NUVOLOSO Anche i sauditi [del golf] piangono
Il circuito separatista del golf finanziato dal fondo dell’Arabia Saudita pare già attraversato da venti di crisi. Rischia di diventare un elemento irrilevante nel portfolio dello sportswashing di Riad. Così scrive stamattina Ewan Murray sul Guardian, parlando di un tour che ha “perso slancio verso il 2023, lasciando coloro che sono tentati dalle ricchezze promesse, dinanzi a un futuro incerto”.
Il Guardian ne parla partendo dal passaggio di Cristiano Ronaldo all’Al-Nassr, quello che viene considerato “l’inesorabile scivolata verso l’oblio”. Il giornale inglese ricorda che Ronaldo è stato presentato alla fine di un anno in cui almeno 147 persone sono state giustiziate in Arabia Saudita, secondo l’Organizzazione europea per i diritti umani. “I 526 milioni di follower su Instagram e 106 milioni su Twitter riceveranno aggiornamenti da Al Nassr, mentre gli ossessionati dal calcio discutono del suo declino. I sauditi hanno acquistato una delle figure iconiche del gioco, ma gol e assist contano poco, come la fonte della paga di Ronaldo. Lo sportswashing funziona. Lo dimostra il Newcastle arrivato nell’alta classifica della Premier. La scalata di Eddie Howe sarà raccontata come un’altra storia di successo. Il Gran Premio dell’Arabia Saudita è normalizzato. Se Tyson Fury combatterà contro Oleksandr Usyk in Arabia Saudita a marzo, il mondo della boxe scrollerà le spalle”. Tutto liscio. Tranne il golf. Il Fondo per gli investimenti pubblici parla ancora di assoluta certezza di un futuro prospero, ma questa entità entra nel 2023 con domande e dubbi che turbinano. La risposta, se ce ne sarà una, di Greg Norman e compagni si rivelerà affascinante. LIV ha improvvisamente bisogno di un buon inizio. Durante questa finestra in cui il golf tradizionale si è sostanzialmente chiuso, LIV non è stata in grado di raccogliere slancio. il direttore operativo e presidente della LIV, Atul Khosla, ha parlato in modo composto ai giornalisti riuniti a Doral. Khosla ha riconosciuto la necessità di LIV di un accordo di trasmissione . Non rimane alcun contratto televisivo per LIV negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Un programma completo per quest’anno deve ancora essere pubblicato, con solo sette tornei elencati sul sito web di LIV.
TEMPORALE Lo scontro di interessi tra la Gazzetta e il Tour
Oh, oh, s’infiamma il Cibali. E il Cibali è il mondo del ciclismo, no, non il ciclismo delle corse, il ciclismo degli organizzatori, quel mondo in cui ballano i milioni degli sponsor e le spese degli enti pubblici che pagano per vedere passare le corse sulle loro strade. Pubblicità, diritti tv, accordi trasversali. Le stanze preferite dagli uomini di potere. Un mondo dove in Italia, in Francia e in Spagna gli editori sono imprenditori, e viceversa. Una commistione, una nebbia.
Insomma, stamattina la Gazzetta ha finalmente parlato del Tour de France 2024 che partirà dall’Italia. La corsa de L’Équipe. La notizia era stata sostanzialmente ignorata nei giorni dell’annuncio. Lo fa affidando a Francesco Ceniti un intervento nel quale parte dritto un attacco alla ASO, accusata di sfregio a Pantani, “uno sfregio senza scuse”. Ceniti è stato anche autore negli anni scorsi del libro In nome di Marco. La voce di una madre, il cuore di un tifoso, scritto con Tonina Pantani, pubblicato da Rizzoli.
Una delle tappe del Tour partirà da Cesenatico, ma la Gazzetta dice ai francesi: “Bene, bravi, bis, se non fosse per un particolare grande quanto la Torre Eiffel: dall’edizione 2001, il Tour non l’ha più voluto sulle strade di Francia. E pensare che gli ultimi successi in carriera Pantani li ottenne nell’estate 2000 proprio lì: Mont Ventoux e a Courchevel”.
Secondo la ricostruzione della Gazzetta, il Tour non avrebbe più invitato Pantani perché nel 2000 ebbe quei “due ruggiti in salita (e che salite), seguiti dal tentativo di Morzine, quando andò all’attacco nel tentativo di ribaltare la classifica e spodestare dal trono Lance Armstrong”. Ceniti ricorda che per oltre 80 km “tenne in scacco l’americano”, poi si ritirò per una crisi di fame.
È qui che la ricostruzione presenta passaggi confutabili. La Gazzetta scrive che il giorno dopo Pantani si ritirò, “ma quell’azione di lesa maestà non andò giù ad Armstrong. Non sopportava l’italiano: l’unico in grado di batterlo in montagna e l’unico capace di oscurare il suo dominio mediatico da Re Sole. «Non lo voglio più tra i piedi», disse. E siccome i desiderata di Lance erano ordini da eseguire (garantiva al Tour soldi a palate dai diritti tv), ecco che Jean-Marie Leblanc (patron della Grande Boucle) non ci pensò due volte a sbattere per sempre la porta in faccia al Pirata, lo stesso Pirata che nel 1998 aveva salvato con le sue imprese la corsa francese, devastata dallo scandalo Festina e dagli arresti per doping”.
In realtà sul Mont Ventoux nel 2000, molti riconobbero che Armstrong fu tutt’altro che cannibale. Se non fu proprio un passo di lato per lasciare la tappa al compagno di fuga, siamo nei paraggi della verità. Nei tre anni successivi, Pantani è stato in gara per 105 giorni di corsa complessivi senza vincere mai. Era diventato un uomo fragile, prima che un fuoriclasse irresistibile. È difficile immaginare che Armstrong potesse considerarlo ancora “l’unico in grado di batterlo in montagna” al Tour del 2003.
La Gazzetta aggiunge che quell’anno “Pantani disputò un buon Giro d’Italia” [14esimo] e che “aveva bisogno di qualcosa di più grande dei demoni che lo inseguivano, il Tour lo era. E chiese pubblicamente a Leblanc (consapevole di tutto) d’invitarlo. Ricevette in risposta l’ennesimo “no”, persino all’ipotesi di una squadra mista composta da lui e Mario Cipollini (campione del mondo in carica). Quel rifiuto mise fine alla carriera del romagnolo. Non solo, la depressione lo portò al ricovero in una clinica: l’inizio della fine, arrivata dopo 8 mesi. Certo, gli organizzatori francesi sono cambiati da molti anni, ma il via di una tappa del Tour da Cesenatico non basta a cancellare lo sfregio del 2003. Anche perché nessuno si è mai scusato con la famiglia Pantani”.
È certamente un grosso dolore, per la famiglia Pantani. Questo è un passaggio delicato. Sono ferite così private nelle quali non siamo tenuti a entrare.
È un altro invece il passaggio su cui per amore di verità si deve tornare. Se esistono sospetti sul peso dei “desiderata di Lance” come “ordini da eseguire”, allora non hanno riguardato solo il Tour. Come ricorderanno in Gazzetta, al Giro d’Italia del 2009 la squadra di Filippo Simeoni – che era campione d’Italia – venne esclusa dall’unica edizione della corsa a cui abbia mai preso parte Lance Armstrong nella sua carriera. Simeoni aveva testimoniato in tribunale contro Lance, che cinque anni prima era andato a riprenderlo di persona, con la maglia gialla addosso, in una fuga insignificante, facendo di fronte alle telecamere il gesto di tenere la bocca chiusa.
A domani