Ci sono alcune ore del giorno in cui Oscar Pistorius dovrà per forza essere in casa. Non potrà consumare alcol né droga. Non potrà dare intervista, scrivere libri, andare ospite in tv. Dovrà sottoporsi a una terapia per la gestione della rabbia e un corso sulla violenza di genere. Sono le condizioni valide fino al 2029 per la libertà vigilata dopo aver scontato nove dei tredici anni di pena seguiti all’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp. Gli verrà assegnato un funzionario ministeriale di riferimento da informare ogni volta che cercherà un’opportunità di lavoro o quando dovesse cambiare casa. Per ora abiterà nella villa di zio Arnold, sotto chiave, come raccontato da Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta dello sport stamattina.
“La residenza – una Chiesa Riformata dei Paesi Bassi convertita, dal valore superiore ai due milioni di euro, con dodici posti letti distribuiti su tre piani – sta nell’esclusivo quartiere di Waterkloof, sede di ambasciate. Ha guardie giurate, cani da attacco e recinzioni elettriche con filo spinato. Ieri la via che porta alla casa è stata transennata. Minacce Pistorius lì ha già vissuto: durante il processo e in un periodo del 2015-2016, quando la carcerazione venne sospesa. Abiterà in un cottage a cinque stelle a pian terreno, dotato di allarmi e portineria armata. Le severe misure di sicurezza potrebbero fargli molto comodo. Le forze dell’ordine lo avrebbero infatti avvisato: rischia di dover trascorrere il resto della vita guardandosi le spalle. Le ritorsioni, come si era intuito almeno in un paio di circostanze durante il procedimento a suo carico, potrebbero arrivare sino alle conseguenze più gravi. Certi “nemici”, dopo che la sua pena è stata ridotta di circa cinque anni, potrebbero ancora essere in circolazione”.
The South African riferisce una dichiarazione arrivata da June Steenkamp, madre della vittima. «Ora, quasi 11 anni dopo, il dolore è ancora crudo e reale, io e il mio caro defunto marito Barry non siamo mai stati in grado di fare i conti e venire a patti con la morte di Reeva, o con il modo in cui è morta. Nel corso degli anni siamo stati incoraggiati dall’amore e dai messaggi di sostegno giunta da amici e da sconosciuti. Vorrei poter ringraziare ognuno personalmente per aver accompagnato me e Barry in questi anni difficili. Le condizioni imposte dal comitato per la libertà vigilata inviano un chiaro messaggio sul fatto che la violenza di genere viene presa sul serio. C’è stata giustizia per Reeva? Oscar ha scontato abbastanza tempo in carcere? Non potrà mai esserci giustizia se la persona amata non tornerà mai più, nessuna quantità di tempo scontato riporterà indietro Reeva. Siamo noi che restiamo a scontare l’ergastolo».
Che cosa ha detto un anno fa il suo manager Peet Van Zyl
➣ Pistorius in carcere è cambiato?
«Fisicamente sì. Gli sono caduti i capelli, è molto stempiato, e anche dimagrito. E soprattutto fuma, una sigaretta dopo l’altra, nevroticamente. Prima non aveva questa abitudine. Con me commenta le notizie sull’atletica, è ancora molto appassionato del suo sport. Anche se me lo ha detto chiaramente».
➣ Cosa?
«Che non tornerà più a correre. Ha 36 anni, la sua carriera è finita. Si rende conto che ha sbagliato e distrutto molte vite, anche la sua.
Tutto finito. In carcere si è messo a studiare business administration e settore immobiliare. Una volta fuori si occuperà di proprietà e di case. Ora pulisce i bagni della struttura, il suo lavoro è quello».
➣ Quella notte chi l’avvisò?
«Il mio cellulare suonò alle 3 e mezzo di notte. Era quello di Pistorius. Ma al telefono c’era la figlia dell’amministratore del condominio di villette dove viveva Oscar. Era agitata. Parlava di un corpo nel bagno, di sangue. Sul momento ho capito che avevano sparato a Oscar».
➣ Oscar fu la star dei Giochi di Londra 2012.
«Dopo è cambiato. Troppi amici sbagliati. Ha iniziato a frequentare gente di malaffare, a girare con auto lussuose, lo invitavano a feste, viaggi, presentazioni. Roba che non c’entra con lo sport. Un giorno è passato a prendermi in auto e dietro sul sedile aveva una pistola. A cosa ti serve? gli ho chiesto. È per la mia sicurezza, ha risposto. Era ossessionato, voleva assumere un bodyguard».
➣ Parla mai della notte in cui ha ucciso Reeva?
«Non affronto quell’argomento. Gli ho detto solo che un giorno, quando sarà uscito dalla prigione, senza nessuno attorno, io e lui soli, spero di avere una spiegazione».
intervista di emanuela audisio, la Repubblica, 14 febbraio 2023
Cosa disse June Steenkamp al Times dieci anni fa
«Me l’ha confidato Reeva: non c’è mai andata a letto. Hanno soltanto dormito insieme. Lei non si fidava. Mia figlia aveva paura di arrivare a quel punto. Credo che la loro storia fosse finita. Quella notte voleva lasciarlo, aveva già i vestiti in borsa. Nel suo cuore aveva capito che non poteva funzionare. Oscar dice che pensava ci fosse un intruso in bagno. Io credo che potrebbe averle sparato un primo colpo durante una scenata di gelosia, un litigio forse innescato da un sms di qualche ex. E che poi ha dovuto andare avanti, finirla con altri tre colpi, ucciderla per impedirle di parlare. È successo qualcosa tra loro, qualcosa di così tremendo da costringere Reeva a chiudersi in bagno con i suoi due telefonini. L’hanno trovata con un top nero smanicato e gli shorts grigi. Vestiti da giorno d’estate, non certo da notte. Lui era arrogante, possessivo, volubile, dal grilletto facile. Uno che prima o poi avrebbe comunque ucciso qualcuno. Reeva non avrebbe mai lasciato i jeans sul pavimento così come si vede dalle foto della polizia».