I cento anni di storia tra gli Agnelli e la Juventus

L’anniversario cade domani. Edoardo si insediò alla guida della Juventus e il calcio italiano cambiò per sempre. I contemporanei non furono molto impressionati dalla notizia. Non ce n’è traccia sul Corriere della sera, non ce n’è traccia neppure sulle cronache cittadine de la Stampa. Anzi, quel giorno il nome degli Agnelli compare sul quotidiano torinese per la presenza del senatore Giovanni, fondatore della Fiat e padre di Edoardo, alla visita dell’onorevole Torre in città, l’alto commissario per le ferrovie. Qualche giorno più tardi, senza che sia citata la proprietà, viene segnalata invece la presenza della Juventus in una assemblea ordinaria della Lega nord in federcalcio, dove ci furono “vivacità e verbosità”. La rivista del club, Hurrà, celebrò l’arrivo di Edoardo Agnelli come quello di un uomo dotato di fervida intelligenza, di grande affabilità e di quella molta esperienza di mondo, di vita, di lavoro che ha potuto acquistare collaborando attivamente nella direzione di grandi aziende con l’illustre suo padre, il senatore Giovanni Agnelli; cultore appassionato d’ogni genere di sport, espertissimo automobilista, direttore della Società Torinese per le Corse dei Cavalli, presidente onorario del Gruppo Sportivo FIAT. Egli porta nella nostra società, insieme alla preziosa opera sua, un nome che si illumina di una delle più alte glorie sportive italiane, di una delle più meravigliose creazioni dell’intelligenza e del lavoro umano: gloria di sport, gloria di lavoro”.
Stamattina
la Stampa dedica uno speciale alla ricorrenza, partendo da una intervista di Paolo Griseri a John Elkann, il protagonista dell’ultima rivoluzione, sinceramente preoccupato di nasconderla, quasi negarla. Il passaggio centrale è quello in cui dice che non esiste alcuna discontinuità tra l’attuale dirigenza e Andrea Agnelli, ma tra le righe si legge che la continuità a cui fa riferimento, riguarda «le origini e oggi». Le origini, non la coda. L’alba, non il sipario strappato. Se non ci fosse [stata] una vera discontinuità da Andrea Agnelli, forse sarebbe un problema, e in fondo una sorta di violazione del patto non scritto tra la Juventus e le istituzioni, la federcalcio e l’Uefa.

Elkann risponde anche a una domanda sulle invidie che suscita la Juventus [A molti sembra che] e sull’eventualità che esista un complotto, anzi che esista ora e sempre, contro il club. Elkann dice: «C’è chi pensa che la Juventus sia il problema. Al contrario, la Juventus è parte della soluzione. Siamo sempre stati una forza positiva per il calcio italiano, rimanendo aperti al dialogo e alla collaborazione con le istituzioni».

Lo storico Giovanni De Luna, ancora su la Stampa, ripercorre i 100 anni di questa storia unica dentro il calcio e il capitalismo italiano. Parla di forza che si sprigiona dal binomio e sottolinea tre momenti chiave. La prima coincide proprio con l’avvento di Edoardo Agnelli e i cinque scudetti consecutivi vinti dal 1930 al 1935. Fu allora che l’industria scoprì il calcio e che il mondo del pallone fu attraversato dalla novità della discesa in campo degli imprenditori (ricordiamo che, in quegli stessi anni, Enrico Marone Cinzano diventò presidente del Torino): quello sport era un’occasione di guadagno economico ma anche lo strumento per ottenere un consenso popolare di cui avevano bisogno per legittimarsi agli occhi di un’opinione pubblica che il fascismo aveva allenato alla seduzione della propaganda.

Per la Juventus in particolare la presidenza di Edoardo Agnelli fu una sorta di “addio giovinezza“, la fine di un’avventura goliardica e giovanilistica partita, alla fine dell’Ottocento, dalla panchina di fronte al liceo intitolato a Massimo D’Azeglio. La squadra si professionalizzò, conquistò subito uno scudetto, chiamò un grande allenatore, l’ungherese Fogl Kàroly, si lanciò in faraoniche campagne acquisti e vinse, vinse tanto come mai prima di allora. Nel quinquennio di successi il nome Juventus – grazie alla radio e alla pervasività dei nuovi mezzi di comunicazione di massa- rimbalzò in tutti gli angoli della penisola; la Juve divenne la “fidanzata d’Italia“, assecondando una “nazionalizzazione” del “tifo” che fino ad allora aveva interessato solo realtà locali e periferiche.

L’altra grande fase della storia Juventina fu quella legata al boom economico e alle presidenze di Gianni e Umberto Agnelli: da un lato la squadra prima dei “danesi” (gli Hansen, Praest) poi di Charles, Sivori e Boniperti; dall’altro un’Italia che in dieci anni, tra il 1951 e il 1961, cambiò pelle, passando da paese agricolo a potenza industriale. Un percorso esaltante non solo per la Juve. E infine i 9 scudetti vinti da Andrea Agnelli”

 

prospettive RIPENSARE IL FUTURO Il passaggio più interessante è forse quello in cui De Luna propone di consegnare al passato gli slogan identitari e la visione che fin qui abbiamo avuto del club. Qui si potrebbe davvero aprire un gigantesco dibattito, che non riguardi la sola Juventus.  Dice De Luna: Ora questo anniversario può essere l’occasione buona per cambiare il registro dei nostri racconti. C’è bisogno di una nuova epica juventina, di una nuova storia che non sia più riassumibile nello slogan bonipertiano che l’importante è solo “vincere”. Forse è giunta l’ora di consegnarlo in modo definitivo al Novecento in cui fu coniato. Il confronto tra i festeggiamenti per lo scudetto del Napoli e la mestizia che accompagnò la nostra ultima vittoria in campionato è davvero impietoso. Non si tratta solo delle differenze “identitarie” che intercorrono tra Napoli e Torino; è che noi tifosi bianconeri non riusciamo più a gioire proprio per la nostra troppa sazietà. L’abitudine a vincere ha come svuotato il vecchio slogan; non ci basta più vincere, vogliamo anche divertirci

Come sanno i più fedeli frequentatori, Slalom insiste da sempre sull’idea che la distribuzione della gioia e la protezione delle pari opportunità in partenza siano il caposaldo della tenuta di un sistema. Oh, intendiamoci, non è un’intuizione così originale. Lo fanno da sempre gli americani nei loro sport principali. Gli americani. Non il partito marxista-leninista.

Guido Vaciago, direttore di Tuttosport, interpreta così l’intervento di De Luna: La famiglia Agnelli non è mai stata per una comunicazione esuberante, il senatore Giovanni, fondatore della Fiat, usava dire: «Lascia che chiacchierino, loro parlano noi facciamo». Un manifesto di pragmatismo a cui si è sempre ispirato il modo di porsi della famiglia e delle sue creature, Juventus compresa. Il «neocalcio», come lo definisce brillantemente De Luna, ha bisogno di qualcosa di più, perché non si vince solo sul campo, ma anche sui giornali, sulle tv, sui social. La Juventus ha vinto nove degli ultimi dodici campionati, lo ha fatto consecutivamente, ma nessuno sembra essersi accorto della portata dell’impresa sportiva compiuta. Gli ultimi scudetti non sono neanche stati festeggiati in piazza. Tutto si è impantanato nell’abitudine e le vittorie sono diventate scontate e quasi insipide, di fronte alla salata frustrazione per la mancata vittoria della Champions. L’anniversario dei cento anni degli Agnelli alla guida della Juventus, suggerisce il tifoso De Luna, può essere sfruttato per una ristrutturazione sentimentale per riportare alla luce le radici più profonde della juventinità, un lavoro che nella frenesia di uno scudetto dopo l’altro, non c’è mai stato il tempo e forse la voglia di fare. O anche solo riflettere su cosa è accaduto nell’ultimo secolo e specchiarsi nella storia per riscoprire la propria identità”. Forse non sono stati celebrati abbastanza in piazza, diciamo che non sono passati sotto silenzio sui giornali e in tv, dove la Juventus ha un peso con la forza del suo seguito, il suo valore commerciale, il suo bacino d’utenza.    

Pippo Russo su Domani  qualche giorno fa considerava che gli Agnelli hanno fuso la vita della fabbrica con quella della squadra, quando negli anni 70 ingaggiavano calciatori meridionali, si diceva per creare un’identificazione più forte da parte degli operai emigranti. È riuscita a garantirsi un posto nella cultura italiana, con l’affascinante coacervo di contraddizioni che ha saputo incarnare. Una società torinese nata nell’alta borghesia e diventata nazional-popolare, la squadra del padrone per la quale tifavano incondizionatamente leader sindacali come Luciano Lama della Cgil e segretari del Pci”

Palmiro Togliatti – ricordava – era solito dire ogni lunedì a Pietro Secchia che non si può fare la rivoluzione senza sapere il risultato della Juventus. Il conflitto industriale e la lotta di classe restavano fuori dal campo per la cosiddetta “fidanzata d’Italia”, allo stesso tempo anche la più odiata dal resto della nazione. Il sentimento dell’anti-juventinismo è l’altra faccia di un’egemonia innegabile, perseguita anche attraverso un’ossessiva rincorsa al mito della modernizzazione. Un aspetto che ancora una volta incarna una contraddizione, perché tuttora – con John Elkann a guidare indirettamente la macchina bianconera – la Juventus rappresenta un modello di capitalismo familiare che il resto del mondo del calcio ha superato, qualcosa di radicato nel secolo scorso.

Tony Damascelli sul Giornale di giovedì sottolineava invece come la nuova Juventus evita i festeggiamenti. Le malsane vicende della vecchia gestione suggeriscono un profilo basso; alla vigilia del centenario che celebra l’unione tra la famiglia e la squadra, il club ha deciso di cancellare la tradizionale partita inaugurale di Villar Perosa e di convocare i tifosi allo Stadium il 9 di agosto per una partecipazione gratuita all’allenamento della squadra. È cronaca ormai antica, macchiata da ultime vicende non memorabili.

 

Gianni Agnelli visto da Gianni Brera

La Juventus è un feudo importante come e più della Ferrari, che si vuol sempre guidata da un mago senza età. Ci s’ è provato qualche juventino di rigida osservanza a far senza la Grande Famiglia: si è capito che non aveva carisma. Non era la gentile Torino ad emanare fascino, bensì la lustra di quei potenti con merito grande ai nostri occhi plebei: nonchè disgustarli, il calcio li divertiva: nè si trattava di banale demagogia, ma proprio di passione sportiva! Il Giovin Signore la fa da playboy con i principi più astrusi, che magari non hanno più del Palermo da contrapporre al quinquennio miracoloso della Juventus. Don Edoardo I accetta di interessarsi alla pedata perchè capisce che Torino è troppo piccola per fare altro. Ai torinesi va in tanto sangue battere Milano, colpevole di grandigie fondate sul danèe (e su altro che ai torinesi piace ignorare). Dalla parte del Torino si agita un nobile vero, Cinzano Marone, che è bello mortificare con gli spiccioli. Capiterà che qualcuno della Juventus venda un derby e che il titolo venga revocato al Torino. E se Cinzano Marone insiste, ecco la favolosa Juve del quinquennio! Vengono ingaggiati Orsi, Cesarini, Monti e Sernagiotto, un nobile pavese – ma sì! – con le chiappe a livello d’ erba. Perito don Edoardo I per un banale incidente aereo, la Juventus decade tristemente. Rinascerà con i suoi figli ed io vedrò nel 1949-‘ 50 una delle massime squadre mai allestite in Italia. Don Giovanni II vivrà l’ esaltazione come noblesse obligè, senza commuoversi più che tanto. Arriverà, dopo anni di crisi (altrui) a delegare il fratellino Umberto. Sono gli epici giorni di Sivori e Charles, dell’ ultimo Boniperti santificato dalla voglia di aver bambini. …  Il vero direttore sportivo della Juventus è don Giovanni II.   La Juventus è una realtà inattaccabile dagli uomini e forse nemmeno dalla storia. I cilindri della Juventus sono infiniti: e chi dà alesaggio ai pistoni è don Giovanni II. Tutti gli altri, per favore, abbiano la compiacenza di aspettare un suo cenno– di gianni brera, la Repubblica, 8 agosto 1985

 

     TITOLI

La Gazzetta: Paul, quanto mi costi” – Nuova Juve, stesso Pogba. Cinquantamila euro al minuto, più di Messi e Neymar

Calciomercato: Juve, David incanta col Lille: Giuntoli studia il colpo alla Osimhen” – Il profilo di Jonathan David è seguito da tempo da Cristiano Giuntoli, che con il Lille ha già colpito nel segno sul mercato con l’acquisto di Osimhen nell’estate 2020. Un investimento importante sì (Osimhen era costato al Napoli oltre 70 milioni), che però è risultato vincente e ha premiato l’intuito di Giuntoli. Ora il nuovo direttore dell’area sportiva della Juventus vuole replicare con David, già nel mirino al Napoli come possibile sostituto di Osimhen.

 

  L’intrigo Lukaku

Calciomercato: Futuro Lukaku, cosa c’è dietro al messaggio social: il punto tra Inter e Juve” –  Nella testa di Lukaku c’è ancora l’Inter. Solo l’Inter. Secondo alcune indiscrezioni Romelu ha richiamato la dirigenza nerazzurra tornando sui suoi passi dopo un primo dietrofront, “quasi in ginocchio” sostiene qualcuno. C’è anche chi ha rivelato che il giocatore manda un report giornaliero dei suoi allenamenti con tanto di foto e video, come a dimostrare che ce la sta mettendo davvero tutta per rientrare in nerazzurro. Dall’altra parte però non ne vogliono più sapere, hanno voltato pagina e stanno valutando altri obiettivi (da Balogun a Morata).

Corriere dello Sport-Stadio: Lukaku-Juve, la pista vera” – Il club vuole tentare l’affondo anche prima delle cessioni Big Rom aspetta la soluzione. C’è il sì al triennale dei bianconeri e un altro no alle offerte arabe   Per chiudere potrebbero essere ceduti Kean o Milik. Giuntoli accelera per arrivare al centravanti scelto mesi fa e consegnarlo nelle mani di Allegri al rientro dagli States  

 

Lo scudetto sulla maglia 

Il Napoli gioca la seconda amichevole con lo scudetto sulla maglia, ma è la prima con la squadra al completo, come sottolinea Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport-Stadio: da Meret a Kvara, passando per Osimhen. Sarà la prima dei campioni d’Italia, quelli che lo scudetto l’hanno conquistato sul campo. Tutti tranne Kim: una piccola eccezione, certo dolorosa ma è così che va il calcio. Lo stadio Comunale di Carciato sarà tutto esaurito per la sfida con la Spal, seconda e ultima amichevole del primo ritiro: 1.616 spettatori, il massimo consentito per le partite.  

Gli altri titoli del Corriere dello sport-stadio: Osimhen, ci vediamo in Abruzzo. Calenda ha lasciato ieri Dimaro dopo quattro giorni: passi avanti ma non c’è ancora intesa totale. Sullo sfondo resta l’ombra del Psg dopo la rottura con Mbappé. Un altro incontro in vista per Zielinski. Mario Rui, prossimo prolungamento. È DeLa show: «Di Lorenzo ha rinnovato». Il presidente annuncia e rilancia  «Ora continuiamo e vediamo chi ama veramente questo club». Il capitano sorpreso: «Sono molto felice Adesso mi tocca pagare una cena»

  quando |  domani ore 18 in tv su Sky e Tv8

 

  Il test del Milan contro il Real Madrid

 ◇   La Gazzetta dello sport: La carica dei 107 milioni.  Tonali finanzia i colpi. Chukwueze il più caro e non è ancora finita. Furlani: «Vogliamo crescere in America». Nella notte sfida al Real.  A Los Angeles tra campo e business. Primo test alle 4: Loftus in mezzo, davanti Pulisic e Colombo. 

 ◇   Calciomercato: Milan, cresce l’attesa per Chukwueze. Accordo trovato, il Villarreal lo ha escluso

 ◇   Alessandro F. Giudice, Corriere dello Sport-stadio: Chi nutriva legittimi dubbi sulla transizione nell’area tecnica, dal duo Maldini-Massara al meno esperto (sulla carta) Moncada-Furlani sarà rimasto sorpreso dei sette acquisti completati in poche settimane, utilizzando ancora solo lo spazio creato dalla cessione di Tonali, con efficienza sorprendente. Anche sull’utilizzo degli algoritmi, circolavano facili ironie. Molti credono che Moneyball consista nel selezionare al computer giocatori sconosciuti sperando che si trasformino in campioni. Qualcuno si aspettava giocatori mai sentiti dai nomi impronunciabili: nulla di più errato. Moneyball significa utilizzare grandi quantità di dati tecnici per scegliere profili appropriati a ciascun ruolo: posizione, passaggi, verticalizzazioni, mobilità, uso dei piedi, dribbling, interdizioni, recuperi. Tutto può servire. Importanti sono pure i parametri economici: puntare giocatori a un anno dalla scadenza, per esempio, ottimizza il costo del cartellino consentendo di acquistare più giocatori, a parità di budget, massimizzando il rendimento di ogni euro di capitale impiegato dal club, quindi dagli azionisti. L’approccio del Milan cambierà il calcio italiano, potete starne certi.

  quando |  nella notte ore 4 in tv su Sky 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.