È stato “un epilogo incantato” dice Le Monde a proposito della cerimonia di chiusura. Non dovrebbe essersi risentito nessuno, ecco, a naso, per “una cerimonia durata tre ore e ricca di sorprese”. We Are the Champions è stato un gigantesco karaoke, cantato pure da chi champions non è stato e forse non sarà. La cerimonia d’apertura aveva visto un pianoforte andare a fuoco mentre suonava Imagine su una zattera spinta alla deriva. Quello a coda di Alain Roche che eseguiva l’inno di Apollo, si è alzato invece in verticale verso il cielo, in compagnia della voce di Benjamin Bernheim, mentre 110 artisti di strada, circensi, breaker, ginnasti della società dei vigili del fuoco di Parigi fingevano d’essere esploratori in questo mondo di fantascienza immaginato da Thomas Jolly per dire che pure un alieno venuto dallo spazio s’incanta dinanzi ai Giochi, persino un alieno, non più gli inviati annoiati che ne hanno visti tanti e hanno qualche ombrellone prenotato in Versilia o chissà dove. Quando i Red Hot Chili Peppers hanno detto che è già tempo di Californication, si sono materializzati due incubi davanti agli occhi: chissà che mondo avremo fra 4 anni e la finale dei 100 metri alle 4 del mattino.
| Jean-Denis Coquard, firma di spicco de L’Équipe, stamattina racconta carico di malinconia: “La mongolfiera è atterrata, la fiamma si è spenta ma il viaggio resta. Non è durato cinque settimane come nel caso di Jules Verne, ma diciassette giorni sono stati sufficienti per mettere in assenza di gravità la Francia, la Seine-Saint-Denis, Parigi e i suoi Giochi. In una bolla, certo, gli scontrosi hanno ragione, ma è stata una bolla di felicità, una bolla che lasceremo con rammarico stamattina nel tornare al lavoro. Cento anni dopo, Parigi ha scoperto “la magia dei Giochi”, questa formula abusata da tanta politica, tanto merchandising, tanti affari che tuttavia svaniscono quando torniamo alla fonte: stare insieme per due settimane per fare sport o anche solo perché ci piace guardarlo”.
L’ha detto bene, Coquard. “C’erano sorrisi nelle strade e c’era fervore nelle arene. Questo modo di far festa alla francese, un po’ folle, un po’ da banchetto di Asterix, senza preoccuparsi troppo delle convenzioni, questo modo di celebrare Léon Marchand nella piscina di Nanterre, il volley al Porte de Versailles o gli assi delle NBA a Lille, con uno slancio simile a quello di una rivoluzione, ha certamente turbato gli spettatori più conservatori. Ma alla fine, questo inno alla gioia è stato particolarmente apprezzato dalla stragrande maggioranza degli atleti e dei turisti olimpici, tre anni dopo i Giochi del Covid in una Tokyo chiusa”.
| Dall’America, il Wall Street Journal riconosce che “la gente del posto non si aspettava che Parigi 2024 sarebbe stata così divertente . Notoriamente imperturbabili, con una capacità ben affinata di trovare un lato oscuro pure nelle nuvole d’argento, molti parigini erano fuggiti dalla città, solo per tornare indietro presto a caccia di un biglietto. I dipendenti della metropolitana, pronti a scioperare per questioni come la pensione o gli stipendi, hanno lavorato durante la stagione delle vacanze per aiutare a smaltire la folla, con il sorriso sulle labbra”. Tony Estanguet, il capo del comitato organizzatore dice che «ci vedevamo come una nazione di lamentosi cronici, ci siamo svegliati in un paese di tifosi sportivi sfrenati che non riescono a smettere di cantare»
I Giochi di Parigi hanno infranto dei codici e ne hanno scritti altri. Il Washington Post lo ha colto e lo dice con chiarezza. Barry Svrluga ha scritto che “le Olimpiadi avevano bisogno di un reset. Grazie Parigi per avercelo fornito. Questi Giochi estivi erano esattamente ciò di cui avevamo bisogno. Si sono presentati in uno stile che nessun’altra città avrebbe potuto offrire. Leon Marchand e Stephen Curry. Simone Biles e Summer McIntosh. Gabby Thomas e Katie Ledecky. Tutte stelle. Ma la star di punta qui è stata la città di Parigi, un palcoscenico senza pari. Sarebbe straordinario avere un campo da beach volley all’ombra di un monumento iconico. Sarebbe straordinario mettere in scena la scherma in un palazzo mozzafiato. Sarebbe straordinario fare gare di equitazione nei giardini di un castello del XVII secolo. Parigi ha fatto tutto questo, e anche di più. Los Angeles ospiterà le prossime Olimpiadi estive. Come sfondo e come paragone, non sarà la stessa cosa”.
| L’elogio del Washington Post non finisce qui. Svrluga chiude così: “Organizzare le Olimpiadi è rischioso. I Giochi, per la maggior parte, sono un programma televisivo che ruota in gran parte attorno a ciò di cui la NBC ha bisogno e vuole. Potrebbe essere in netto contrasto con le esigenze e i desideri dei residenti della città e del paese che li ospita. Al CIO non importa. Ma per le future Olimpiadi, ora c’è un modello moderno e uno spirito rinnovato incarnati a Parigi. Dopo la fatica che risale a più di un decennio fa, i Giochi sono benvenuti. Le gare quasi sempre consentono alle Olimpiadi di andare oltre ogni problema, autoinflitto o meno che sia, andare oltre le minacce e gli ostacoli. A Parigi ci sono stati due percorsi paralleli: atleti che meritano di essere esaltati e una città che eleva e ispira. Potremmo non vedere mai più un matrimonio così perfetto”.
| L’Équipe dice che sono stati il segno della rottura col passato che il CIO esige con la sua Agenda 2020. Thomas Bach, presidente in uscita, ha chiuso le sue ultime Olimpiadi con un omaggio a quelli che ha chiamato amici francesi: «Voi vi siete innamorati dei Giochi Olimpici e noi ci siamo innamorati di tutti voi. Sono stati Giochi sensazionali dall’inizio alla fine, o, oserei dire, Giochi “Seine-sational” dall’inizio alla fine». Anche lui è cittadino di un governo che con la Francia di Macron si trova spesso in disaccordo, sulla politica estera o sulla politica monetaria dell’Unione. Come in rottura sono i governi di India e Pakistan, ma le loro bandiere erano fianco a fianco nella stessa foto, sulle spalle di due giavellottisti. Guerreggiano ibridamente le due Coree, eppure i ragazzi del nord e i ragazzi del sud si sono fatti un selfie strafottente sul podio del tennis tavolo. A vederli tutti e tutte insieme, nella consueta mescolanza di colori che esplode all’ultimo giorno di ogni Olimpiade, ieri sera a cena con altri ragazzi veniva da pensare e dirsi che la normalità del mondo è questa, fuori dalla bolla che siamo costretti ogni giorno a raccontare, un pianeta ostaggio di un manipolo di governanti avanti nell’età, una pugno di persone tristi e senza più desideri che decidono il futuro di tutte quelle facce, tutti quei corpi che gridavano we are the champions, noi siamo la gioventù del mondo.