Le critiche alla BBC per la trasmissione di Sabalenka vs Kyrgios
C’è un momento, più o meno ogni settimana, in cui sulla stampa britannica arriva l’ennesima ondata di indignazione prefabbricata contro qualcosa che ha fatto o ha detto la BBC. Una miccia accesa, un titolo furioso, il bersaglio sempre uguale. Tutto ha l’aria di una guerra-al-woke caricaturale, fatta – dice Barney Ronay sul Guardian – da notizie in cui “i criceti possono allattare robot umani”— un genere di notizia che “ti fa venire voglia di spalmarti la faccia di marmellata di susine e piangere per l’Inghilterra, la nostra Inghilterra, quella con le brughiere, le ombre, i curati fatti interamente di manzo”.
Dietro il folklore dell’oltraggio c’è una logica semplice: il canone. La BBC è gratuita ma finanziata da un’imposta nazionale, più o meno come la RAI, ma al tempo stesso è una concorrente diretta dei giornali. Attaccarla – dice il Guardian – conviene.
Secondo Ronay uno dei momenti più surreali della settimana è stato quando Jeff Powell del Daily Mail ha annunciato di essere felice che John Motson e Brian Moore siano morti. “La BBC ha tirato su le sue gonne – ha scritto – e ha deciso di nascondersi dietro di esse per il Mondiale della prossima estate” aggiungendo che i due telecronisti “si agitano nelle loro tombe come trapani”. La notizia che ha indotto a tanta indignazione è che la BBC potrebbe mandare nelle Americhe una squadra ridotta, facendo alcune telecronache dallo studio per risparmiare in un torneo diviso fra tre Paesi, complicatissimo da organizzare. Ma il Guardian dice che se la decisione fosse stata opposta, avrebbe incontrato critiche per l’ennesimo spreco.
Quel che irrita, aggiunge Ronay, è che la BBC dovrebbe essere criticata ma su fatti concreti, come per esempio la decisione di mandare in onda la Battle of the Sexes tra Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios, un’idea così storta – dice il Guardian – da risultare difficile perfino da raccontare. Ronay non la addolcisce: “È difficile esprimere in parole quanto odi questo evento e quanto vorrei che non esistesse”. Sabalenka è la numero 1 al mondo e Kyrgios il 600 e passa. Ha giocato sei partite vere in tre anni. Il match avrà trovate da laboratorio, come una riduzione del campo del 9% per Sabalenka, perché una pseudo-scienza sostiene che le donne si muovano il 9% più lentamente, e ci sarà un solo servizio a testa per non dare vantaggi. Tutto questo finirà trasmesso in diretta dalla Coca-Cola Arena di Dubai, il Guardian lo trova un paradosso in mondovisione.
Il punto non è solo tecnico: l’evento è un invito aperto alla tossicità, una miccia per i guerrieri della rete. “Un’enorme opportunità per screditare lo sport femminile, per compiacersi, per sguazzare nel sessismo più ottuso”, e Ronay cita Rennae Stubbs: «Se Sabalenka vince, batte un uomo fuori forma e irrilevante. Se vince Kyrgios, lui e quelli come lui useranno la cosa per legittimare tutto le sue tesi».
C’è poi la questione di Kyrgios stesso, figura magnetica e controversa. Nel poster dell’evento, urla gonfio di vene e rabbia, Sabalenka è calma e concentrata. “Odio questa immagine per il suo cinismo silenzioso”, scrive Ronay: perché non urlano entrambi? o perché non stanno entrambi fermi? Perché la scenografia deve essere così chiaramente maschile e tossica? L’editorialista del Guardian scrive allora che la BBC, con la sua missione di servizio pubblico, finisce per pubblicizzare un evento che apre una porta all’odio digitale. Nei giorni dei film natalizi e degli zii pasticcioni, delle cucine lucide e degli struffoli [no, il Guardian non ne parla], casomai si sta rivoltando nella tomba Lord Reith, “con le sue idee di broadcasting come forza educativa”. Una specie di Ettore Bernabei inglese, dalle idee spesso enfatiche, forse ingenue, talvolta noiose, ma che indicavano una direzione. Ora, guardando la BBC intrappolata tra servizio pubblico e compiacenza commerciale, conclude Ronay, siamo davanti a “un tie-break decisivo”. Uno che suggerisce chiaramente dove stia andando a finire il vecchio concetto di servizio pubblico — e quanto velocemente.