Se la Roma non si lascerà sfuggire stasera i tre punti per lo sgomento di vedere il suo vecchio Capitan Futuro nel futuro di qualcun altro, la serie A sbarcherà nel nuovo anno con cinque squadre in tre punti. Una promessa di elettricità e di equilibrio, ma pure di instabilità, se è vero che fra le prime-cinque ci sono due squadre con quattro sconfitte [Inter e Napoli] e una con sei [Roma]. Solo due volte negli ultimi trent’anni è stato possibile vincere il campionato perdendo più di quattro volte. Lo ha fatto in entrambi i casi la Juventus, nel 2016 e nel 2017, in un contesto economico e storico diverso, quando ancora aveva la forza di permettersi di strozzare le alternative nella culla, tipo portando via Pjanic alla Roma e Higuain al Napoli. Questo non significa che Inter Napoli e Roma siano tagliate fuori. Significa che Chivu, Conte e Gasperini hanno due strade per arrivare allo scudetto: o non perdono mai più o devono fare qualcosa che è riuscita solo a Massimiliano Allegri ai tempi dell’ultima egemonia degli Agnelli. Il fatto che i due siano andati ieri a pranzo assieme dopo Milan-Verona è una coincidenza simbolica e minacciosa per il resto del campionato.
Minaccioso è il ritorno di Nkunku al gol. Non tanto per i due gol in sé. Se gli highlights della giornata di ieri andassero su Marte, uno dei suoi abitanti vedrebbe il francese che spinge due volte la palla oltre la linea di una porta spalancata. È nei segni nascosti che abita la speranza del Milan di averlo davvero acquistato, a una settimana dalla disfatta nel confronto di Supercoppa con Hojlund. Il primo segno: il rigore conquistato – diciamo così – con scaltrezza, ha voluto batterlo e i compagni glielo hanno lasciato fare. Il secondo segno: sulla respinta del palo e di Montipò [il Montipalò], era nel punto esatto dove un attaccante deve essere: nel basket si direbbe a rimbalzo. Il terzo segno è il gesto più forte della sua domenica: una delizia verticale filtrata fra due difensori del Verona per mettere Loftus-Cheek davanti alla porta. Se l’inglese avesse segnato, quell’assist darebbe ancora più polpa alla resurrezione di cui si può parlare stamattina.
Mentre intorno a Nkunku si cominciavano a sollevare ragionamenti di mercato, vincolati comunque all’ipotesi di non rimetterci troppi soldi rispetto ai quasi quaranta milioni spesi in estate, il suo mezzogiorno a San Siro rischia di aver restituito a Max Allegri un attaccante necessario. È vero che sta arrivando Niclas Füllkrug dal West Ham, ma pure lui è un bastimento carico di incognite. Fisiche, tecniche, di adattamento. Füllkrug era sbucato dal nulla per vivere ai Mondiali in Qatar il suo passaggio più luminoso [se ne parlava qui], per poi tornarsene educatamente nell’ombra e fuori dai radar. Cosa voglia farne o possa farne Allegri è da verificare. Ma soprattutto: Füllkrug mette fine al lavoro su Leao centrattacco o no? È una domanda da cui dipende la seconda: con Füllkrug il Milan si darà al tridente? È difficile immaginarlo. Ecco perché i gol di Nkunku sono una promessa. Un’altra. Nella squadra che di partite finora ne ha persa una.