I Mondiali femminili di calcio
La Coppa del mondo comincia lo stesso, battiamo questa palla al centro a Auckland e via, anche se la Nuova Zelanda s’è svegliata con il rumore della morte, il frastuono degli elicotteri, il suono degli spari partiti dal fucile a pompa di un 24enne in un cantiere di ristrutturazione dentro un centro commerciale, in Queen Street. Ha raggiunto i piani alti dell’edificio, si è rinchiuso all’interno del vano ascensore, ha ammazzato due persone e ne ha ferite sei, prima di essere ucciso dall’intervento della polizia. Portava il braccialetto elettronico di chi è sottoposto a restrizioni, le prime notizie che il Guardian rilancia dalla Nuova Zelanda lo indicano come un lavoratore del posto con una storia di violenza familiare.
I residenti della zona sono stati invitati a non uscire, erano le 7.20 del mattino, lo stesso hanno fatto alcune delle nazionali ospitate negli hotel vicini al luogo della sparatoria, in pieno centro. La Norvegia, per esempio, avversaria della Nuova Zelanda nella partita inaugurale; oppure l’Italia, uscita in ritardo per il suo allenamento; così come le ragazze degli Usa e delle Filippine. Il primo ministro della Nuova Zelanda, Chris Hipkins, continua a ripetere che l’incidente non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale, i Mondiali cominciano lo stesso, nonostante questa sveglia drammatica e turbolenta.
| attese IL TORNEO DELLA CONSAPEVOLEZZA ► “Questa è la festa di un mese” titola The Age dall’Australia, l’altro paese organizzatore, mentre Suzanne Wrack sul Guardian dice che stavolta davvero il mondo guarda a questo torneo.
“In Nuova Zelanda e in Australia – si legge – la febbre della Coppa del mondo ha preso piede, con pubblicità, bandiere, cartelli di benvenuto, merchandising”. C’è un fermento raro, dice, perché raramente le neozelandesi riescono a giocare davanti al pubblico di casa, impegnate come sono in giro per il mondo in amichevole, e in Australia perfino di più, “un vero sottofondo di eccitazione per le loro prospettive nel torneo”.
Un’atmosfera differente, molto differente, da quella che accolse chi arrivava in Francia per i Mondiali del 2019, “dove era possibile scrollare le spalle”, insomma fregarsene. Qui no, qui, scrive il Guardian, ci sono Australia e Nuova Zelanda che “si sentono come se avessero accelerato i tempi con gioia, per tenere il passo del gioco femminile in continua crescita. Non è solo un grande momento per il calcio femminile, è un grande momento per lo sport. Sam Kerr – scrive Wreck – non è solo la ragazza del poster per il calcio femminile in Australia, ma u simbolo più generale che si muove su un palcoscenico più grande, davanti a tutti”.
Qualche giorno fa, in visita alla nazionale di casa – le Matildas – s’è presentata Cathy Freeman, icona dello sport nazionale dai giorni ddei Giochi di Sydney, simbolo di inclusione e integrazione delle comunità aborigene. Ha spronato le ragazze della nazionale a essere consapevoli del loro potere. «Quelo che sarete in grado di fare va al di là dei vostri sogni più sfrenati». Saranno in grado di «fare entrare nel sangue di tutti» quella che il Guardian presenta come “la più grande Coppa del mondo della storia”.
Nonostante tutto. Nonostante la scarsa attenzione ai ripetuti infortuni ai legamenti crociati delle calciatrici, più che tra gli uomini. Nonostante le discussioni in Inghilterra sui premi legati ai risultati, nonostante la battaglia che si conduce ancora in Australia per avere premi in denaro uguali a quelli degli uomoni, nonostante le giocatrici di Nigeria e Sud Africa stiano qui denunciando di non essere state pagate, nonostante la Giamaica abbia avuto bisogno del crowdfunding per coprire i costi della trasferta, nonostante un paio di turbolenze interne, negli spogliatoi di Spagna e Francia, dove negli ultimi mesi ci sono stati due ammutinamenti contro la panchina, il primo represso dalla federazione e il secondo assecondato, con il cambio della Ct, via Corinne Diacre, dentro Hervé Renard, l’allenatore con la camicia bianca, due Coppe d’Africa vinte con Zambia e Costa d’Avorio ma tra gli uomini, di calcio femminile non ha esperienza.
| Giulia Zonca su La Stampa scrive stamattina che “la politica del calcio dovrebbe ridistribuire soldi a chi spesso non considera. Difficile. Prima di vedere davvero capovolto il calcio femminile, bisognerà ribaltarlo davvero con questo Mondiale. Si prevedono due miliardi di telespettatori nel mondo, 1 milione e mezzo di biglietti venduti. Addirittura, le donne testano le arbitre con il diritto di parola, gli uomini, in Qatar, non hanno avuto questo privilegio e adotteranno il cambio di regolamento dal 2026”.
| Maria Luisa Colledani sul Sole 24 Ore racconta che “già l’Europeo del 2022 in Inghilterra aveva segnato un gol importante per la diffusione del calcio femminile: 570 giornalisti accreditati, oltre 60 broadcaster, più di 574mila tifosi sugli spalti per i 31 match (compresi gli 87.192 della finale tra Inghilterra e Germania a Wembley, un record), 365 milioni di persone davanti alla tv (e ben 50 milioni per la finale), più di 450 milioni di interazioni sui social media e per la Uefa 590mila nuovi follower. Sull’onda di quella manifestazione, il Mondiale può fare la storia. Come ha dimostrato la vicenda dei diritti tv (sulla quale le tv sono state tiepide perché le gare con il fuso saranno trasmesse nella mattina europea quando la raccolta pubblicitaria non brilla, anche se poi conterà l’incremento di ascolto su singola fascia), fino a quando tutti gli attori coinvolti – istituzioni, federazioni, tv, sponsor – non faranno seguire alle buone intenzioni e ai complimenti per le ragazze che fanno gol, i fatti, la parificazione resterà solo una vittoria a lungo sognata”.
DISCUSSIONI
La fascia arcobaleno, o quasi
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Contrariamente a quanto successo in inverno con gli uomini in Qatar, ieri mattina su Avvenire Lorenzo Longhi faceva notare che ci sono otto nazionali all’esordio: Filippine, Haiti, Irlanda, Marocco, Panama, Portogallo, Vietnam e Zambia. Succede grazie all’allargamento della platea a 32 squadre. L’altro elemento di rottura è l’atteggiamento della Fifa verso le richieste delle calciatrici sulla fascia da capitana. Otto mesi fa Infantino tenne un monologo di cinquanta minuti per dirsi tutt’insieme gay, qatarino, arabo, disabile e migrante, ma subito dopo si sentì meno gay e mise al bando la fascia arcobalento che sette nazionali europee avrebbero voluto portare al braccio. Furono minacciati di ammonizione, il coraggio del G7 dell’impegno civile finì là.
Emma Kemp su The Age ricorda come andò, parla di ipocrisia multistrato e riferisce di questo atteggiamento mutato. Infantino stavolta ha ascoltato. In che senso? Ha aperto, ma sempre senza farsi sfuggire il controllo della non-protesta. Ha autorizzato una serie di fasce, pensare per unire, scrive The Age, ma “con termini mal definiti su colori mal definiti”. Le capitane possono scegliere tra quella rossa che dice Unite per i popoli indigeni, quella viola per l’uguaglianza di genere, quella blu per la pace o contro la violenza sulle donne, la arancione per l’istruzione universale o contro la fame nel mondo. La star tra le fasce è quella che dice Unite per l’inclusione, abbastanza somigliante alla celebre One Love messa al bando tra gli uomini. Dove essere gay è un’anomalia da respingere.
“Questo è progresso?” si domanda Emma Kemp. Secondo la pubblicazione LGBTQ+ Outsports, almeno 87 calciatori della comunità saranno a questi Mondiali, il 12% fra le 736 partecipanti. È un numero che riflette in maniera accurata le percentuali presenti nella popolazione, di certo “in modo più accurato rispetto a qualsiasi altro grande evento sportivo”. Il numero include anche Quinn, prima atleta trans apertamente non binario a vincere una medaglia olimpica a Tokyo, convocata dal Canada anche per questo torneo. Molte calciatrici non sono contente delle briglie messe dalla Fifa, ma non è chiaro – scrive The Age – se qualcuna sarà disposta a farsi ammonire per la causa specifica. Se insomma qualcuna avrà più coraggio di Kane. Sam Kerr, dichiartamente lesbica, si è detta delusa ma non sorpresa, e allo stesso tempo non intende mettere a rischio il cammino della squadra, lasciandola in 10 per due cartellini gialli.
Scopriremo strada facendo quale fascia sarà stata scelta da ogni squadra. “Il messaggio più forte da mandare alla FIFA – secondo The Age – sarebbe quello di rigettarle tutte e otto” perché questo sarà il Mondiale delle cause sociali, “se vi piacciono le cause sociali annacquate quasi a zero”.
Uno altro strappo arriva dalla Fifa sotto forma di concessione, “un significativo allontanamento dalla consuetudine”, la presenza negli stadi delle bandiere dei popoli nativi. Quelle aborigene e degli isolani dello stretto di Torres saranno esposte in tutta l’Australia, quelle Maori in Nuova Zelanda. E adesso possiamo cominciare.
DISCUSSIONI
Le partite nelle prossime ore
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ARTEFICI Le pioniere di Norvegia
Qui c’era vita e c’erano gol assai prima di Erling Haaland. Hege Riise, per esempio. Venne eletta migliore giocatrice mondiale nel 1995, nel pieno del ciclo d’oro che comprese Europei, Mondiali, Olimpiadi. Oggi è la Ct della squadra. Ha iniziato come allenatrice allo Strømmen prima di vincere quattro scudetti con il LSK Kvinner. Ha fatto un’esperienza in Inghilterra, ora è nel posto che pare il più giusto per lei. Pioniera è stata Ada Hegerberg, la prima donna a vincere il Pallone d’Oro, “ha lasciato il segno non solo sul campo, ma anche con la sua lotta per la parità tra uomini e donne, tra ragazzi e ragazze” dice il Guardian nella guida al torneo. Sei volte vincitrice della Champions con il Lione, aveva lasciato il calcio internazionale nel 2017 per frustrazione, sentiva scarso sostegno intorno alla nazionale e allo sviluppo del calcio femminile in Norvegia. Adesso sì, dice, adesso sì che [quasi] ci siamo. Allora è tornata. La stella emergente si chiama Anna Jøsendal, viene da Odda, una cittadina di nemmeno 5mila abitanti. È un’ala mancina, fa gol e assist, presto finirà in uno dei grandi tornei d’Europa.
quando | oggi ore 9 Nuova Zelanda-Norvegia in tv su Rai Sport
VITE MONDIALI Katrina Gorry
Harper ormai ha quasi due anni e Katrina Gorry se la porta dietro tutte le volte che può. La cosa più impegnativa che abbia mai fatto, dice, è stata allattarla al seno. «Tornavo a casa con lividi ovunque, ma non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto. Era una connessione che non avevo mai provato prima. Mi aiutava a dormire bene la notte, ma a un certo punto mi sentivo come svuotata. È stata un’esperienza straordinaria e allo stesso tempo totale. Quando ho smesso di allattare, ho ricominciato a sentirmi me stessa».
Katrina Gorry è la numero 19. Gioca a centrocampo. Ha preso la decisione di diventare madre in pandemia, da sola, facendo la fecondazione in vitro mentre giocava in Norvegia e partorendo il 16 agosto 2021, tre giorni prima del suo 29esimo compleanno. Nel frattempo era tornata nel Queensland, in lockdown. Veniva da una catena di infortuni e di forma altalenante, lei che nel 2014 era stata votata come migliore calciatrice della confederazione asiatica.
«Prima di avere Harper – ha raccontato al giornale The Age – avevo un disturbo alimentare, ho attraversato un periodo davvero, davvero difficile per un paio d’anni, solo per il modo in cui guardavo il cibo e guardavo il mio corpo. Durante la gravidanza ho cominciato a giudicarmi in un modo completamente nuovo».
La nazionale australiana ha un programma medico-scientifico di monitoraggio di tutti i sintomi che potrebbero influire sulle prestazioni delle calciatrici e sulla loro salute in generale. I parametri di Gorry non sono mai stati migliori, secondo il capo del pool di scienza dello sport, Jack Sharkey. «Penso che dipenda dalla possibilità di staccare la spina, fare una pausa e ripartire. Non sto dicendo che devi avere per forza un bambino, sottolineo l’importanza di dare alle giocatrici la pausa che meritano e di cui hanno bisogno».
Il medico della squadra, Brandi Cole, concorda sul fatto che la gravidanza e il parto aiutano una calciatrice a entrare più in sintonia con il proprio corpo, così come contribuiscono a costruire una composizione muscolare più equilibrata. L’esperienza di ogni donna è diversa da un’altra. Alex Morgan e Julie Ertz, americane, sono riuscite a rientrare in tempo dalla maternità per questi Mondiali, ma hanno parlato pubblicamente della loro sfida in termini più problematici. «Come dormirò la notte prima delle partite importanti? Come farò se mi farà male il seno per l’allattamento?», ha detto Morgan, 34 anni.
Ora Gorry ha una compagna, gioca in Svezia con il Vittsjö GIK, Harper va all’asilo due volte a settimana per darle un po’ di tempo libero. Ha una tata che le tiene compagnia mentre si allena. Parla in svedese. Più di sua madre. Ogni tanto entra nello spogliatoio e balla.
quando | oggi ore 12 Australia-Irlanda
La ragazza di Leicester che vuole conoscere la cultura del nonno
Il Canada oro olimpico debutta contro la Nigeria, dove il Ct Randy Waldrum è in rotta con la federazione. Ha denunciato tentativi di condizionamento. «Volevano che scegliessi un portiere che non ho mai visto, che non è mai stata in uno dei nostri raduni». La sua colpa principale è stata aver rivelato che la squadra non si allenò prima di perdere la Coppa d’Africa con lo Zambia, per dei premi non pagati. In risposta, la federcalcio ha criticato apertamente la convocazione del portiere Yewande Balogun. La stella è Asisat Oshoala del Barcellona, all’apice della forma, con la Champions League appena vinta. Ha una storia Ashleigh Plumptre, numero 2, bianca, convocabile perché suo nonno paterno è nigeriano. È nata a Leicester e ha accettato l’offerta per conoscere meglio la cultura di un pezzo della sua famiglia. È una delle calciatrici preferite dai tifosi. Le piace mangiare moi-moi, i fagioli piccanti al vapore.
quando | nella notte ore 4.30 Canada-Nigeria
Il ritorno a casa delle figlie della diaspora
Quando in Italia sarà domattina presto, verrà il momento dell’esordio delle Filippine, dove “il calcio – dice il Guardian – è sempre stato all’ombra del basket e del pugilato, ma dove nell’ultimo decennio la nazionale è cresciuta costantemente, sfiorando la qualificazione ai Mondiali del 2019 in Franci e centrando le semifinali della Coppa d’Asia 2022”.
Proprio come per la squadra maschile, la diaspora ha sparso per il mondo calciatrici convocabili, compreso dagli Stati Uniti. La chiave della qualificazione è stata l’assunzione dell’ex ct australiano Alen Stajcic, che ha mescolato al gruppo storico gli innesti di Sara Eggesvik dalla Norvegia e Jackie Sawicki dal Canada.
quando | domani ore 7
TITOLI
◇ Il Giornale: “Italdonne tra Var e Gama bocciata. Aussie, guerra sui premi Fifa” – Svolta storica con la prima ufficiale di gara palestinese, Heba Saadia.
◇ Corriere della sera: “Stelle, gol, soldi e temi Lgbtq+. Scatta il Mondiale dei diritti”
◇ La Gazzetta dello sport: “Usa ancora favoriti. Putellas, Kerr, Bronze e Morgan a caccia del sogno”
◇ La Repubblica: Intervista a Elena Linari. Un Mondiale per noi, ora siamo cresciute