto storie. Ma di questo passo prima o poi le farà. | Gigi Garanzini, la Stampa
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Gli errori di Rocchi e Irrati. Eppure sono i migliori. La domanda si ripete quasi ogni settimana, ma continua a non trovare una risposta esauriente: perché l’arbitro non è andato a rivedere l’episodio al monitor? La Var continua a far discutere, anzi in questo caso è il Var, cioè l’arbitro davanti al video che comunica con quello in campo. Un altro caso, un altro errore grave in Inter-Atalanta. Al 39′, con la squadra di Conte in vantaggio, da terra Lautaro arpiona con un braccio il polpaccio di Toloi. In campo l’arbitro Rocchi non può vedere, ma il «moviolista» Irrati sul video ha tutto chiarissimo, eppure né fa cambiare la decisione né invita il direttore di gara a consultare il monitor a bordo campo. All’Atalanta manca un rigore e pure il cartellino rosso a Lautaro. Un doppio errore, molto grave. Almeno così lo hanno giudicato i vertici arbitrali il giorno dopo. I protagonisti, Rocchi (più giustificabile perché in mischia certe situazioni possono sfuggire) e Irrati, sono però tra i migliori in circolazione. Rimane aperta la questione della revisione in campo, ma pure certe dinamiche interne agli arbitri, perché la politica di gestione dell’Aia finisce per riflettersi anche sui comportamenti e sulla direzione delle partite. | Guido De Carolis, Corriere della sera
Milan e Lille: le due anime di Elliott. «Elliott ha finanziato il Milan per venderlo successivamente a una terza parte. Invece ha finanziato questo club per iniziare un programma di investimento nei giocatori, creando valore, vendendone alcuni ma tenendone altri per far crescere il Lille, credendo nella bontà del modello di business francese». A parlare (non si sa se del tutto a proposito) con il Financial Times è Gerard Lopez, il principale azionista del Lille (noto agli appassionati di F1 perché in passato proprietario della Lotus), attualmente 5° in Ligue 1, ma con ancora speranze di conquistare la Champions e i relativi ricavi. Soprattutto, noto per i talenti sfornati da un ottimo sistema di scouting (da Hazard a Pavard a Origi) e per le plusvalenze generate dalla vendita dei giocatori (l’ultimo, Nicolas Pépé all’Arsenal per 80 milioni). La storia della squadra francese (o l’interpretazione che ne dà Lopez) può (forse) interessare anche i tifosi rossoneri. Perché il Lille rappresenta l’altra avventura, nel mondo del calcio di Elliott, seppur molto diversa perché, in questo caso, il fondo non è proprietario (né, da quello che si raccoglie, ha mai pensato di diventarlo). Gli inizi: nonostante il player trading, il club francese ha incontrato difficoltà finanziarie ed Elliott è intervenuto nel 2018 a portare ossigeno. Lopez si è fatto personalmente prestare 140 milioni, con tassi di interessi a due cifre, un prestito che va ripagato entro agosto 2021. Una situazione che riporta alla memoria quanto successo al Milan del misterioso mr Li. … Al di là delle intenzioni di Elliott (che non è detto Lopez conosca), una cosa è vera: senza la Champions, è essenziale fare plusvalenze sul mercato (e a volte può non bastare). | Arianna Ravelli, Corriere della sera
Perché l’Atalanta dovrebbe provarci. Ma questa Atalanta, con altri due-tre investimenti mirati, da Champions appunto, e con un’altra estate piena di no a tutte le pretendenti dei suoi gioielli, l’anno prossimo non può provare a sognare ancora un po’ più in alto? Magari – bestemmiamo – fino allo scudetto? Metterla in condizioni almeno di provarci non potrebbe essere anche il modo giusto per togliere ogni legittimissimo prurito ad un maestro come Gasperini? … Il diritto a fantasticare – dopo aver tenuto così tanto i piedi per terra – appartiene anche a chi di questo castello è architetto (la proprietà) e ingegnere (i dirigenti e Gasperini). L’Atalanta non ha niente di meno rispetto al Cagliari o al Verona dei miracoli, anzi: sono altri tempi, è vero, ma è «altro» pure il calcio che disegna questa squadra, che oggi in Italia guarda dritto negli occhi anche le grandi di sempre. E non porsi limiti non significa non rispettare i propri: la Dea lo fa vedere ad ogni santa partita che gioca. | Andrea Elefante, la Gazzetta dello sport
La cura Ranieri. Forse la Sampdoria è davvero guarita. Rifilando cinque gol al Brescia, i blucerchiati vincono un fondamentale scontro salvezza e confermano gli effetti benefici della cura Ranieri che – con 16 punti in 12 partite – sta facendo veleggiare la squadra a una media da centro classifica più che da zona salvezza. L’altro dato confortante di ieri
è però la rinascita di Fabio Quagliarella. | Marco Bisacchi, Tuttosport
Samp e Brescia sembravano iscritte a campionati diversi. La partita di ieri conferma le sensazioni delle ultime giornate, tra l’altro suffragate dai numeri che danno a Ranieri 1,33 punti a gara; in proiezione finale sarebbero 44 punti. Certo pesano i 3 soli raccolti con Di Francesco in panchina in 7 turni, ma con un po’ di attenzione e sperando di aver recuperato Quagliarella, Caprari e di recuperare qualche infortunato (Bonazzoli su tutti), la risalita dovrebbe acquisire presto sostanza. La Sampdoria non c’entra niente con le parti basse della classifica di questa Serie A, ieri sembrava che le squadre fossero iscritte a due campionati diversi. | Paolo Giampieri, Secolo XIX
Un supplizio più che una vittoria, preoccupazione Fiorentina. Mamma mia, che pena vittoriosa. O fiorentini, o fratelli, o popol mio, potremmo dire manipolando una poesia del Carducci, al quale chiediamo scusa. Che supplizio vedere una squadra come quella viola ridotta nelle attuali poverissime condizioni di gioco. Certo, la cosa più importante sono i tre punti ottenuti con la testa di Pezzella, lo stesso che aveva contribuito al pareggio del Bologna, ma non ce la sentiamo di inneggiare alla vittoria dimenticando il resto. Non ce la sentiamo perché, anche se la classifica è migliorata, il pensiero vola preoccupato alle 19 partite che mancano alla fine del campionato. Saranno tutte così o vedremo qualcosa di meglio? | Sandro Picchi, Corriere fiorentino
Il clima triste attorno al Torino. Vincere senza sentirsi apprezzati dev’essere quello che prova Walter Mazzarri, fischiatissimo all’annuncio delle formazioni mentre l’intero stadio, per altro grigio e intristito, applaudiva Sinisa Mihajlovic per come, in questi mesi, ha lottato
contro la malattia. Che il Torino si senta solo l’aveva detto giorni fa anche Sirigu. … Ma quando su Sky Giancarlo Marocchi ha chiesto al tecnico granata i motivi della contestazione,
s’è sentito rispondere piccato che «non è il caso di mettere zizzania». Domandare non è più
lecito ma va ormai così dappertutto. Mazzarri poi ha pure lasciato intuire che dietro a questa contestazione, ieri peraltro più blanda che altre volte, forse stanca pure quella, ci sia altro rispetto al calcio. | Simone Monari, la Repubblica
La versione di Mazzarri: «Il calcio non c’entra niente con la contestazione». «Perché mi contestano? Per favore, parliamo di calcio. Qui il calcio non c’entra. Ci sono altre
cose, e mi fermo qui. Non voglio parlarne, fatemi il favore. Noi ci mettiamo impegno, abnegazione: certe cose le lascio commentare agli altri, lasciamole fuori e parliamo di calcio. L’ambiente è una questione diversa. Altrimenti me ne vado. Il gioco non c’entra nulla con le contestazioni dei tifosi». | Camillo Forte, Tuttosport
Lo strappo di Gattuso da Ancelotti. Un’eco atterrata a Liverpool, a proposito della preparazione atletica, della necessità di trovare nuovi sistemi d’allenamento – “perché corriamo in in maniera differente” – ha spalancato distanze che Gattuso sembra abbia definito in questa sua eredità pesante da chi è stato totem e mentore, amico e punto di riferimento. … È stato sorprendente ascoltare, nell’analisi di Gattuso, riferimenti che sono apparsi pungenti nei confronti di un predecessore che, nella storia personale dell’allenatore del Napoli e per sua stessa ammissione, non è un uomo qualunque, né ha un ruolo marginale. | Antonio Giordano, Corriere dello sport-Stadio
Le linee storte di Verona-Genoa. Edmondo Pinna su Corriere dello sport-Stadio ricostruisce. “Le linee del campo storte. Lo nota Mariani, lo nota anche e soprattutto Rizzoli (che era allo stadio), si scende in campo, si controlla mentre gli addetti le ritracciano”
Dove era già successo. “Visto dal satellite, il rettangolo di gioco dello stadio Juan Antonio Arias di San Justo, periferia ovest di Buenos Aires, era in realtà un trapezio sbilenco con tutte le misure sballate. Una metà campo visibilmente più piccola, 5 metri di differenza tra una fascia laterale e l’altra, aree di rigore con i lati disuguali e porte non in asse fra loro”. Così tre anni fa Paolo Galassi raccontava dall’Argentina per Repubblica la storia del campo del Liniers, club che ebbe 90 giorni di tempo “per raddrizzare quello che da 30 anni è noto come cancha de los arcos torcidos, il campo dalle porte storte”. Era stato tollerato finché le foto da Google Earth non avevano smascherato il segreto di un bel po’ di anomalie. Il portiere Cesar Aguirre raccontava: «Alzavo lo sguardo per battere il rinvio dal fondo e l’altra porta era spostata di almeno due metri rispetto alla mia». I numeri uno avversari invece uscivano come avrebbero fatto in un campo normale, lasciando però la porta vuota, «bastava toccarla di esterno e la palla andava in rete». Silvio Fuentes aveva sperimentato che battendo i calci d’angolo con una traiettoria un po’ più stretta la palla finiva in gol. Una cosa che pareva partorita dal più puro realismo magico sudamericano. Il presidente Marcelo Gómez sorianeggiava meravigliosamente nella storia: «Secondo una versione più romantica, era perché il sole non disturbasse i portieri sulle palle alte ma la verità è che, dei 7 ettari incolti comprati nell’83, solo una minima parte era risultata edificabile. Gli ingegneri fecero il possibile. Evidentemente qualcosa andò storto».
In Romania, nella regione del Banato, accadde che il custode tracciò linee del tutto sballate sul campo prima di una partita. Uno dei calciatori, Livian Hotico, scattò e mise su facebook. Si scoprì, o così si raccontò, che il custode aveva bevuto. Righe terribilmente storte apparvero qualche anno fa anche in provincia di Arezzo, sul campo del Deportivo Capolona. In Serie A era finora capitato che le porte del Friuli fossero più basse di 4-5 centimetri negli anni 80. Se ne era accorto l’allenatore, Enzo Ferrari, perché nelle partite in casa Ivica Surjak su punizione prendeva sempre la traversa. Sarebbe una storia magnifica se non esistesse anche in una seconda versione con Zico protagonista. Ma come si sa: mai rovinare una bella storia con la verità.