A un certo punto dell’esperienza di Maurizio Sarri al Chelsea, gli inglesi notarono un cambiamento. Era arrivato facendo il fuoco e le fiamme, veniva dall’esperienza di Napoli, L’Équipe gli aveva dato la corona del gioco più sexy d’Europa, così lui aveva provato a portare lo stesso stile a Londra. Il sarrismo era diventato Sarriball. Ma quando scoprì delle resistenze, quando fu costretto a cercare dei compromessi fra la sua visione del calcio e la squadra, la prima cosa che fece fu liberare Eden Hazard dalla gabbia dei movimenti scritti. Ecco, fu in quel momento che in Inghilterra prese a circolare una storia. Dicevano che lo schema del Chelsea era diventato: diamo la palla ad Hazard e corriamo ad abbracciarlo. Era lo stesso schema che ai suoi tempi Careca confessò di aver vissuto nel Napoli di Maradona. La cosa arrivò all’orecchio di Sarri attraverso un amico, un pomeriggio sul suo divano di casaa Cobham, di fronte a uno schermo gigante su cui arrivavano dall’Italia le immagini della partita dell’Empoli. Ascoltò e si fece una grossa risata.
È la maniera probabilmente più alta, stamattina, di rendere omaggio al belga che ha annunciato il ritiro. Un addio che coinvolge da vicino la stampa spagnola, quella inglese e quella francese, i tre campionati nei quali hanno avuto la fortuna di goderselo. Sam Wallace sul Telegraph scrive che Hazard ha vissuto un incubo durante il suo periodo al Real Madrid, ma la sua grandezza allo Stamford Bridge è stata fuori discussione. Anzi, spiega, “Eden Hazard è stato il miglior giocatore della Premier League per la maggior parte, se non tutti, dei sette anni trascorsi da noi. Ed è la sua apparente indifferenza a questo status, a rendere la sua eredità più seducente. Nella sua forma migliore, Hazard è stato un talento esaltante. Piccolo ma forte, così abile che una volta sfondata la prima linea avversaria, spesso ne seguiva il caos difensivo. Al Chelsea ha segnato alcuni dei gol più belli della sua epoca”.
Non è solo del calciatore che si occupa il Telegraph. Hazard, nel ritratto di Wallace, è un personaggio affascinante per quella sua “generale noncuranza riguardo al gioco, almeno fino agli ultimi minuti prima che suonasse la campanella nel tunnel”, per via delle sue leggendarie attese della palla al centro giocando a Mario Kart nello spogliatoio.
“Faceva parte del suo fascino – dice il Telegraph – era un elemento del suo stile improvvisato”.
In Inghilterra non ha mai giocato meno di 30 partite di campionato a stagione, per tre volte ne ha giocate più di 35, ma Mourinho arrivò a profetizzare i problemi di infortunio che lo avrebbero travolto. Non c’era dopo-partita nel quale José non si lamentasse per la scarsa protezione, per i falli che gli toccavano.
Suo fratello Thorgan, scrive l’Het Nieuwsblad in Belgio, sapeva da due mesi di questo annuncio. Da una galleria di venti citazioni raccole fra ex compagni e avversari, emerge il parere di Mourinho: «Era il più pigro durante la settimana, ma era il migliore in campo».
L’Équipe se ne appropria un po’. Joel Domenighetti ripercorre la sua infanzia a Lille e dice che Hazard è stato il più francese dei calciatori belgi. “Coloro che lo frequentavano al suo club di formazione, non avrebbero mai potuto indovinare la sua nazionalità, se Hazard non fosse stato convocato per le nazionali giovanili dal Belgio. All’età di quattordici anni, era entrato nel settore giovanile e aveva proseguito il primo anno di studi al collegio Lavoisier di Lambersart. Dormiva a poche centinaia di metri, nel pensianato del liceo Jean-Perrin, con i più grandi, tornava dalla sua famiglia a Braine-le-Comte, molto vicino a Tubize, dove si trova il centro federale belga, solo nei fine settimana. Yannis Salibur, ex compagno di squadra al Lille, dice: «Pensavo fosse francese. Ho scoperto che era belga quando diceva nonante».
Eden Hazard era del tutto immerso nella cultura e nella storia francese. Aveva Zinédine Zidane per modello, suo fratello Thorgan dice che «i ricordi della Coppa del Mondo sono tutti legati alla Francia. Quando eravamo piccoli, il Belgio non si qualificava così spesso». Non c’è da stupirsi, sottolinea allora L’Équipe, del feeling trovato con Thierry Henry durante i Mondiali del 2018.
Anthony Clément scrive che “è sempre troppo presto per ritirarsi quando hai dei piedi così, ma le gambe erano consumate da tempo, Eden Hazard non era più dell’umore giusto. Nel 2023 è apparso solo quattro volte con la maglia del Real Madrid, lasciato a giugno dopo aver trascorso lì quattro stagioni, inquinate da scarsa forma e infortuni”.
Un rendimento che la Spagna non gli perdona. Il tenore del congedo che gli riserva Madrid è freddo, nel migliore dei casi. Nel peggiore si leggono cose come l’editoriale su As del decano Alfredo Relano.
“Hazard – scrive – ufficializza il suo status di pensionato del calcio, cosa che era già de facto da tempo. Rientra perfettamente nell’elenco delle grandi delusioni del Real Madrid, quegli acquisti che per un motivo o per l’altro non hanno dato ciò che ci si aspettava. Un elenco che potrebbe iniziare con Didí, l’anima del Brasile campione del mondo nel 1958, ingaggiato nell’estate del 1959 e tornato a casa prima della fine dell’anno. Non correva, e questo nel Madrid di Di Stéfano, e in ogni epoca successiva, era una condizione invalidante. Hazard sembrava una buona toppa per nascondere la partenza dell’insostituibile Cristiano”.
Ma sono arrivati gli infortuni e i chili di troppo. As allora si domanda se “ci ha lavorato duro per recuperare o se si è trovato a suo agio nella vita di una riserva. Ancelotti è rimasto sorpreso dalla mancanza di ribellione, quando ha smesso di utilizzarlo da titolare. La sua influenza sulla squadra è passata da poco a meno, e da meno a nulla. Non ci mancherà”.
Ai cercatori di bellezza fuori dalla Spagna mancava invece già da tanto. Simon Johnson su The Athletic ha scritto che “era ciò che dovrebbe essere il calcio: la gioia in campo“. E poi, d’accordo, va bene, era l’indolente che era. Lode allora al miglior fannullone del calcio.