FRANKENSTEIN Un pezzo cucito con le spillette | Annemiek Van Vleuten
Stamattina ho esitato a mettere gli orecchini che mi ha regalato mio padre, perché non pensavo di poter avere delle chance. Poi ho pensato: in fondo mi hanno sempre portato fortuna
Annemiek Van Vleuten
“Non era partita per vincere a Wollongong, dove la luce è una traccia pastello, un’invasione di colore che buca lo schermo del televisore e invade i salotti in tutti i fusi orari del mondo. La luce di Wollongong ha raccolto tutta la forza della natura selvaggia per riversarla sulle superstiti di una corsa lunga e combattuta. Sono la pioggia, l’aria salmastra e i colori del tramonto che si abbracciano, accelerati dai fari dei mezzi al seguito della corsa”. [filippo cauz, Bidon].
“Ha corso con calze altissime, vietate nelle cronometro dall’Uci, e, nella fasi iniziali, con il body della crono, una divisa diversa da quella delle sue compagne, anche questo non si può fare” [cosimo cito, Repubblica].
“Il suo allenatore Louis Delahaije l’ha definita “antifragile“. Una caratteristica con cui si nasce: va coltivata. Annemiek lo fa allenandosi, resistendo, esponendosi al vento, alla pioggia, alla luce, e il più delle volte vincendo. Lo fa perché è qualcosa di più del suo mestiere, è la sua missione. Anche quando non sembra” [filippo cauz, Bidon].
“Lanciata verso la vittoria ai Giochi di Rio del 2016, in discesa battè la testa contro un cordolo e si salvò per miracolo. Impiegò mesi a riprendersi, un anno dopo vinse il primo mondiale ma l’anno successivo – sempre alla rassegna iridata – cadde e si sfracellò un ginocchio” [marco bonarrigo, Corriere della sera]
“Annemiek Van Vleuten non è una che si piange addosso, ma quando l’altro giorno è caduta al via della cronosquadre e si è rotta il gomito, ha sentito attorno un alone di negatività. Ha trovato la via d’uscita convertendosi in gregaria per Marianne Vos. La figuraccia dello scorso anno andava lavata con una superba prestazione di squadra. Così l’ha riportata sotto al penultimo giro quando l’altra s’è staccata. E poi l’ha vista sparire alle spalle nell’ultimo giro, quando ha capito di non poterci fare più niente. La corsa sta finendo e l’olandese sa che in volata non potrà sorreggere con quel braccio malconcio la potenza delle gambe. E allora fa la sola cosa che le passa per la testa: attacca!” [enzo vicennati, biciPro]
“Quando AVV è partita e nessuna è riuscita ad andarle dietro, sul cielo di Wollongong si era appena disegnato un arcobaleno perfetto” [alessandra giardini, la Gazzetta dello sport].
“E oltre l’arcobaleno, si sa, accade l’impossibile. Oltre l’arcobaleno si entra nell’antifragile regno di Annemiek van Vleuten. Un urlo, di dolore e di gioia” [filippo cauz, Bidon].
“Indomabile. Come faceva da ragazzina quando rubava la palla alle avversarie sul campo da calcio o quando sceglieva di vivere un pomeriggio di libertà galoppando in sella al suo cavallo” [daniela cotto, La Stampa].
“Andava all’università. Le piaceva fare tardi la notte, andare alle feste, bere una birra e mangiare quello che le faceva voglia. Dopo la laurea in epidemiologia, si è messa a studiare per la tesi di dottorato, chiusa in un ufficio, ma non era quella la vita avventurosa che aveva immaginato. Il pallone le diede una mano: dopo un paio di menischi saltati, i medici le dissero che poteva ancora fare sport, ma senza troppa scelta. Bicicletta o piscina. Scelse quello che le sembrava meno noioso, e quindici anni dopo eccola, a quasi quarant’anni, che ha vinto tutto ma si diverte ancora come una bambina”. [alessandra giardini, la Gazzetta dello sport].
“Non doveva partecipare, ha corso. Doveva ritirarsi quando non si sentiva più bene, ha concluso la corsa. Doveva fare la gregaria, ma Demi Vollering si è presa il Covid. Doveva essere un nome buono per riempire l’ordine d’arrivo, ha messo il suo nome davanti a tutte” [giovanni battistuzzi, Il Foglio].
“Il mondo ai suoi piedi. Tutti gli onori a una ciclista come nessun altra. Ha firmato una delle pagine più gloriose del ciclismo femminile” [lucas saez-bravo, El Mundo]
“La storia non doveva andare così. Ma Annemiek Van Vleuten non segue la storia, la fa” [Marca]
“Chi cercava un’impresa simbolo della grandezza del ciclismo femminile ieri l’ha trovata, chi la donna da affiancare a Eddy Merckx nel Pantheon delle due ruote anche” [marco bonarrigo, Corriere della sera].
“Ci sono due modi per leggere il secondo titolo mondiale di Annemiek van Vleuten. Possiamo elogiare la sua stagione eccezionale e considerare l’incoronazione ai Mondiali come ciliegina sulla torta, dopo Giro, Tour, Vuelta e Liegi. Ma ci si può anche interrogare sul circo che l’Olanda ha orchestrato attorno alla sua leader. Ci si domanda come sia possibile vincere un titolo mondiale con un gomito rotto da tre giorni. O la squadra olandese ha prodotto un enorme bluff e la loro capitana non è infortunato così gravemente come sostengono, oppure Annemiek van Vleuten è così superiore al resto del gruppo, all’età di a 39 anni, da poter dominare un campionato del mondo con un infortunio così grave. Il che direbbe molte cose sulle altre. Lei si è regalata un anno in arcobaleno per quello che dovrebbe essere il suo ultimo tra le professioniste, ma non vediamo come questo Mondiale possa essere uno strumento promozionale per il ciclismo femminile” [Alexandre Roos, L’Équipe]