Le ipotesi su calendario e protocollo Il Corriere della sera rivela con Daniela Dallera quali sono le due opzioni di riserva a cui lavora il CIO nel caso in cui non riuscisse a tenere i Giochi nella loro collocazione d’origine (dal 24 luglio). La prima prevede uno spostamento nella finestra attualmente dedicata alle Paralimpiadi (dal 22 settembre al 4 ottobre). “Fonti asiatiche inducono a pensare che questa soluzione sarebbe sponsorizzata dal governo giapponese che avrebbe un mese di tempo in più per «bonificare» le aree olimpiche, garantirebbe agli atleti una maggiore sicurezza in termini di salute e non provocherebbe scombussolamenti organizzativi visto che quella fascia temporale sarebbe già stata occupata”. La seconda è collocare i Giochi nello stesso periodo in cui si tennero a Tokyo nel 1964. “È l’alternativa più suggestiva e romantica. Cinquantasei anni fa Tokyo celebrò la sua Olimpiade dal 10 al 24 ottobre. Stavolta si potrebbero fare da venerdì 9 a domenica 25 ottobre (solo perché in questo mezzo secolo il programma è cambiato e servono due giorni in più). La prima conseguenza di questa soluzione sarebbe riportare le gare di marcia e maratona da Sapporo a Tokyo. Climaticamente un periodo gradevole, ideale per tutti, la capitale potrebbe riacquistare anche quella parte dei Giochi che era stata dirottata nella più fresca isola di Hokkaido dal Cio, contro il volere dello stesso sindaco di Tokyo”.
Secondo la Repubblica “chiunque arriverà, atleti compresi, a ridosso dei Giochi, potrebbe fare 15 giorni di quarantena”. Era un’ipotesi già svelata da Federica Pellegrini in una intervista allo stesso quotidiano diversi giorni fa. “L’obiettivo – scrivono Mattia Chiusano e Matteo Pinci – è creare una zona virus free a Tokyo, anche se l’impatto del contagio nel Paese finora è contenuto (963 casi e 33 decessi). Ci sono nazioni che si stanno già organizzando per conto loro, come l’Australia. La preparazione per Tokyo avverrà in ritiri virus free, sia in patria che in Giappone. A portare gli atleti ai Giochi saranno charter in partenza da Sydney e Melbourne. Ma anche gli Stati Uniti potrebbero utilizzare le Hawaii come base per mettersi in quarantena, assorbire parte del fuso e definire gli ultimi dettagli della preparazione”.
La federazione nuoto USA ha scritto al CIO per chiedere il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo. Sport Mediaset ricorda che si tratta di una federazione da 33 podi a Rio. Se fosse da sola una nazione, si sarebbe piazzata al settimo posto. “Tutti i nuotatori hanno sperimentato difficoltà inimmaginabili a pochi mesi dalle Olimpiadi – scrive Usa Swimming – ed è una situazione che mette a rischio la regolarità delle gare. Gli atleti sono sottoposti a tremende pressioni, stress e ansia e la loro salute mentale e il benessere devono essere tra le massime priorità”. Secondo Usa Today, Kaori Yamaguchi, ex judoka, giapponese, membro del comitato esecutivo del CIO, il 27 marzo chiederà ufficialmente il rinvio dei Giochi.
Anche il presidente della federazione britannica di atletica leggera, Nic Coward, si è mosso per chiedere il rinvio. Scrive Sean Ingle su Guardian che “Coward si aspetta che un’ondata di voci degli atleti cresca nei prossimi giorni e settimane”. Il comitato olimpico norvegese è sulle stesse posizioni: i Giochi quando il virus sarà sotto controllo in tutto il mondo.
Gianni Petrucci, presidente della federazione basket, è in questi giorni la voce italiana più critica di fronte all’ipotesi che i Giochi olimpici si debbano tenere a tutti i costi nella data programmata. Oggi lo ha ribadito in una intervista a Paolo Bartezzaghi de la Gazzetta dello sport
➣ Suggerimenti al Cio? «Ho le mie idee e sto al mio posto. Se dico tutto quello che penso, creo un pandemonio. Prima ero solo io a essere scettico, ora vedo che anche altri iniziano a pensare al rinvio. Io non sono contro il Cio, ma ho diritto di non essere d’accordo. Il calcio ha già rinviato l’Europeo, anche se tutte le Federazioni ci rimettono».
➣ Si tratta di un problema economico? «Il presidente del Cio ha detto che la decisione su un eventuale rinvio non sarà determinata da interessi finanziari. Le ricadute economiche e assicurative ci saranno ma non è questo il punto. Davanti alle vite umane, non esistono i problemi economici. Devono dirci come fanno ad avere la certezza che a Tokyo il virus sarà definitivamente sconfitto».
➣ Un rinvio al 2021 o 2022? «Non do suggerimenti. Fino al 1992 si disputavano i Giochi invernali ed estivi nello stesso anno. Mi parrebbe più naturale uno spostamento di due anni dando agli atleti il tempo di prepararsi. Al momento non si sa quando potranno riprendere l’attività sportiva».
Rinvio. Il possibilismo di Sebastian Coe, presidente dell’atletica internazionale
➣ Al momento condivide la posizione attendista di Thomas Bach, ma sembra essere più possibilista del presidente Cio. Lei è per la cancellazione dei Giochi o per il rinvio? «Sono per un’Olimpiade che non sia ingiusta per gli atleti. Per la prima ipotesi dico che è troppo presto per decidere. Uno slittamento invece è nella logica delle cose. Se va cambiata la data per dare più tempo agli atleti di mettersi in pari con la preparazione, questo è possibile. Tutto è possibile».
➣ La pandemia rischia di mettere in ginocchio il movimento olimpico? «La situazione che dobbiamo fronteggiare è più complicata di quella vissuta con i boicottaggi. In occasione dei Giochi del 1980 mi opposi pubblicamente al governo per andare a Mosca. Per questo sono cauto prima di dire sì alla cancellazione di Tokyo o a un rinvio».
➣ Come è cambiata la percezione all’interno del mondo olimpico? «Nessun dice più oggi che dobbiamo andare a Tokyo, ma che potremmo andarci».
➣ Meglio un rinvio al 2021 o al 2022? «L’espandersi dei contagi è molto veloce, se rallentasse altrettanto velocemente si potrebbe valutare un rinvio a ottobre-novembre. Il 2021 mi sembra problematico. Il calendario è già intasato. Noi abbiamo dovuto far slittare i Mondiali indoor programmati a Nanchino. Gli Europei di calcio pure sono andati al 2021. L’atletica avrà i Mondiali a Eugene, in Oregon, dal 6 al 15 agosto, stesso periodo dei Giochi di Tokyo. Nessuno sport vuole i Mondiali nell’anno olimpico (anche il nuoto avrà la rassegna iridata il prossimo anno; ndr). Da questo punto di vista allora sarebbe meglio il 2022. Ma non voglio speculare sulle date. Aspettiamo e vediamo come va».
➣ Aspettiamo cosa? «La situazione si evolve di ora in ora. Oggi facciamo le valutazioni in base alle informazioni disponibili, purtroppo di questo virus si sa ancora poco». | Intervista di Franco Fava, Corriere dello sport-Stadio
Che cosa insegna la crisi allo sport Gli esperti prevedono una guerra lunga di contrasto alla diffusione del virus di cui siamo solo agli inizi, fatta con ogni probabilità di pause intermittenti, allentamenti e restrizioni della mobilità, fino all’arrivo del vaccino prevedibile in un arco temporale di un anno e mezzo. Volkswagen prevede il ritorno alla normalità tra due anni. … Può il mondo dello sport non considerare questi scenari di rischio? Pur nel suo diventare industria, è sempre stato uno dei mondi più lontani dagli studi strategici. Tanta, tanta economia, master manageriali, bilanci, contabilità, break even, linguaggi divenuti in tempo di fair play finanziario anche un genere giornalistico di successo e addirittura argomento della chiacchiera da bar. Scommettiamo che non sarà più così?
… Una prossima stagione a porte chiuse in tutto il mondo (scenario molto probabile) potrebbe avviare un grande cambiamento che già la mente di Borges aveva profetizzato decenni fa: il superamento del pubblico dal vivo. O meglio, la sua smaterializzazione tecnologica a mezzo effetti audio e video, per riprodurre atmosfere ed emozioni per lo spettatore televisivo, sulla scia dell’entertainment cinematografico che da tempo ha superato le sale per arrivare direttamente nelle case. Ci vorrà tempo, ma la strada potrebbe essere più segnata di quel che pensiamo.
… Avete mai pensato che lo sport potrebbe finire? Studiare la storia dello sport nell’età classica rende preparati a questa possibilità. Non è interamente vero che fu l’editto di Teodosio nel 393, e quindi il cristianesimo divenuto potere, a decretare la fine dell’agonismo classico. Il Circo Massimo terminò le sue corse molto dopo, nel 549, sotto gli sguardi del re goto Totila. A Bisanzio le gare del circo continuarono fino alle soglie del XIII secolo. Nella parte occidentale dell’impero furono invece ragioni molto più materiali – invasioni, malattie, crisi economica e demografica – a far scomparire un mondo che era divenuto globale e pervasivo con un’intensità paragonabile al nostro. Nulla ne restò, a parte sepolte rovine. Speriamo che a noi vada meglio. | Moris Gasparri, il Foglio sportivo
La precarietà dell’industria calcio Il calcio non c’è più. Anche i giocatori, che la società consacra come eroi, hanno perso la luce che li contraddistingueva. È scomparsa, come per magia, la luminosità trasmessa loro dallo stadio, la forza simbolica dello Scudo di un club, l’energia mediatica che conferisce loro l’imminenza della prossima partita. Appaiono in rete allenandosi, inviando messaggi o video per avvertirci che esistono ancora. Ma il coronavirus li ha trasformati in semplici cittadini. Il calcio come spettacolo e scala delle nostre illusioni sono scomparsi, è rimasta una sola evidenza: la precarietà dell’industria. Se non ci sono partite, i biglietti non vengono venduti, i contratti televisivi non sono soddisfatti e i fan non sono più clienti. Addio all’incantesimo. La crisi doveva arrivare in modo da capire che il vecchio calcio e le nuove imprese possono sopravvivere solo costruendo ponti. | Jorge Valdano, El País