Il caso del ghiacciaio di Zermatt-Cervinia: 8 discese cancellate su 8

    Doveva essere un tracciato innovativo, la Coppa del mondo di sci doveva concentrare turismo. In due anni erano previste otto discese libere. Non se n’è corsa nemmeno una. A quasi 3.800 metri di altitudine, nel cuore delle Alpi italo-svizzere, il ghiacciaio di Zermatt-Cervinia ha respinto l’umanità. Nel 2022 mancava la neve, in queste settimane ce n’era troppa, e troppo forti sono stati i venti. Anche il week-end femminile è stato cancellato come quello maschile. Quel ghiacciaio è diventato un caso. Diversi sciatori chiedono con più decisione di prima una modifica del calendario.  «Siamo a un punto di non ritorno per l’immagine dello sci» ha detto Jean-Pierre Vidal, campione olimpico di slalom a Salt Lake City nel 2002, oggi consulente di Eurosport France. John Clarey, vice campione olimpico di discesa appena ritirato, anche lui nella squadra di voci di Eurosport, considera: «È come quando guidi in autostrada. A 120 km orari – dice – va tutto bene. Più vai veloce, più è rischioso. Era una buona idea Zermatt-Cervinia per iniziare la stagione di discesa libera? Ho una mia idea già da due anni. Quello che è successo in questo fine settimana era prevedibile: organizzare gare a più di 3.000 metri di quota a novembre in una zona ghiacciata aumenta di molto il rischio di una cancellazione. Abbiamo visto i limiti di una corsa del genere».  

 

Alexis Pinturault aveva deciso di non prendere parte a questa tappa di Coppa del Mondo. Lo aveva annunciato al quotidiano svizzero 20 Minutes perché «questa competizione, soprattutto in questo periodo dell’anno, non ha senso. La prova non è al passo con i tempi e sconvolge tutti».  Al sito France Info il discesista Adrien Théaux si è detto favorevole a uno slittamento in avanti del calendario. Lo spostamento avrebbe anche un senso ecologico, come spiegato ancora a 20 Minutes dal ricercatore di Grenoble Hugues François, ingegnere dell’Istituto nazionale di ricerca per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente, autore di uno studio sull’impatto del riscaldamento globale sulle stazioni sciistiche europee. Pinturault ha detto: «Il nostro sport è uno dei più colpiti e invece di cambiare sistema, adattarci, stiamo facendo esattamente il contrario». Comincia a infoltirsi il partito di chi vorrebbe veder programmati eventi del genere in primavera. Gli organizzatori non si scaldano perché pensano che ormai in quei mesi la stagione del turismo di massa è andata, che pubblicità sarebbe? La federazione internazionale e i produttori di attrezzature non vedrebbero di buon occhio il calo delle vendite durante le feste di Natale spiega Eurosport France nella sua ricognizione sul fenomeno. 

Gianmario Bonzi, telecronista di Eurosport Italia, ha scritto sulla pagina facebook che gli organizzatori non sono stati nemmeno fortunati tra l’anno scorso e quest’anno, va detto, anche se a novembre a 3500 metri di quota il vento è più che prevedibile. Ma a lasciarmi perplesso non è questo. È il fatto che uno sforzo organizzativo comunque encomiabile porti però a un risultato modesto sotto il profilo della pista, che è l’aspetto dal mio punto di vista più importante. Una pista-autostrada non così tecnica, anzi, e non così varia. Ecco, questo sì mi lascia perplesso. Mentre comprendo le esigenze economico-turistico-manageriali dei comprensori in questione. Lake Louise al confronto della Gran Becca sembra la Streif. Vale davvero la pena uno sforzo simile per gareggiare su un’autostrada tutta dritta, non degna della gloriosa storia in Coppa del Mondo?

  QUANDO LI RIVEDIAMO | sabato 25 novembre ore 16: gigante femminile a Killington | domenica 26 novembre ore 16: slalom femminile a Killington | 1 e 2 dicembre: discesa maschile a Beaver Creek 

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