La prima volta che vediamo il giovane Holden, se ne sta seduto su una collinetta, guarda una partita di football della squadra al liceo e tiene la testa da un’altra parte. È l’ultima partita che vede, lo hanno espulso dall’istituto per non aver passato abbastanza esami. «Se davvero avete voglia di sentire questa storia – dice quando inizia a parlare con noi – magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne».
«Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate – ci spiegherà – poi comincia a mancarvi chiunque».
La prima volta che invece abbiamo visto il giovane Holger stava seduto in cima al tennis giovanile, era il numero 1 al mondo fra gli under-18, guardava le partite di tennis di tutti gli altri adolescenti come lui e gli parevano banali. Erano le ultime che vedeva ma non lo aveva espulso nessuno, non è il tipo che si fa espellere, se ne stava andando lui per entrare nel circuito degli adulti, forse era prematuro, forse era un azzardo, ma sai cosa gliene importa a un tipo non meno sfacciato di quel Caulfield, un tipo che non è nemmeno maggiorenne e ci viene a dire che un giorno batterà il record di Rafa Nadal al Roland-Garros. Nel caso queste righe vi stessero raggiungendo su Marte, su Marte sappiate che Nadal ha vinto il Roland-Garros 14 volte.
Il giovane Holger gioca a tennis con il cognome di mamma Aneke [Rune], sulla carta d’identità porta anche quello di papà Anders [Nødskov] e non batterà mai il record di Nadal al Roland-Garros. In compenso sarà perseguitato per tutta la carriera da quella frase. È andato a imparare come si picchia una pallina all’accademia di Patrick Mouratoglou, ma non solo, tutta questa impudenza fuori scala deve averla respirata là, dove durante la pandemia pensavano di re-inventare il tennis cambiando le regole e introducendo le carte imprevisti come al Monopoli. Tanta assenza di limiti porta ogni tanto il giovane Holger a prendere a maleparole gli avversari che ha di fronte, fatalmente tutti più grandi di lui, fatalmente tutti permalosi alla maniera in cui si è permalosi quando uno più piccino fa lo screanzato. Gliel’ha detto Wawrinka, gliel’ha ripetuto Ruud, lo ha avvertito Cerundolo. Attento, che ti fai la fama di bad boy. Eppure, tanta insolenza deve averlo aiutato a mettere sotto la mole di top-5 di cui si è liberato in campo. Li ha sfidati tredici volte, stasera contro Sinner sarà la quattordicesima. Chi vince, va in semifinale al Masters. La prima volta perse da Djokovic al primo turno di New York, ma portandogli via un set al tie-break. Dalla seconda partita fino alla settima non ha perso mai, afferrando in fila lo scalpo di Zverev, di Tstitsipas due volte, di Alcaraz, Medvedev, Ruud e dello stesso Djokovic. Ma dal maggio scorso l’impresa non gli riesce più – non lo dite a voce tanto alta – così tra la primavera a Roma e quest’autunno a Torino ha raccolto cinque sconfitte, da Medvedev, da Ruud, da Alcaraz, due da Djokovic.
Rune ha giocato undici volte contro un italiano e ha sempre vinto, tranne contro Matteo Berrettini a Indian Wells. Ha messo sotto Sinner due volte, nel settembre 2022 a Sofia quando era avanti 5-2 al terzo set e Jannik se ne andò anziché giocare un ultimo game, di nuovo nel mese di aprile a Monte-Carlo rimontando con un doppio 7-5 un 1-6 del primo set. Adesso il giovane Holger non respira più l’aria del romanzo di formazione da Mouratoglu, adesso si fa dire da Boris Becker cosa fare in campo, come starci, quando e perché. Quel tipo coi capelli rossi qualcosa l’ha fatta dentro le righe. Si può accettare che ti dia qualche consiglio. Ogni tanto. Senza esagerare. Altrimenti finisce che senti la mancanza di qualcuno.
Daniele Azzolini su Tuttosport dedica stamattina a Rune un bel ritratto. Ricorda che la passione per la racchetta è subentrata al calcio per imitazione di sua sorella Alma, una modella, e si domanda quante facce abbia codesto Rune. “Nessuno lo sa. Forse tre, una per ognuno dei suoi nomi. Holger, Vitus o Nodskov? Quella che deciderà di indossare contro Sinner è top secret, fa parte della strategia. Jannik ne ha conosciuta una, fin qui, quella più tosta, scolpita nel bronzo. È la maschera Nodskov, utile per le polemiche, le frasi astiose, o per invitare il pubblico – lo fece a Montecarlo nell’unico match che abbiano sostenuto i due in questa stagione – a stare zitto e buono, che a battere Sinner ci avrebbe pensato da solo. Faccia anti sommossa e anti pernacchia, il modello Nodskov, non scalfibile, non ossidabile, bio degradabile. Buona anche per scambiare due chiacchiere polemiche con gli arbitri. La faccia Holger è quella di ordinanza, che gli permette di affrontare il mondo con l’espressione del soldato che ha appena trovato il rancio “buono e abbondante”. È quella che piace a mammà, la signora Aneke, abbronzata alla maniera di Carlo Conti e con trucco incorporato da soprano de L’Aida, «l’unica che sappia come calmarmi». Poi la versione Vitus, la più spregiudicata, da indossare solo quando c’è da lanciarsi in una delle sue incantevoli quanto spropositate dichiarazioni. È il volto amatissimo di lui ragazzino che vuol far sapere al mondo di esistere“.
E Sinner, Sinner, dicci di Sinner
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È sull’altro coi capelli rossi che stanno accese le luci. La partita di Sinner contro Djokovic è stata vista da tre milioni e mezzo di spettatori, “incatenati davanti alla tv per il wrestling psicofisico”, ha scritto stamattina Stefano Semeraro su la Stampa. “Siamo già in zona Aaa-dri-aaa-no. Torino – scrive Semeraro – non è Roma ma anche per colpa del clima impazzito fuori e dentro il Pala Alpitour la temperatura è quella di maggio al Foro Italico. E per questa settimana è questo “the place to be” del tennis mondiale”.
La Stampa parla di spareggio fra compagni di classe e Semeraro racconta la svolta di Jannik: “Qualche chilo di muscoli in più, maggiore resistenza allo sforzo (contro il Djoker non ha patito le tre ore abbondanti di lotta) e percentuali di servizio finalmente da top ten: fra il 60 e il 65 per cento, con picchi del 70, al posto del 50 di qualche mese fa. Nove ace contro Tsitsipas, quindici contro il numero uno del mondo e forse della storia. Dietro c’è il lavoro fatto dal preparatore Umberto Ferrara e dal fisio Naldi per sbloccare l’articolazione della spalla e rendere ancora più fluido il gioco di gambe. La risposta è un’eccellenza in costante progresso; la fase difensiva, come direbbero quelli del calcio, una delle più efficaci del circuito; e anche le discese a rete ormai sono meno avventurose”.
Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha raccolto qualche suggestione e qualche numero per cucire la parabola di Sinner a quella di Adriaaaano. “Tra l’anno magico di Panatta (‘76) e l’era Sinner – ha scritto – corrono 47 anni, 36 governi, 5 Papi, è cambiato il mondo più volte”. Sinner ha raccolto 10 successi sui top-10 nel 2023, 8 sui top-5, con 59 match vinti in stagione. “Sono i mattoni di casa Sinner, mentre nel frattempo si evolveva il gioco (quando il Djoker sfibrato dal braccio di ferro sulla diagonale del rovescio gli ha cercato il dritto, ha trovato un colpo di inedita robustezza), a cominciare dall’architrave del servizio (con il picco delle percentuali record a Vienna), e il corpo dimostrava di saper sostenere lo sforzo (4 kg in più di muscoli quest’anno)”.
È fuori dal campo che la sua dimensione sta mutando. Emanuela Audisio su Repubblica racconta come sta l’ultimo golden boy di fianco ai precedenti, come sta Sinner nella stessa galleria di Alberto Tomba e Valentino Rossi, i non-calciatori che prima di lui hanno avuto un tifo da stadio.
“Quando i campioni diventano altro – scrive – eroi pop, ma anche figli di tutti. Perché raccontano la possibilità di scegliersi un destino. Altro che Gustav Thoeni che nel ’72 a Sapporo arriva primo e a 107 domande per 84 volte risponde con un monosillabo. Altro che Jannik Sinner, timido e discreto, che non vuole che la sua ragazza posti sui social. Alberto era esuberante, se vedeva un’attrice che gli piaceva in un film, si faceva dare il numero. Ce lo vedete Sinner a fare il guascone, lui che al massimo alza i pugnetti, che davanti all’avversario in escandescenza, si siede, magari fa due esercizi di stretching e aspetta che all’altro gli passi? Educato, compito. Ricorda Borg che nel ’79 a New Orleans, sul 5 pari del terzo, davanti a un infuriato McEnroe gli fa cenno di accostarsi alla rete, gli passa un braccio attorno alle spalle e gli dice: «Va tutto bene, rilassati. È una bellissima partita». Tomba era molto fisico, Sinner quando cammina sembra veleggiare, capellone, un po’ da hippy, ma sempre con il cappello. Ci vuole disciplina per essere matti, scordatevi Il Sorpasso di Risi, lui non guida in modo superficiale e mascalzone come Gassman. Rossi gira attorno alla sua moto, la guarda, le parla, la ama. non pare avere tempo da perdere con gli imprevisti della vita. Vuole giocare e migliorare. La novità è che vuole farlo insieme a noi”.
Daniele Azzolini su Tuttosport adesso se ne dice certo: “Il metodo Sinner lo porterà a essere numero uno. Con il solo tennis, non so se ce l’avrebbe mai fatta. Forse, ma altri partono avvantaggiati. Sono, come si dice… più fluidi. Ma l’insieme che ha creato Sinner va oltre. Tennis, preparazione, aumento dei carichi per ricavare sempre più potenza dai colpi, studio di se stesso, dell’ambiente, della vita, individuazione di ciò che serve a migliorare, provarci, riprovarci, sostegno di uno staff affiatato e ben disposto a fare insieme a lui lo stesso percorso di crescita. Tutto questo è il logaritmo che porterà Sinner a diventare numero uno”.
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Il giorno della Sinneriade, la fatica e la libertà di un numero quattro
| pareri Alberto Tomba
➣ La freddezza era la sua caratteristica quando danzava tra le porte, larghe e strette. È una dote innata o la si allena?
«Quella è la marcia in più dei campioni. Abbiamo qualcosa in più nei momenti difficili.
Come succedeva a Stenmark e a Borg… Da oggi Sinner entra nel nostro club ristretto, quello composto da me, Valentino Rossi e Federica Pellegrini. Il mio fans club ha già pubblicato la foto… . Sono sicuro che rimarrà in alto per molti anni. Non è una meteora. Ha un carattere sorridente e pacato. L’umiltà lo aiuterà nel lavoro, una parte fondamentale nella carriera di un campione. Dobbiamo rendere onore anche a Nole, è il numero 1 del mondo. Ho conosciuto Djokovic sugli sci».
➣ Consigli a Jannik?
«Non ne ha bisogno. Però certo…deve stare attento anche a scegliere le ragazze giuste e tenere lontano quelle che vogliono stare con te solo per interesse. Perché quando vinci vieni travolto».
– intervista di daniela cotto, la Stampa
| voci Filippo Volandri
➣ Come ti cambia la testa una vittoria con il migliore?
«È un’esperienza che ti dà consapevolezza e fiducia: nel lavoro, in te stesso, nelle persone che hai accanto. Battere Djokovic ti trasforma per sempre: ora Jannik sa che può rifarlo. Attenzione: non deve per forza, può. È diverso».
➣ Come si arriva ad acquisire il pensiero «posso farcela»?
«Per gradi. Nel suo caso determinante è stato risolvere il rebus Medvedev. Ci è voluto tempo, poi l’ha sconfitto due volte di fila. Vuol dire tanto: Medvedev è stato un passaggio fondamentale. Mi ricordo una frase di Matteo Berrettini: Medvedev ti manda ai matti, è necessario giocarci due o tre volte per trovare una quadra».
– intervista di gaia piccardi, Corriere della sera
CORIANDOLI La voce di Panatta in televisione
Ne ha scritto Raffaella Silipo su la Stampa definendo Panatta “il complice perfetto per commentare una partita come se si fosse al circolo del tennis, a litigare con il compagno di doppio che ti ha fatto perdere la finale del torneo sociale. Tecnico ma non troppo tecnico, capace dei più disparati aneddoti e citazioni, uno a cui piace «l’ironia di Totò e la cattiveria di Paolo Villaggio»”. In effetti Barbara Rossi è un’altra cosa. A Panatta interessa fare pof pof come nel film, scrive Silipo. Conclusione: “Godiamoci la Panatta way of life, il bel tennis, questi miracolosi giorni torinesi, la mano tesa sopra la rete tra due generazioni di sportivi, lo smagato boomer e la freschezza della Generazione Z”.
Un Panatta più tecnico si può leggere su Tuttosport. Stamattina spiega com’è che aveva previsto la vittoria di Sinner su Djokovic. “Sa giocare bene – scrive – sta in campo da giocatore vero, e appartiene a una categoria non così ampia. Ne ho conosciuti tanti di tennisti che non sanno giocare a tennis, e tra di loro vi sono anche degli autentici campioni. So bene che quando dico, o scrivo, una cosa del genere, finisco per sollevare un mare di domande. Ma si può vincere a tennis anche con un unico schema, a patto di essere dotati di fisico e colpi violenti. Sinner appartiene alla categoria opposta, a quelli che sanno che cosa fare e perché lo stanno facendo.
Con Djokovic è stato straordinario. Non si è fatto incantare dalle “finte” del serbo, dalle sue richieste inusuali. La pipì che gli scappa quando il secondo set è già cominciato. La chiamate del medico perché gli fa male il collo. Sceneggiate, che non capisco a che cosa gli servano. Con Sinner, a nulla”.
in tv oggi ore 14 Rai Sport e Sky: Djokovic vs Hurkacz | 21 Rai 2 e Sky: Sinner vs Rune