I risultati: Genoa-Atalanta 1-2, Brescia-Bologna 3-4, Parma-Cagliari 1-3, Spal-Lazio 2-1, Roma-Sassuolo 4-2, Verona-Milan 0-1. Stasera: Torino-Lecce. Sabato: Fiorentina-Juventus 0-0, Napoli-Sampdoria 2-0, Inter-Udinese 1-0. Sabato: Milan-Inter.
Classifica | Inter 9, Bologna e Juventus 7, Torino Napoli Milan e Atalanta 6, Roma 5, Lazio Genoa e Verona 4, Brescia Cagliari Parma Sassuolo Spal e Udinese 3, Fiorentina 1, Lecce e Sampdoria 0.
I miti del passato che il Torino insegue
Stasera, alle 20.45, si giocherà Torino-Lecce. Se dovesse vincere, la squadra di Mazzarri si porterebbe in testa alla classifica a punteggio pieno, a 9 punti come l’Inter. I granata non vincono le prime tre partite di campionato dagli anni d’oro di Pulici e Graziani. Stagione 1976-77, quella dello scudetto perso con 50 punti su 60: sconfissero Sampdoria, Bologna e Roma. Vinsero nove delle prime dieci partite, pareggiarono a Perugia.
Mazzarri leopardiano | “La domenica del villaggio di Walter è un bel concentrato di promesse, speranze, moniti, discorsi e avvisi ai naviganti. “Già altre volte contro squadre meno blasonate ci siamo fatti male, ora dobbiamo dimostrare di essere cresciuti”. [Mario Pagliara, la Gazzetta dello sport]
Il 1976-77 | “Pulici e soprattutto Graziani segnavano come dei disperati, finalizzando il lavoro di una squadra forse ancora più bella e forte di quella che aveva conquistato il titolo” [Andrea Pavan, Tuttosport]
La traversa del Filadelfia in casa di Castellini | Oggi il Giaguaro ha 74 anni, ammira Sirigu, l’attuale erede in maglia granata, ma nel suo vocabolario sentimentale la parola «rimpianto» non esiste: «Mi è piaciuto quello che ho fatto ma non vivo di ricordi. Non faccio retorica. Non sono tipo da “quando c’eravamo noi il calcio era un’altra cosa…”. Non uso la mia carriera sportiva come bastone per la vecchiaia», racconta a Nino Materi per il Giornale. Eppure c’è qualcosa che lega il passato al presente, la mente al cuore: è un pezzo di legno. Un oggetto insignificante? No, prezioso: «Anni fa – racconta Castellini – passai dal Filadelfia. C’era la traversa della porta su cui mi allenavo. La traversa di legno alla quale mi appendevo dopo ogni balzo, ogni guizzo, ogni deviazione durante gli infiniti allenamenti. Era per terra, fra l’erba alta, le pietre e i fossi. Ora io in casa mia ho un pezzo di legno. È un pezzo della porta del Filadelfia. È il mio più grande cimelio. Quando viene qualcuno a trovarmi e fra coppe, medaglie e trofei vari vede quel pezzo di legno e mi chiede “cos’è quell’affare lì?”, io rispondo: “È il pezzo pregiato”. È il mio orgoglio, quel pezzo di traversa del “Fila”. Una reliquia. È la cosa più importante che ho».
Cosa ci ha detto Roma-Sassuolo
L’impronta di Fonseca | “È Fonseca che fa la differenza. Più dei nuovi. La Roma spopola proprio in attacco, dove il portoghese la vuole coraggiosa” [Ugo Trani, Il Messaggero]
Mkhitaryan-Dzeko, una coppia imprevista che nasce | “Mkhitaryan ieri ha giocato a destra, un po’ a sorpresa e un po’ no. Perché Micki, come lo chiamano già affettuosamente a Trigoria, accarezza bene il pallone con entrambi i piedi e può ricoprire un po’ tutti i ruoli dell’attacco. Il che è sicuramente un vantaggio per Fonseca, ma lo è anche per Edin Dzeko, che con Henrikh ha la possibilità di avere un aiuto in più in fase offensiva”. [Andrea Pugliese, la Gazzetta dello sport]
Cosa vuole fare De Zerbi da grande | “La squadra giallorossa ha creato tante occasioni da gol, ha tirato quattordici volte in porta, ma ha lasciato il possesso palla al Sassuolo (52 per cento), un dato curioso per una partita del genere”. [Guido D’Ubaldo, Corriere dello sport-Stadio]
“Ora, si potrà anche accusarlo di essersi consegnato alla superiorità giallorossa restando fedele alla sua filosofia, casomai è il contrario. Quella difesa formata da tre centrali e mezzo (Peluso) era un indice di prudenza che lui di solito non contempla. Voleva arginare la macchina da gol ma è stato tradito perché Ferrari e compagnia hanno marcato male e senza tempismo”. [Fabio Bianchi, la Gazzetta dello sport]
Cosa resta di Verona-Milan
Ci sono i tre punti, manca il resto | “Ci sono i tre punti punti, manca quasi tutto il resto. Il gioco è piatto, l’azione lenta, i giocatori più forti lontani dalla forma migliore. Paquetà esce dopo 45 minuti in cui fatica a trovare la posizione, Suso spesso si incarta e lo stesso Piatek si salva per il rigore, realizzato con freddezza, ma è ancora a disagio negli schemi rossoneri. Niente gira come dovrebbe”. [Alessandro Bocci, Corriere della sera]
Eppure ha ingaggiato un allenatore cultore del gioco | “Se vincere è l’unica cosa che conta, non c’è problema, bravo Milan, però fa strano scrivere una cosa del genere nella stagione in cui il club rossonero ha ingaggiato un allenatore cultore del gioco come Marco Giampaolo. A Verona, come a Udine nella prima giornata, si è visto un Milan sincopato, con il singhiozzo, per niente fluido. Sarà l’aria del Nordest o sarà che la squadra stenta a comprendere i nuovi codici tecnico-tattici?” [Sebastiano Vernazza, Gazzetta dello sport]
Il tema del giorno
Il Bologna secondo con la guida di Mihajlovic al telefono
Ci mette del suo anche Dessena | “Nell’intervallo (3-1 per il Brescia,) sale in cattedra Mihajlovic: esprime alla squadra la rabbia per il primo tempo abulico, quindi inserisce una punta (Santander) per un centrocampista (Dzemaili). Sarà la mossa decisiva. Per lo scacco matto, serve però l’aiuto del Brescia: Dessena, il più esperto, è già ammonito ma simula e viene espulso” [Corriere della sera]
Davanti al Sant’Orsola | “E ieri sera loro sono andati da lui: al ritorno da Brescia, hanno fatto fermare il pullman davanti al Sant’Orsola e poi intonato cori per il loro allenatore, che ha risposto commosso dalla finestra. Mihajlovic, come in Coppa Italia con il Pisa, aveva seguito la partita in costante comunicazione con il suo staff”. [La Stampa]
Il VAR e l’Atalanta
“La giornata di ieri, non ci fosse stato il VAR (in un caso, vero Fabbri?, neanche è bastato), sarebbe stata da tregenda. Un altro spot per la tecnologia (e c’era chi non la voleva), ma che nasconde tutti i limiti (tanti) del nostro gruppo arbitrale”. [Edmondo Pinna, Corriere dello Sport-Stadio]
“Alla fine l’arbitro ci ha chiesto scusa perché il VAR non ha funzionato” – Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta
Il personaggio del giorno: 7,5 a Duván Zapata | “Per il rigore preso con la tracotanza che prima aveva avuto solo a strappi e per come trova il gol: pazzesco”. [Andrea Elefante, Gazzetta dello sport
Una speranza di questo calcio | Arrigo Sacchi: «L’Atalanta è una speranza di questo calcio: dimostra come il lavoro, il coraggio e la conoscenza possano condurre a traguardi mai raggiunti». [Intervista di Antonio Barillà, La Stampa]
Zhang in Italia
“Molto sport, questa volta, ma non solo, visto che il fondatore e numero uno del colosso Suning si porterà a San Siro un folto gruppo di sponsor cinesi (i suoi buoni rapporti con Alibaba e Jack Ma sono risaputi) mentre la ricerca di partner italiani ed europei per il mercato consumer interno è un obiettivo che il gruppo Suning persegue senza mistero dal suo arrivo in Italia come proprietario dell’Inter”. [Stefano Agnoli, Corriere della sera]
Casa Juventus
La differenza tra Sarri e Allegri | “Allegri era noioso, insistente signore vendicativo. Alla fine molti si sono vendicati di lui. Era temuto, ma la paura è un sentimento, muove legioni. Temo che Sarri non faccia paura, voglia solo convincere il suo prossimo. L’approccio è giusto sempre in base alla terra che lo accoglie. La Juve oggi è satura di situazioni, non accetta più sermoni”. [Mario Sconcerti, Corriere della sera]
L’acido muriatico | “Due dei migliori tre juventini degli ultimi dieci anni (Conte, Marotta) adesso stanno all’Inter, il terzo (Allegri) è stato declinato al passato prima che quel passato, forse, passasse davvero. Perciò l’ipotesi che coloro che i tifosi bianconeri chiamano “i prescritti”, ma anche “i cartonati”, possano davvero vincere lo scudetto, è un pensiero che a metà settembre già corrode come l’acido muriatico un bel pezzo di Torino”. [Maurizio Crosetti, Repubblica]
Sarri deve insegnare ma anche imparare | “Sarri deve insegnare alla Juventus a giocare bene, perché questo è il motivo per cui è stato scelto come nuovo traghettatore bianconero, ma allo stesso tempo deve imparare a vincere giocando male, come è riuscito spesso alla Signora degli ultimi otto scudetti consecutivi”. [Fabiana Della Valle, Gazzetta dello sport]
La condizione fisica | “È forse questo l’aspetto che lascia più inquieti in ottica europea. A Firenze la Juve ha viaggiato con il freno a mano tirato, reggendo comunque alle difficoltà della gara ma non cambiando mai passo, né trovando mai uno spunto. Sarri ha dato la colpa ai cambi finiti troppo presto a causa degli infortuni, al caldo e ai tanti impegni in Nazionale dei suoi, promettendo più brillantezza al Wanda Metropolitano. In caso contrario, la sfida con i Colchoneros potrebbe rivelarsi ancora più complicata”. [Filippo Bonsignore, Corriere dello Sport-Stadio]
Il campionato femminile
Emanuela Audisio per Repubblica è stata a vedere Roma-Milan, partita della prima giornata della prima serie A dopo il boom Mondiale delle donne. Il suo racconto comincia così: “Mezzogiorno (e mezzo) di fuoco. Fila chilometrica sotto il sole che scotta a 30 gradi. Tutti al mare? No, tutti allo stadio Tre Fontane. Almeno duemila persone. Famiglie, scuole di pallone, mamme con bambine, atmosfera serena. Prima domenica di Serie A femminile. Quella che dovrebbe segnare la nuova frontiera del calcio donne, quella del dopo-Mondiale, quella dell’aumento delle tesserate, quella delle bambine che corrono a giocare senza più sentirsi marziane”.
Arriva il Real Madrid | Anche gli spagnoli avranno una squadra femminile. Ieri si è riunita un’assemblea generale straordinaria per deliberare. Scrive El País: “Si tratta di una realtà incontestabile, crescente e imparabile. Il Real Madrid deve fare parte di questo fenomeno mondiale” ha spiegato Pérez prima di una votazione alla quale hanno preso parte 894 soci: 810 si sono detti favorevoli (il 90,6%), 44 contrari e 40 si sono astenuti.