Il calcio nascosto dall’ombra di Messi: come sono i Mondiali di Birmania e Macao

Marzo scorso, una serata fresca. Visby Lei se ne stava in piedi nel tunnel dello stadio Olimpico, nervoso, batteva i tacchetti delle scarpe sul muro e sul pavimento. Ha fatto un respiro profondo, ha sistemato la maglia verde nei pantaloncini verdi e non gli pareva vero d’esser là, non gli pareva vero che il calcio ricominciasse anche per Macao, un’amichevole contro Singapore quattro anni dopo l’ultima partita, la fine dell’isolamento, la caduta di ogni divieto per la pandemia, la riapertura delle frontiere. Avrebbe poi raccontato a Macao News che in quei pochi istanti prima del calcio d’inizio, ha pensato a suo padre, Chong U, pure lui in Nazionale negli anni ’90, quando il piccolissimo Visby dribblava a bordo campo e pensava che un giorno ce l’avrebbe fatta, che il pubblico sarebbe stato di più, molto di più delle 800 persone sedute in tribuna. 

L’ultima uscita internazionale di Macao prima del marzo scorso c’era stata nel giugno 2019, una partita per andare ai Mondiali in Qatar contro Sri Lanka, gol di Filipe Duarte, la prima vittoria della storia in una partita di qualificazione. Il ritorno non si è giocato mai. Più di 250 persone rimasero uccise qualche giorno dopo in una serie di attentati nello Sri Lanka e Macau rinunciò alla trasferta per ragioni di sicurezza. Il covid avrebbe reso più lunga l’assenza dalla scena. Secondo la FIFA, le squadre che nel mondo non hanno ancora ripreso l’attività internazionale sono Samoa e le Samoa americane per la pandemia, Tonga per lo tsunami di gennaio 2022. 

 

 

Il gol di Messi contro l’Ecuador e i due di Neymar alla Bolivia li abbiamo visti tutti, dal Sudamerica, ma c’è un pallone che rotola verso i Mondiali del 2026 pure alla periferia dell’impero FIFA. Proprio a Macao tocca stamattina aprire la lunga corsa delle qualificazioni in Asia, senza nessuna certezza su come potranno procedere i prossimi turni, quando saranno attese in campo anche la Palestina e il Libano, tutto il Medio Oriente avvolto dalle fiamme della guerra e dalla tensione, mentre Israele sarà come sempre nei gironi dell’UEFA ancora da sorteggiare. Macao apre il cammino con una trasferta in Birmania, dove da tre anni il calcio fa a sua volta i conti con la crisi seguita al nuovo golpe militare. Hein Htet Aung è un’ala di 22 anni, gioca nel campionato della Malesia e da là arrivò la notizia di un gol per il Selangor festeggiato con un saluto a tre dita. Non c’entra la Serbia, ma la saga di Hunger Games, dove quel gesto è uno degli elementi più forti, il simbolo della protesta e della resistenza ai poteri forti. Lo hanno adottato i manifestanti per la democrazia in Thailandia e a Hong Kong nel 2014, e poi anche in Birmania, dove perfino darsi un nome è diventata una scelta politica.

Secondo la propaganda del regime, Myanmar sarebbe etnicamente più neutrale, certamente più gradito al governo. L’Unione europea non fa differenza nei suoi documenti tra le due varianti. I governi di Regno Unito, USA, Canada e Australia continuano a usare Birmania. L’ONU, il Giappone, la Cina, l’India e la FIFA hanno adottato Myanmar. Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica, premio Nobel per la pace, continua a dir Birmania e avverte come strumentale l’uso di Myanmar.

 

È qui che comunque si comincia, per un Mondiale allargato che garantisce al continente addirittura 8 posti. Sono 34 i paesi asiatici che non si sono qualificati mai. L’India nel 1950 si fece da parte poco prima di cominciare, Siria e Uzbekistan hanno sfiorato l’impresa per l’edizione del 2018 in Russia. 

Il calcio a Macao fa i conti con una disponibilità economica limitata. La FIFA si è impegnata a finanziare l’attività con 8 milioni di dollari per i prossimi quattro anni, in tranche da due, a condizione che le squadre del campionato locale giochino un certo numero di partite a stagione e che la nazionale faccia almeno quattro amichevoli internazionali a stagione. La FIFA sta anche finanziando la costruzione di una nuova sede e si farà carico delle spese di viaggio e alloggio della squadra, ogni volta che andrà all’estero. I club locali più grandi importano calciatori dalla Cina, dal Brasile, dal Portogallo, da altri paesi lusofoni. I cinque volte campioni del Benfica de Macau hanno convinto le stelle della nazionale timorese Joao Pedro da Silva Freitas e Filomeno Junior da Costa. La storia del calcio a Macao è iniziata negli anni Trenta del Novecento, ma nella classifica FIFA non c’è mai stato un piazzamento migliore del numero 156. Oggi è al 185 e ci sono altre sei nazionali d’Asia alle spalle: Laos, Bangladesh, Brunei, Timor-Leste, Pakistan, Guam, Sri Lanka. Sono tutte in campo in giornata. 

Ai ragazzi come Hein, in Birmania, è passata la voglia di protestare. Per quelle tre dita gli hanno dato una squalifica, così come una sospensione è stata minacciata per chi avesse rifiutato la convocazione, come invitava a fare il portiere Kyaw Zin Htet. I calciatori più famosi, secondo il Guardian, sono stati messi sotto pressione. La giunta militare ha intensificato una campagna contro i sostenitori della protesta, molte persone sono incarcerate, i loro nomi sono stati pubblicati sui giornali di stato. Chit Bo Bo Nyein, il capitano della squadra giovanile dell’Hantharwady United, un ragazzino pazzo per Pogba, è stato ucciso nel marzo del 2021 dagli spari della polizia tra la folla, insieme con altri 150 manifestanti. Secondo il gruppo per i diritti umani Assistance Association for Political Prisoners, 841 persone sono state ammazzate nei primi mesi del colpo di stato della giunta. Otto anni fa, la Birmania credette di avere un giovane generazione di calciatori buona per scalare il mondo. La Under 20 si era qualificata per la prima volta ai Mondiali del 2015, la gente era scesa in piazza a festeggiare. È passato tanto tempo. 

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