Ehi, ma ci sono anche le finali dell’hockey
In tutto ciò, a parte la serie per l’anello NBA, l’America è immersa pure nelle finali di Stanley Cup. Le partite che assegnano il titolo della NHL sono cominciate la notte scorsa, la prima è stata sufficientemente elettrica da finire ai supplementari. L’hanno vinta gli Edmonton Oilers per 4-3 sui Florida Panters.
Esatto: la stessa finale dell’anno scorso. Esatto: la Florida che non viene in mente pensando al ghiaccio. Esatto: Edmonton, Canada, dove il titolo non finisce da oltre trent’anni e dove lo stanno aspettando per dire a Donald Trump che questo gioco gli appartiene e che eccetera eccetera eccetera.
L’ultimo titolo degli Edmonton Oilers è del 1990. Il loro totem è stato Wayne Gretzky, l’unico giocatore di hockey su ghiaccio che bisogna conoscere se si vuole conoscerne solo uno. Con gli Oiler ha giocato 900 partite più una, prima di far felici pure i Los Angeles Kings e i New York Rangers. Ma le Stanley Cup [quattro] le ha vinte solo per il Canada. Adesso si è fatto trumpiano pure lui e i canadesi si sentono traditi – ma non c’entra – questa è una digressione per far felici i lettori di Victor Hugo.
Il giocatore attuale in cui si incarna la storia degli Oilers si chiama Connor McDavid. Nel 2012 vide in tv i Los Angeles Kings vincere la loro prima Stanley Cup e twittò una frase tipo: “Sono solo io o anche tutti voi altri ragazzi a diventare gelosi quando viene assegnata la Stanley Cup?”. Aveva 15 anni. L’anno scorso si è mangiato il cappello come Rockerduck dopo la finale persa, adesso vede passare un tram chiamato desiderio e vuole saltarci sopra. L’analisi e il pronostico di The Hockey Writers si trova qui
