Il calcio che due mesi fa aveva portato tre squadre in finale nelle Coppe, stasera è già di fronte alla prima occasione da dentro-o-fuori. Dopo essere arrivata a tanto così dalla Conference League, la Fiorentina deve rimontare un gol al Rapid Vienna per non restare addirittura fuori dai gironi, fuori prima di cominciare.
Succede nell’anno sbagliato, l’anno che introduce alla Champions allargata e riformata, l’edizione 24-25 con 36 partecipanti. L’Uefa assegnerà un posto in più alle due nazioni che avranno chiuso la stagione ai primi due posti del ranking. “Se questo regolamento fosse stato già in vigore un anno fa – spiega Rivista Undici – alla Serie A sarebbe toccato lo slot aggiuntivo. Se succedesse di nuovo, la quinta classificata della Serie A appena iniziata si qualificherebbe alla Champions League del prossimo anno”. Senza togliere il posto a nessuno in Europa League. “Insomma, d’ora in poi le rivalità cittadine o nazionali – per quanto radicate – dovranno essere annullate, o comunque ben nascoste: se le squadre italiane dovessero far bene in Europa, a beneficiarne sarebbero le altre squadre italiane” avverte Undici.
Sarà tutto XXL, come spiega Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta mettendo in fila qualche numero. La Uefa prevede che “l’incremento economico per chi parteciperà alla nuova Champions extra large sarà di un 30% abbondante. Con le sue quattro coppe (Champions, Europa, Conference e Supercoppa) la Uefa per la stagione ‘23-24 stima di raccogliere 3,5 miliardi di euro. Con la riforma del sistema delle competizioni a Nyon per la stagione ‘24-25 calcolano di arrivare ad incassare almeno un 30% in più e stimano la cifra finale del fatturato tra i 4,6 e i 4,8 miliardi”.
Matteo Magrini sul Corriere fiorentino sottolinea che “non è una finale, perché le finali son quelle dove alla fine una delle due alza la coppa, ma ci somiglia. L’appuntamento è per le 20 in un Franchi che nonostante l’importanza della gara sarà tutt’altro che pieno. Si parla di (circa) 20 mila tifosi, forse qualcosa in più”
COM’È FATTA QUESTA FIORENTINA ► La sintesi è che stasera i gol della Fiorentina servono un po’ a tutti. Alessandro Bocci sul Corriere della sera parla di una squadra “incostante e umorale, meravigliosa al debutto con il Genoa e sciagurata in casa del Rapid e tutte e due le cose contro il Lecce. Solo una settimana fa Italiano sognava la possibilità di tornare in finale di Conference per concedersi la rivincita, adesso invece i gironi della Coppa sono un traguardo che fa sudare freddo i tifosi. Sarà, quella fiorentina, una notte di potente emotività in cui i viola dovranno usare la testa prima del cuore. Niente follie, l’appello di Vincenzino alla sua banda. I gol, visto che ne serviranno almeno due, vanno cercati con maturità e pazienza, senza ossessione e senza scoprirsi. La fase difensiva è il più grande problema di questa sfida senza ritorno in cui farsi sorprendere dalle ripartenze degli austriaci equivarrebbe a una sicura condanna”.
| Nella sua guida all’élite della serie A, su Repubblica Paolo Condò ragionava qualche settimana fa sul fatto che “Italiano ha avuto a disposizione due squadre sul serio, non per modo di dire, e ha gestito il turnover portando 16 uomini oltre la soglia dei 2000 minuti complessivi e altri 5 attorno ai 1500. Sono numeri rivelatori di una rosa omogenea, nella quale gli infortuni vengono assorbiti meglio che altrove, e che dalla panchina aggiunge sempre qualcosa: 25 gol per esempio, l’equivalente di un grande bomber […] Con tutto il rispetto per Nzola, è chiaro che l’hype estiva riguarda l’arrivo di Lucas Beltrán, argentino di 22 anni, quanti ne aveva Gabriel Batistuta nel 1991, quando sbarcò a Firenze per segnare 207 gol e, di conseguenza, un’epoca”
| Fabio Bianchi sulla Gazzetta fa notare che “soltanto Nico Gonzalez ha risposto alla grande: delle sei reti segnate dai gigliati, l’argentino ha contribuito a quattro: due gol e due assist. Gli altri esterni latitano, tanto che Italiano sta pensando di far partire titolare Kouame a fianco di Bonaventura e Nico. E i centravanti finora sono a secco. Beltran ha avuto poche chance: è partito titolare soltanto con il Lecce, facendo buona impressione nei fraseggi ma non tirando mai in porta. Ma Nzola ha giocato dal primo minuto tre partite su quattro e non ha mai avuto un’occasione pulita”.

ANTAGONISTI Cosa si dice del Rapid Vienna ► Alessandro Mita sul Corriere dello Sport-Stadio dice che il Rapid Vienna è una squadra tosta ma non imbattibile. “Anche in un confronto che non è simmetrico – scrive – gli austriaci (il cui campionato è iniziato il 28 luglio ma che già il 23 hanno giocato nella coppa nazionale) sono alla decima gara stagionale, i viola solo alla quarta. I calendari differenti si riflettono in maniera pesante sui playoff di agosto, ma se la Fiorentina è svantaggiata atleticamente non lo è dal punto di vista tecnico. Basta solo che la squadra giochi una partita da 10, cioè ci metta dentro il meglio fatto vedere nei 90 minuti contro il Genoa e nei primi 45 minuti con il Lecce”.
Qualche giorno fa Rivista Undici ricordava che il Rapid Vienna ha vinto 1-0 l’andata con undici calciatori austriaci nella formazione titolare. Dalla panchina ne sono entrati altri tre, insieme con il solo straniero, il tedesco Nicolas-Gerrit Kuhn. Sono solo sei gli stranieri nella rosa, di cui tre appena arrivati. “Esiste un’evidente cultura dei calciatori autoctoni. Come si evince anche da un’altra statistica piuttosto significativa: cinque elementi utilizzati da Barisic – vale a dire Hedl, Hofmann, Oswald, Querfeld e Sattlberger – sono stati allevati nel settore giovanile, e oggi sono parte integrante della prima squadra”
Altre storie dai preliminari di stasera
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Da Klaksvik, nelle isole Fær Øer, arriva la storia di questa squadra-sorpresa, in corsa nei preliminari di Champions qualche settimana fa. Stasera gioca il ritorno nei play-off di Europa League, comunque vada sarà in Conference. Ha per avversaria un’altra squadra-storia parecchio raccontata in questi anni, lo Sheriff della Transnistria.
Francesca Milano su Domani raccontava qualche settimana fa che nell’arcipelago è pieno di campi di calcio, in tutti i paesini, “persino in quelli dove se pure scendessero in campo tutti gli uomini residenti, non si riuscirebbe a mettere insieme due squadre. È per questo che spesso si vedono porte piazzate a centrocampo, per trasformare il calcio da 11 in calcio a 7, o a 5. A Æðuvík, un borgo di 100 abitanti sull’isola di Eysturoy, sul campo c’è solo un bambino biondo. Tira punizioni e rigori contro un portiere immaginario. Poco distanti, quattro bambine cantano e giocano a rincorrersi per strada, ché tanto di auto qui non ne passano. Il bambino continua a tirare calci al pallone perfezionando il suo tiro a giro che supera barriere di difensori invisibili e spiazza avversari trasparenti. Quando non finiscono in porta, i suoi palloni finiscono in mare, come succede spesso in molti campi delle Fær Øer, costruiti a picco sull’oceano e per questo inseriti in tutte le classifiche dei più scenografici del mondo. Ci dev’essere un’isola artificiale, da qualche parte nell’Atlantico, formata dai palloni persi e trascinati dalla corrente. Un’isola frutto di tutti gli errori, sarebbe bello se fosse davvero possibile confinarli lì e dimenticarsene, pensa il bambino biondo”.
Jákup Andreasen, 25enne capitano del Ki, fa l’elettricista. Nils Johansson si era ritirato, ci ha ripensato ed è ripartito dalla quinta categoria norvegese. Undici racconta la storia di Arni Frederiksberg. Intervistato dal quotidiano norvegese NRK, ha raccontato la sua vita da attaccante part-time. “Frederiksberg – riassume Undici – si occupa di vendite in una compagnia di commercio all’ingrosso. Tra le altre cose, esporta pizze surgelate in Norvegia. Ha spiegato che tutti i suoi compagni fanno altri lavori, oltre a quello di calciatore. Normale, per una cittadina di cinquemila abitanti. Le aziende, ha raccontato, sono molto flessibili con i calciatori, ma spesso il giorno dopo una partita è una normale giornata di lavoro”.
Boban è contro i minuti di recupero della FIFA
È l’ultimo atto della guerriglia urbana in atto tra Infantino e Ceferin. Uno alimenta sotto banco la Superlega e l’altro gliela smonta. Uno fa la Nations League e l’altro inventa il Mondiale per club. Uno ordina agli arbitri di recuperare tutto il recuperabile, anche 10-11-12 minuti, l’altro agli stessi arbitri dice di no, che è una follia. The Athletic sottolinea allora che “la UEFA non si unirà alla repressione globale contro le perdite di tempo, poiché ritiene che la crescente quantità di minuti di recupero giocati in Premier League e altrove, stia danneggiando la salute dei giocatori”. Ne ha parlato Zvonimir Boban, l’ex dirigente del Milan diventato Head of Football con Ceferin, qualunque cosa significhi. «È assolutamente assurdo. È una specie di piccola o grande tragedia, perché stiamo aggiungendo quasi 12, 13, 14 minuti. Quiasi la metà del gioco effettivo di un tempo. Posso parlare per esperienza, soprattutto come centrocampista: è negli ultimi 30 minuti di partita che ti stanchi. Poi arriva qualcuno e ne aggiunge altri 15. Per quale motivo?». Peccato non si possa sapere cosa penserebbe Boban, se fosse ancora vice segretario generale della FIFA, il ruolo ricoperto fra 2016 e 2019.
I sorteggi per i gironi di Champions
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Corriere della sera: “Trappole Champions” – Sorteggi. Oggi a Montecarlo gli accoppiamenti mentre la Fiorentina tenta la rimonta contro il Rapid Vienna. Prima edizione senza Leo Messi. L’Inter evita Real, United e Arsenal. Il Napoli non sfiderà il City e il Psg. Insidie per Milan e Lazio in 3ª fascia. Paolo Tomaselli scrive: “Nel gioco della vigilia, il girone più duro che può capitare ai campioni d’Italia è forse con Real Madrid, Salisburgo e Newcastle. Il più abbordabile con Porto, Copenaghen e Celtic Gli ucraini dello Shakhtar Donetsk lasciano invece la Polonia come sede: giocheranno ad Amburgo”.
◇ Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta parla di una Champions “come fortino inespugnabile dell’Europa cuore del calcio. Potete portarci via i migliori giocatori e allenatori, non potrete mai importare in Arabia la passione e le folle che riempiono gli stadi europei. A meno che non si compia un passo successivo, distopico e catastrofico: gli arabi che si comprano i grandi club d’Europa e li trapiantano a Riad e dintorni. Inimmaginabile. Scenari orwelliani a parte, mai come quest’anno la Champions sarà importante per sottolineare la centralità del calcio europeo.
parole Ian Rush
➣ Su chi punta per la nuova Champions?
«Dico Manchester City, sarà ancora favorito. Sono i campioni in carica, si sono rinforzati e sono decisamente i più forti. Di tutti, non solo delle squadre inglesi».
➣ Rivali più pericolosi?
«Credo che il Bayern Monaco con Harry Kane sia decisamente migliorato. Penso che Real Madrid e Barcellona non siano forti come in passato, ma sono squadre sicuramente da considerare».
➣ E le italiane?
«Lo scorso anno sono state agevolate con un buon sorteggio.
Sarei sorpreso che capitasse di nuovo, anche se nella fase ad eliminazione diretta può succedere di tutto. Il Napoli però la scorsa stagione era diventata la mia favorita per la Champions».
➣ Davvero?
«Sì. Avevano battuto il Liverpool, hanno giocato un calcio fantastico. Credevo davvero in loro, sono stato sorpreso di vederli uscire contro il Milan. Ma è la conferma che con le italiane non si può mai sapere».
intervista di davide chinellato, la Gazzetta dello sport
ZIBALDONE
L’edicola del pallone
Dario Saltari su Ultimo Uomo ha scritto che l’eterno ritorno di Lukaku sembra essere ormai “la spia di una mancanza di creatività claustrofobica e autodistruttiva in Serie A, che a volte sembra rinchiusa in una perenne puntata di Techetechetè, quel programma della RAI che d’estate rimanda in onda spezzoni d’archivio per titillare la nostalgia di un pubblico sempre più anziano. Certo, è legittimo esaltarsi per Lukaku, e c’è una magia autentica nell’impazzire al pensiero di cosa potrebbe succedere se tornasse agli antichi fasti, ma allo stesso modo è naturale fermarsi un attimo per provare a capire cosa ci dice una trattativa che ha coinvolto a turno almeno quattro grandi squadre italiane (la Roma, l’Inter, la Juventus e, forse ve l’eravate dimenticati, ma a un certo punto si è parlato anche di Milan). In Serie A sembra esserci un’avversione al rischio così estrema da diventare essa stessa un rischio”.
parole Da belga a belga. Ne parla Nainggolan
➣ Romelu cosa può aggiungere?
«Ha la mentalità vincente, del grandissimo giocatore. Del professionista. Io lo conosco benissimo, è un ragazzo perbene che dà tutto per la squadra . Non crea problemi, è concentrato sul gruppo e sull’obiettivo v entiquattro ore al giorno. E lui è felicissimo di questa sfida » .
➣ Sentendolo nell’ultimo periodo, tra le varie trattative che lo coinvolgevano , cosa si sente di dire a lla piazza giallorossa?
«Ricordatevi che se Romelu si sente amato dà sempre qualcosa in più. Ha bisogno di avvertire l’intensità del legame con l’ambiente, con la piazza, con i tifosi. Se percepisce il feeling, in campo arriverà a dare oltre il massimo. Per questo penso che Roma sia la piazza perfetta , è uno degli attaccanti più forti degli ultimi anni».
intervista di jacopo aliprandi, Corriere dello Sport-Stadio
Cairo fa andar via tutti i capitani
La Stampa: “Toro sfasciato” – Buongiorno in lacrime, ma la cessione all’Atalanta è chiusa. E’ il nono capitano sacrificato dal Toro nell’era Cairo, da Brevi a Belotti passando per Rosina, Bianchi e Glik.
Paolo Pirisi su Tuttosport racconta la giornata di Buongiorno, “in campo, la cena con i compagni e poi al cellulare: senza un sorriso. Quella lunga telefonata dentro il Fila”. Scrive Tuttosport: “Cosa farebbe veramente male della sua cessione all’Atalanta? La totale indifferenza intorno al campo d’allenamento. La società sta vendendo un pezzo del proprio futuro, l’ultimo baluardo granata, l’unico germoglio rimasto della trafila del vivaio, la sola gemma di cui andare veramente fieri. E il popolo rimane indifferente. Ad aspettare Buongiorno fuori dal Filadelfia non c’è nessuno. Nessuno. Non una sola persona. C’è il guardiano del gabbiotto che precede i parcheggi: persino lui è stupito di questa trattativa. Sa che Alessandro parcheggia nel garage interno e che arriva al campo sempre col sorriso. Stavolta no: sguardo cupo, teso, preoccupato. Buongiorno ha dato sicu ramente più amore di quello che ha ricevuto. Perché un popolo normale, a una cessione così, si ribella non solo sui social. Se non lo fa, almeno piange disperato. La gente granata no. Accetta in silenzio. Che occasione persa. Dai tifosi in primis, che avevano il compito di proteggere l’idea di un Toro che fosse fatto da Buongiorno più altri 24. Invece, intorno al Filadelfia, si sentiva solo il rumore delle mollette che pinzavano i panni”.
La morte di Victorino
Furio Zara sulla Gazzetta dice che “nel mare mosso dei ricordi, il nome di Waldemar Victorino rimanda ad un tempo lontano e sgranato, quando la Serie A era Hollywood e a ogni cambio di stagione – era l’inizio degli anni Ottanta – accoglieva i primi stranieri, fuoriclasse conclamati e meteore che duravano il tempo di un rimpianto. Victorino fece parte di questa seconda batteria di promesse mancate. In Uruguay lo chiamavano “El Piscador”, il “Pescatore”. Di gol, si intende. E di gol ne aveva fatti parecchi, al suo arrivo in Italia ne millantava a centinaia. Dissero le malelingue che conteggiava anche quelli realizzati in allenamento. Il primo club ad opzionarlo fu il Catanzaro, che poi rinunciò. Il Cagliari lo comprò per 400.000 dollari, l’equivalente – allora – di circa 450 milioni di lire. Si racconta che un giorno, dopo un allenamento particolarmente deprimente, il grande Gigi Riva lo avvicinò e gli chiese: «Ma sei tu o tuo fratello?»”.
Antonio Moschella su Tuttosport aggiunge che “la gloriosa storia del calcio uruguaiano ha da ieri un altro angelo nel paradiso del pallone. La sua impronta più emblematica resta quella che fu tracciata dal fumettista giapponese Yoichi Takahashi, che nel suo celebre manga Holly e Benji rese onore al calciatore ispirandosi a lui per creare il leader dell’Uruguay Ramon Victorino, calcando lo stesso processo creativo che lo spinse a dare origine al protagonista del fumetto prendendo spunto dall’eterno Diego Armando Maradona”.
Era stato il Mundialito 81 a lanciarlo. Mario Frongia per Repubblica racconta che appena sbarcato all’aeroporto di Elmas aveva detto due cose: “Arrivare in Italia corona la mi carriera. Ho segnato 320 reti, 20 l’anno scorso e ho vinto la classifica dei goleador in Uruguay. Qui a Cagliari spero di farne almeno 12”. La seconda? “Quando posso conoscere Gigi Riva?”. L’integrazione in effetti andò al meglio, con gli spuntini del lunedì nelle case di campagna dei tifosi più vicini alla squadra”.
Ibra e Totti insieme
Cronache di spogliatoio racconta di Ibrahimović al Frosinone. “Una notizia che ha fatto sobbalzare i tifosi ciociari”. Non è Zlatan ma Arijon. Non è nemmeno parente. Non è nemmeno attaccante. Arriva in prestito dal Bayern Monaco. “Una somiglianza con Zlatan però c’è: è stato acquistato a fine 30 agosto, proprio come capitato allo svedese nel 2004, quando si è trasferito dall’Ajax alla Juventus, e nel 2010, quando il Milan lo ha riportato in Italia dopo una sola stagione al Barcellona”. Oh, il bello è che sarà compagno di Totti. Non Francesco, ma Christian, suo figlio. “Una coppia da mille e una notte. Almeno sulla carta”
Prende corpo un sospetto
Italo Cucci sul Corriere dello Sport-Stadio scrive: “Avrà culo, Mancini (due anni fa era un eroe, ricordiamolo) ma forse è anche un tecnico dotato, non ti pare? E quelli che l’accusano di essersi venduto il 18 agosto – solo pochi giorni dopo le… dolorose dimissioni – cosa mi dicono dell’improvviso pentimento di Cincinnato Spalletti che dalla desiata campagna – scelta per un annetto di buon riposo – è tornato fulmineamente nell’Urbe per salvare la Patria? Vale il sospetto – da me già esternato senza registrare reazioni – che entrambi sapessero che fare e dove andare. È vero o no che il vertice federale sapeva della possibile svolta araba di Mancini fin da luglio? E già pensava a come sostituirlo?”