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DOMENICA 28 LUGLIO 2024
GIORNO #2 DELLE OLIMPIADI
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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DOMENICA 28 LUGLIO 2024
GIORNO #2 DELLE OLIMPIADI
IN CIMA AI PENSIERIHa aperto la Cina, poi Dupont e DresselLa prima giornata dei Giochi si è chiusa dunque con 20 paesi a medaglia, l’Italia è fra essi con l’argento di Filippo Ganna nella cronometro individuale di ciclismo, i bronzi di Luigi Samele nella sciabola individuale e della staffetta 4×100 stile libero maschile nel nuoto. In testa la medagliere c’è l’Australia con 3 ori e 2 argenti, i primi due titoli sono andati di buon mattino alla Cina in due discipline da coppia nelle quali è di fatto imbattibile: la carabina mista da 10 metri e i tuffi sincronizzati dal trampolino nella gara femminile. La Francia ha celebrato il suo primo oro nel rugby a sette, gli USA solo a tarda sera nel nuoto con la staffetta. La 4×100 che celebra il ritorno di Caeleb Dressel, un bolide, lo definisce Giulia Zonca su La Stampa, “con i suoi molteplici ori, con il figlio neonato che lo guarda in tribuna, tra le braccia della mamma, seduta a fianco del rapper Snoop Dogg. Dressel di nuovo a urlare la propria forza dopo la depressione e l’idea di smettere”.
IL DETTAGLIO DELL’AUSTRALIA PRIMA
Sono dunque cominciati i conteggi delle medaglie e la misura della potenza del mondo in base a esse. Marco Imarisio sul Corriere della sera scrive: “L’idea dello sport come misura della propria potenza di fronte al resto del mondo risale a Stalin, ed è stata poi ripresa da Vladimir Putin. Anche la Cina considera i Giochi come una continuazione della propria egemonia economica e militare, perseguita con altri mezzi. Anche quelli illeciti, a quanto pare. A partire dal 1994, l’elenco degli episodi di doping che coinvolgono i nuotatori cinesi è sterminato. La Wada ha sempre rifiutato le accuse di compiacenza nei confronti della superpotenza. Ma l’ormai consueto occhio di riguardo nei confronti della Cina rivela un gioco di delicati equilibri geopolitici che rischia di danneggiare la credibilità degli eventi sportivi. A Tokyo, quei nuotatori «sospetti» vinsero la bellezza di sei medaglie. Anche quando si parla di doping, c’è sempre qualcuno più uguale degli altri”. |
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POPOLI L’America migliore è a ParigiIn un’America divisa, i nostri atleti olimpici rappresentano il meglio di noi. Lo dice Jerry Brewer sul Washington Post, assecondando la tendenza a leggere dentro queste squadre olimpiche dalle molte forme una maniera possibile di stare insieme anche nella società. Messi continuamente di fronte alle divisioni del Paese, gli atleti americani dimostrano cosa è possibile fare, dice l’editorialista del quotidiano americano. Racconta: “Dall’altra parte dell’Atlantico, a più di 4.600 miglia da casa, i nostri atleti non competono solo per gli Stati Uniti. Viene anche chiesto loro di decifrare una nazione che ha sempre meno senso. I media più curiosi, nazionali e internazionali, vogliono sapere tutto: cosa pensi della sparatoria al comizio elettorale dell’ex presidente Donald Trump, cosa pensi del ritiro di Biden, sostieni la vicepresidente Harris, cosa accade in America? Questo porta a una domanda fondamentale: in un momento di paura e divisione, cosa significa indossare il rosso, bianco e blu?”. Così, donne e uomini che portano quella divisa, rispondono e si espongono. Sono abituati da tempo a farlo. I due portabandiera sono stati fra i personaggi dello sport più esposti nei giorni drammatici dell’omicidio di George Floyd. LeBron James ha scartato l’idea che l’atteggiamento giusto da assumere sia “taci e palleggia”, Cori Gauff manifestò una certa personalità già quando aveva 4 anni meno dei pochi di oggi. Disse che lo faceva per tutte le volte in cui lo aveva fatto sua nonna, e per tutte le battaglie condotte dai nonni della nonna. In una chat di gruppo della WNBA, gira il passaparola per il sostegno a Kamala Harris. Qualche anno fa riuscirono a far fallire la candidatura al Senato di Kelly Loeffler, comproprietaria dell’Atlanta Dream: aveva denigrato le giocatrici per il loro sostegno a Black Lives Matter e Say Her Name. Si misero a supportare in massa il democratico Raphael G. Warnock, un totale outsider senza speranza, e lo fecero eleggere. Scrive Brewer che “di solito chiediamo agli olimpionici di renderci orgogliosi. È un modo più gentile di chiedere loro di vincere, baby, vincere, vincere. Ma questa volta, dovremmo correggerci. Siamo certi che faranno del loro meglio. Dovremmo essere noi a rendere orgogliosi loro”. *** | VOCI Tommie Smith e le intenzioni di voto dai Giochi E allora. E appunto. Emanuela Audisio su Repubblica ha intervistato uno dei totem dell’America raccontata attraverso lo sport. A Tommie Smith, quello del pugno guantato di nero a Città del Messico, ha chiesto se gli è piaciuta la cerimonia. «Ero in aereo, ne ho visto solo un pezzo, mi è sembrata un modo per rendere felice e per fare divertire la gente. Il bello dello sport è che offre una piattaforma e visibilità. Tutto quello che serve a liberare le persone è utile, i diritti non hanno una fine, né un capolinea, non c’è un momento in cui ti sdrai perché hai ottenuto tutto. I diritti sono sempre in movimento, hanno bisogno di crescere, di campi nuovi. La barca degli Usa era bella fitta di atleti, segno che il sogno olimpico conta ancora molto. In tanti mi chiedono: che sport faresti oggi? Nessuno, me ne starei sul divano. Ho sputato l’anima in allenamento, le ripetute mi uccidevano, nel ’68 avevo stabilito 11 record del mondo, dai 200 ai 400 metri, non mi fossi fatto le ossa a lavorare nei campi di cotone non avrei retto. Il problema del dolore è come lo sopporti». ➣ Il Dream Team ha detto che alle elezioni presidenziali voterà Kamala Harris. «Anche io. Ha carattere, la prendono in giro perché sorride sempre, e allora, bisogna essere per forza ingrugniti per dare l’idea di essere una persona capace? Sarebbe meglio spazzare via quest’idea di women can’t. Le donne possono, eccome. È tempo di avere anche una presidente del Cio, a capo dello sport. Non c’è mai stata, così come una donna alla guida dell’America. Ma esiste sempre una prima volta. E tutti quelli che dicevano che un nero alla Casa Bianca era fantascienza sono stati smentiti. Possiamo, anzi dobbiamo fare in modo che le cose cambino. A cinque anni con i soldi che mi aveva dato mia madre andai a comprare un cono. Un bambino bianco me lo gettò a terra: i neri non mangiano gelato. Eravamo neri, spazzatura. E dopo il pugno del ’68 avevo l’Fbi sempre alla porta, ogni volta che capitava qualcosa, come il rapimento di Patricia Hearst, venivano a bussare da me». |
| VITE OLIMPICHE
PARLARE, RIDERE, ABBRACCIARE LE AVVERSARIE: IL MONDO NUOVO DI SIMONE BILES Tre anni fa, Naomi Osaka e Simone Biles erano le due donne chiamate a salvare con la bellezza i Giochi di Tokyo circondati dalla pandemia. Fu un’esperienza irreale per entrambe, ma tutt’e due sono rimaste in piedi eccome, tutt’e due sono arrivate fin qua. Osaka ha fatto tremare Iga Swiatek al secondo turno del Roland-Garros. È arrivata al match point contro la più inavvicinabile delle tenniste sul rosso, sebbene non si tratti della sua superficie preferita. Insomma: non era in preventivo che uscisse al primo turno in due set contro Angelique Kerber, la tedesca che si ritirerà un minuto dopo la cerimonia di chiusura di Parigi.
Ci resta Simone, e non è poco. Ci resta, anzi, quella che Carlos Arribas su El Pais definisce “l’emancipazione di Simone Biles”, il “simbolo del potere dei Giochi olimpici” sulla vita delle persone. Ieri L’Équipe l’ha intervistata chiedendole se ricordasse cosa pensò all’inizio della sua collaborazione con gli allenatori francesi Cécile e Laurent Landi, a fine 2017, quando le suggerirono di concludere la carriera a Parigi. «Ho risposto che erano completamente matti. Esattamente come quando mi chiedono di provare nuovi elementi… Onestamente penso che non avrei mai preso in considerazione i Giochi di Parigi se non avessi vissuto tutti questi traumi. Dopo i Giochi di Rio, pensavo davvero di aver finito con la ginnastica. Mi sembrava di aver raggiunto l’apice delle mie capacità. Ho vissuto la mia vita migliore durante il mio anno sabbatico. Ma ho anche finito per capire di essere ancora giovane. Perché non provare a tornare? Oggi sento che il mio corpo sta invecchiando, ho più da perdere ora. Ma mi sento fortunata per essere riuscita a durare, per aver aperto gli occhi a molte persone, soprattutto ginnaste, sul fatto che certe cose sono possibili. Per credere in te stesso, devi identificarti con dei modelli. In questo senso sono orgogliosa» |
AVREMO SEMPRE PARIGI
L’incanto del beach volley ai piedi della Torre EiffelFermi tutti. Campi speciali di beach volley ai Giochi ce ne sono già stati. Londra ne allestì uno a Horse Guards Parade, il luogo delle parate nei pressi di Whitehall, in pieno centro, dove si celebra il compleanno ufficiale del sovrano e dove Enrico VIII faceva tenere le giostre del suo regno. Rio aveva il posto più suggestivo fra i più naturali a questo mondo, la spiaggia di Copacabana. Tokyo portò baracca e burattini al Parco Shiokaze, vicino alla baia, affacciati sull’iconico Rainbow Bridge. Ma Parigi, eh Parigi ha creato “una spiaggia all’ombra della Torre Eiffel, un luogo magico”, scrive Adam Kilgore sul Washington Post. [In generale la stampa americana sta , sbalordita dalla bellezza che circonda questi Giochi]. Per Kilgore si tratta di “un’impresa epocale: gli organizzatori di Parigi 2024 hanno scaricato tonnellate di sabbia e costruito uno stadio da beach volley da 13.000 posti. Buona fortuna per il 2028 a Los Angeles: non ci sono abbastanza immagini generate al computer a Hollywood, per eguagliare quel che hanno fatto qui”. Subito dopo la cerimonia, un messaggio sfuttitore è partito dall’account di Parigi 2024 con la chiocciolina a Los Angeles 2028. La sintesi della cerimonia era accompagnata da un auspicio: vi auguriamo di fare meglio fra quattro anni. Seh. Voleva dire: arrendetevi.
CREPE Ma la Senna no | Per ora si sta arrendendo di nuovo la Senna. Il primo allenamento di triathlon è stato annullato a causa della scarsa qualità dell’acqua nella Senna. Le forti piogge degli ultimi giorni – 16 millimetri – hanno peggiorato le condizioni del fiume, ma gli organizzatori restano fiduciosi sul fatto di riuscire a tenere regolarmente le gare. Non è stato specificato il livello di Escherichia coli e di enterococchi raggiunto, ma da Parigi sottolineano che viene prima la salute degli atleti. Gli allenamenti di corsa e di ciclismo si terranno regolarmente stamattina. Le previsioni del tempo per le prossime 48 ore ispirano fiducia. La gara di triathlon è prevista per martedì. |
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TOUR DE FLAMME LA MEDAGLIA D’ORO DI Céline DionMentre la fiamma brucia nella mongolfiera in cielo, Concita De Gregorio scrive oggi su Repubblica di Céline Dion, del suo ritorno sulla scena dopo quattro anni di silenzio, la malattia neurologia che irrigidisce il corpo, corde vocali comprese. “Allora che sia incommensurabile, il compito. Più grande del Male. Che sia cantare Édith Piaf a Parigi, ripetiamolo insieme: Edith Piaf a Parigi. Tu che non sei francese, anche questo dovrai far dimenticare, ma parli francese, è la tua lingua, dunque almeno quella erre la sai. E da lì, andiamo. La canzone più difficile del mondo della cantante meno imitabile al mondo, nessuno si azzarda — alcuni, sì, ma con rovina. Hai 56 anni, lei è morta a 47. Le sei sopravvissuta di nove, sei nel punto della vita dove lei non è arrivata mai. Era malatissima, sai cosa significa. … Prendere per i capelli un pubblico in attesa di qualcosa, di qualcuno. In attesa di te. Portarlo dove vuoi. Da ferma, immobile, solo con la voce. Certo con la mano tesa, quel palmo rivolto verso l’alto, verso di noi, quello sguardo in camera, quegli occhi, quello chignon tirato, quei brillanti ovunque tuttavia meno lucenti di te. Hai visto, Céline. You did it. I muscoli non si sono irrigiditi. La malattia si è fatta da parte un istante, è rimasta in silenzio come i giornalisti tv, come noi tutti col fiato sospeso. Che momento. Che contropiede imbattibile. Che storia d’amore, che lezione di vita. E adesso, che comincino i giochi. Gli altri giochi. Anche il nostro, che d’ora in avanti ti avrà come guida. Si può. Sempre, a volerlo, è possibile. Serve il coraggio di lasciare la presa sicura, di guardare dopo andare oltre. Grazie, perché You did it, and we will too. Merci beaucoup, olympic princesse” *** QUELL’ESPRESSIONE UN PO’ COSI’ CHE ABBIAMO NOI QUANDO PARLIAMO DEI FRANCESI E niente, però Aldo Cazzullo proprio non s’è divertito, stamattina lo ribadisce nelle sue pagelle sul Corriere della sera, continuando a far rodere il fegato a quel mucchio di ragazzi e ragazze che frequentano oggi le redazioni e provano a fare ‘sto mestiere di ‘sti tempi in cui non si viaggia, non ti mandano da nessuna parte, non si gira, stai davanti alle agenzie, ai social, e rilanci la notizia che Tamberi ha perso la fede, oddio, la fede, c’è la moglie che ha messo una faccina, non lo perdona, ehi ha detto che non lo perdona, caspita è virale, facciamoci un reel per i social. Ai ragazzi e alle ragazze a cui tocca ‘sta vita e che avrebbero voluto invece essere là, ai ragazzi e le ragazze ai quali pensava Thomas Jolly quando ha immaginato la cerimonia, Cazzullo fa sapere che il regista della cerimonia merita un 3 – ecco – perché “aveva a disposizione il più bel palco del mondo: Parigi. L’ha sprecato con uno spettacolo troppo lungo, sfilacciato, a volte grottesco: Maria Antonietta con la testa in mano, l’ultima cena delle drag queen…Voleva essere un po’ Danny Boyle, un po’ Kusturica; ma non è né l’uno, né l’altro. Presuntuoso”. Nella sua replica alla lettrice Angela Maria Piga, Cazzullo si dice turbato “dall’immagine di Maria Antonietta che regge in mano la propria testa mozzata” e seccato quanto “tutti i parigini con cui ho parlato” che non ci fossero né Napoleone né Charles De Gaulle, “il più grande francese del Novecento”. Si spiace che non sia stata ricordata Giovanna d’Arco, ma il New York Times dice che Giovanna d’Arco nella cerimonia era il cavaliere nero con la bandiera olimpica come mantello. Oh, nel dubbio: 5 pure ad Aya Nakamura. Pazienza. La cerimonia verrà meglio fra due anni a Milano. Ci sarà di sicuro da qualche parte un bel settantenne italiano pronto a scrivere una bella cerimonia come quelle di una volta, ai nostri tempi, e un ottantenne che viene a cantare. *** | PAROLE Marco Balich NON REGGE L’IDEA CHE ALTRI POSSANO FARE ALTRODopo aver organizzato 14 cerimonie inaugurali, forse dispiaciuto per non aver avuto la quindicesima, Marco Balich su La Stampa critica quella di Parigi. Angelo Di Marino che lo intervista lo definisce “l’unità di misura corretta per inquadrare il flop della cerimonia inaugurale”. «Non c’era il calore della gente, era tutto troppo distante. Alcune cose di intrattenimento magari sono state di livello come Céline Dyon piuttosto che Lady Gaga». ➣ E poi c’era qualcosa in più: in molti hanno notato le immagini del baule griffato. «Ho trovato molto discutibile una celebrazione così in quella che dovrebbe essere una clean venue, cioè una sede olimpica senza pubblicità. Uno spottone che non ci deve essere e non si deve fare». ➣ Più che una cerimonia una cartolina in movimento. «Più ideologica che turistica, però. Metti la drag queen con la barba per far capire che tuteli i diritti civili, ma non so se serve. Certo, è bello raccontare le conquiste però lo puoi fare in un modo più bello. Ecco, è mancata la bellezza. E la gente». E vabbuò, niente. Baricco direbbe: bon. Ci arrendiamo. È stata brutta, Il formaggio dei francesi non vale il parmigiano, i vini sono peggio del Tavernello e noi siamo puri, non facciamo mai *** Antonio Dipollina su Repubblica ha scritto: “Si esauriranno anche le esilaranti polemiche (non per niente ha iniziato Salvini) sulla Cerimonia e l’Ultima Cena etc. E resterà invece il sapore di una vittoria: stavolta la Cerimonia di Parigi non è stata funestata dall’interruzione per mandare il Tg2. Un tempo era la regola. Una volta mandarono il Tg2 in piena sfilata e un fenomenale direttore il giorno dopo si vantò perché il suo tg aveva fatto un grande ascolto” *** LA SICUREZZA Secondo il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, il sabotaggio alla rete ferroviaria francese di venerdì non è frutto dell’azione di militanti dell’estrema sinistra o di eco-terroristi. “La pista degli incendi – dice stamattina – porta verso Mosca per il semplice fatto che recenti sabotaggi di simili caratteristiche sono avvenuti nei Paesi Baltici, in Germania ed in Gran Bretagna. Al punto che, durante una recente riunione della Nato a Bruxelles, uno dei ministri presenti ha parlato senza mezzi termini di «sabotaggi fisici organizzati, finanziati e realizzati da elementi legati alla Russia». Ma non è tutto perché a portare verso Mosca sono anche altri gravi episodi avvenuti in Francia. L’arresto, solo pochi giorni fa, di uno chef a Parigi, legato all’intelligence russa, sospettato di voler realizzare «un piano di destabilizzazione su larga scala» in occasione dei Giochi. Il fermo di un russo-ucraino, legato ai servizi russi Fsb, intento a confezionare un ordigno esplosivo nella sua stanza nei pressi dell’aeroporto De Gaulle. Le indagini francesi che hanno portato ad indicare nei servizi russi i mandanti dei graffiti contro il Museo della Shoah di Parigi e anche una precedente azione da parte di due moldavi che hanno imbrattato con 250 Stelle di David rosse le strade di Parigi” *** LA SCRITTRICE KARINE TULL | La Stampa. Intervista a Karine Tuil. “TROPPE LIMITAZIONI ALLA NOSTRA LIBERTÀ. LE PEN E MÉLENCHON SONO UN PERICOLO”. La scrittrice e le difficoltà della Francia nei giorni delle Olimpiadi blindate e degli allarmi “Il mio Paese è traumatizzato: giusto stare attenti ma non possiamo vivere in una fortezza” ➣ La Parigi blindata di questi giorni ricorda l’ala del Palazzo di Giustizia dove lei ambienta gran parte del suo ultimo libro. Perché la Francia non riesce a liberarsi da questa atmosfera? «Perché la minaccia terroristica in Francia è ancora significativa. Nove anni dopo il nostro terribile 13 novembre, i francesi sono traumatizzati dall’ondata di attentati che ha insanguinato il paese. Il timore di nuovi attacchi spinge le autorità pubbliche a essere sempre più caute. L’effetto perverso è che, in nome della lotta al terrorismo, tolleriamo una restrizione delle nostre libertà e un maggiore controllo sulle nostre vite». [intervista di gianni armand-pilon]
SHAUL LADANY | La Stampa. Intervista a Shaul Ladany. “OGGI I RISCHI SONO DRONI-KILLER E BOMBE. MA I GIOCHI NON DEVONO FERMARSI MAI”. Il marciatore israeliano nel 1972 a Monaco scampò all’assalto terroristico di Settembre Nero “I miei compagni assassinati a pochi metri da me. Mi sono salvato allontanandomi senza correre” |
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ITALIANISMI L’argento di Ganna e i due bronzi da scherma e nuoto“Ganna for President” titola Repubblica per l’argento di Filippo a Parigi sotto gli occhi di Mattarella. Il presidente era pure nella sala della scherma per il bronzo di Luigi Samele, non poteva essere in piscina anche per il bronzo della 4×100 [“resta un’impresa da celebrare. Ma forse lo è persino di più che i ragazzi escano dall’acqua ciascuno con qualche piccola recriminazione, perché a Tokyo siamo diventati grandi e un bronzo adesso non ci basta più”, Arianna Ravelli, Corriere della sera], ma l’acqua l’aveva presa alla cerimonia d’apertura, e non se ne lamenta come invece il ginnasta Nicola Bartolini, che voleva sfilare, voleva marciare in uno stadio, ci teneva, ci teneva proprio, invece «ci hanno preso come cani randagi. Ci potevamo ammalare alla cerimonia». Non sa che probabilmente, con la gara all’indomani, la sua federazione gli avrebbe impedito di marciare e stare tutto il giorno in piedi, non solo le quattro ore dello show d’apertura, ma anche prima, anche dopo, in attesa delle navette, il ritorno in albergo, si tira note, altro che, come raccontato da Antonella Bellutti [oro 1996 e 2000 nel ciclismo] nella sua rubrica quotidiana su Domani.
Mattarella invece era “l’italiano più giovane di tutti” alla non-cerimonia, come l’ha definita Alessandra Giardini, sempre su Domani. Era una festa, una cosa nuova, diversa: “Come ci vorreste arrivare all’appuntamento con l’amore della vostra vita? Con la giacca e il trench, con la messa in piega e i tacchi troppo alti per correre? O bagnati, spettinati, divertiti e felici come Sergio Mattarella?”. Comunque. Cito scrive che “festeggiare un argento è tra le cose più difficili al mondo: la felicità e la tristezza, mescolate, hanno quel colore gelido. Passerà, questo podio resterà: Evenepoel, Ganna, Van Aert. Hanno provato a farsi un selfie sul podio, ma la foto non è venuta e Pippo ha fatto finta di lanciare il cellulare dello sponsor nella Senna. Oggi c’è il sole a Parigi, Pippo lo sta guardando da un oblò, diretto verso l’Italia. Tornerà, e nel velodromo di Saint-Quentin en Yvelines, dal 5 al 7 agosto si starà al chiuso e al caldo. Meglio così, meglio così”. Remco Evenepoel è arrivato sulla scena come il nuovo Merckx. In effetti, ogni ventenne belga che arriva sulla scena del ciclismo viene presentato come il nuovo Merckx. Lui un pochino di più, perché gli venne per la testa di vincere subito, all’esordio, per giunta una corsa non banale, la Clasica di San Sebastian. Comunque. Remco Evenepoel stavolta ha fatto una cosa che a Merckx non è riuscita: vincere un oro olimpico. Va ad aggiungersi a un Mondiale su strada vinto nel 2022, uno a cronometro l’anno scorso, la Vuelta nel 2022, due Liegi. Sempre con quella che Carlos Arribas su El Pais definisce “una faccia da monello di strada” |
| IL TEMA
Quando non avremo più record del mondo Più forte, più in alto, più veloce. E poi ancora più forte, più in alto e più veloce. Sì, va bene: ma fino a dove? Fino a quando? Quali sono i limiti che un giorno non sarà più possibile superare? È il tema di una riflessione pubblicata sul Washington Post da Adam Kilgore ed Emily Giambalvo, un’analisi condita da dati e tabelle sugli sprint maschili e femminili, non solo su una pista d’atletica [i 100 metri sono sempre un buon parametro per misurare l’evoluzione del genere umano] ma anche in piscina. Rispetto al 1972, nessuno dei tempi di Tokyo è stato più veloce del 4 percento. Nelle gare di nuoto maschile sui 100 metri i tempi invece continuano a migliorare, così come sono più netti i progressi delle donne rispetto agli uomini. Il record è un messaggio simbolico di grandezza umana e di infinite possibilità, ha scritto una trentina d’anni fa il filosofo norvegese Sigmund Loland. Il Post spiega che “le possibilità saranno infinite solo per un certo periodo. Negli sport misurati da un orologio, c’è una soglia logica. Poiché è categoricamente irrealizzabile per un essere umano correre 100 metri in meno di un secondo”. L’ex nuotatrice Janet Evans ha detto che è proprio questo l’aspetto che ci affascina. Vediamo fin dove possiamo arrivare e non sappiamo quando smetteremo di poter andare oltre i limiti. “La risposta – si legge sul Washington Post – non dipende solo dalla fisiologia, ma anche dalla sociologia e dalla tecnologia. Rispetto a decenni fa, atleti potenzialmente d’élite provengono da più angoli del pianeta e stanno ricevendo opportunità e risorse per competere. L’esperienza e il potere connettivo di Internet hanno creato enormi balzi nell’allenamento e nella selezione per sport che meglio si adattano alle abilità di ciascuno e a certe tipologie di corpo umano. Regnano specializzazione e ottimizzazione. Tralasciando lo spettro dei farmaci che migliorano le prestazioni, gli atleti hanno superato i limiti attraverso i progressi nell’equipaggiamento e nella scienza dell’allenamento. La storia è costellata di casi in cui l’umanità ha applicato e poi superato restrizioni in modo artificiale”. Tipo: i costumoni nel nuoto, le super scarpe nell’atletica, adesso il gel al bicarbonato per i mezzofondisti o l’inalazione di monossido di carbonio per i ciclisti. Qualche giorno fa su Domani Alessandra Giardini ha scritto di come il tempo sia “l’ossessione dello sport da quando l’uomo ha imparato a misurarlo. Dopo quattro anni di allenamenti e di vita dedicata all’ossessione dei Giochi Olimpici, può capitare di perdere per un decimo, un centesimo, addirittura un millesimo. Misurare con la maggior precisione possibile i risultati è parte dello sport praticamente da quando esiste, o meglio da quando si è capito come calcolare il tempo. Durante la prima edizione dei Giochi moderni, nel 1896 ad Atene, mentre gli atleti correvano la maratona, un giudice li superò in bicicletta, per portare al traguardo il cronometro con cui stabilire il tempo del vincitore: è così che sappiamo che il greco Spyridon Louis, probabilmente un pastore, impiegò 2 ore 58 minuti e 15 secondi per coprire i 40 chilometri dal ponte di Maratona allo stadio Panathinako di Atene (la lunghezza ufficiale di 42,195 km per la maratona fu stabilita solo nel 1921). Quanto ci mise Fidippide per annunciare la vittoria riportata dagli Ateniesi sui Persiani purtroppo non lo sapremo mai”. E ancora: “La ricerca della perfezione nella misurazione del tempo, da Galileo a Newton fino ai giorni nostri, non è diversa dalla ricerca della perfezione che muove gli atleti di qualsiasi disciplina”. Fino a dove, fino a quando, non si sa. | MEDUSE Le sconfitte delle bici tecno Ogni tanto lo spirito della conservazione che volteggia nell’aere si prende la rivincita sugli uomini che immaginano cose mai viste, i Christian Barnard che un giorno si alzano e hanno una visione, tipo che si possa trapiantare il cuore di una persona nel petto di un’altra. Lo spirito della conservazione ogni tanto fa in modo, per esempio, che il primo intervento del dottor Barnard vada male, ma ci sono dei Barnard con la testa dura, non si fermano, insistono. Ieri i Barnard alle Olimpiadi hanno preso due schiaffi in faccia durante la cronometro maschile. Come scrive El Pais, i materiali si sono ribellati contro Oier Lazkano, il basco che si era presentato sulle strade di Parigi con il suo Master in biotecnologie e con le sue ossessioni tecnologiche. Al Tour forò nel momento chiave sulla ghiaia di Troyes, nella tappa che più desiderava. Tr settimane dopo, ieri, un cambio elettronico gli ha mandato all’aria la cronometro olimpica. Una corona da 60 denti si è bloccata ai tempi della rivoluzione tech. Il comando al manubrio si è inceppato. La catena si è incastrata in un pignone duro, su un percorso con 27 curve gli è stato difficile riprendere la cadenza. L’asfalto era pure bagnato e insistere era pericoloso. Ha tenuto le mani basse e niente, è andata così. È andata meglio, ma non quanto sperava, a Wout Van Aert. Ha preso la medaglia di bronzo forse anche perché nel frattempo Tarling aveva forato, ma ha corso il rischio di smarrire la strada verso il podio per aver montato una ruota lenticolare anteriore, “una pratica abolita decenni fa” sottolinea El Pais. “La totale assenza di vento rendeva il percorso parigino un laboratorio ideale. Secondo i calcoli dell’esperto di aerodinamica britannico Xavier Disley, la ruota avrebbe fatto risparmiare cinque watt al secondo al belga. Ma al traguardo è arrivato davanti a Tarling solo per un watt”. |
| ARTEFICI
Tutti vogliono incontrare le pallanuotiste americane Toc toc, salve, c’è la First Lady che vorrebbe vedervi. È successo alla Nazionale americana femminile di pallanuoto. Aveva appena sommerso di gol la Grecia, come in genere fa con qualunque altra avversaria da diversi anni a questa parte. Il Washington Post racconta questo incontro [ci sono anche le foto], con la portiera Ashleigh Johnson nel ruolo di Massimo Troisi in Non ci resta che piangere di fronte a Leonardo da Vinci, quando dice «’O friddo ‘ncuollo», il freddo sulla pelle, i brividi. La capitana Maggie Steffens invece ha preso la parte di Roberto Benigni e s’è detta a bocca aperta. Oh, in effetti questa è la squadra che tutti in America vogliono incontrare. Mentre Jill Biden in piscina è andata a sedersi di fianco alla First Lady di Grecia, in cina alla piscina il rapper Flavor Flav non aveva una controparte accanto alla quale accomodarsi, ma si è messo comodo lo stesso, con la calottina USA sulla testa. Flav ha preso una sbandata per questa squadra. Ha firmato un contratto di cinque anni per sponsorizzarle e promuoverle da testimonial. Così come hanno fatto un salto nello sgpoliatoio per un saluto l’allenatrice di pallacanestro della Carolina del Sud, la leggendaria Dawn Staley, prima cestista americana a far da portabandiera ai Giochi, e anche la sindaca di Los Angeles Karen Bass, e la leggenda del pattinaggio artistico Brian Boitano. “Una delle squadre sportive più dominanti del pianeta è in corsa per la quarta medaglia d’oro consecutiva e ha scoperto di essere diventate una specie di grande evento” spiega il Washington Post. A quale livello non si immagina. La first lady ha consegnato loro delle monete con il sigillo presidenziale, Staley ha detto che i centroboa sono impressionanti più dei pivot nel basket [sempre che esista ancora qualcuno che dice pivot], e poi c’è lei: Taylor Swift. All’inizio dell’anno, l’allenatore Adam Krikorian ha programmato una partita di test all’Aquatics Centre per maggio, desiderando che le giocatrici si facessero un’idea della città e della piscina olimpica. Durante l’inverno, mentre cercava una sede per andare a vedere un concerto di Swift con la famiglia, Krikorian si è reso conto che l’Eras Tour sarebbe passato da Parigi la stessa settimana dell’amichevole della sua squadra, e che Swift avrebbe cantato a La Défense Arena, la sede della partita di pallanuoto per la medaglia d’oro. Così ha colto la palla di waterpolo al balzo e la responsabile delle operazioni della federazione Ally Beck ha contattato lo staff di Swift [questa è gente che fra di loro si scambia i numeri di telefono]. Morale della favola al cloro: Taylor Swift ha regalato i biglietti all’intera squadra. Quattro giorni dopo aver battuto la Francia per 12-6, le ragazze si sono agghindate e sono andate a sentirla.
| LA DELUSIONE I 400 stile libero un po’ così Erano molto alte le attese per i 400 stile libero, e forse per questo mmm, siamo rimasti un po’ … [spazio bianco per aggiungere un aggettivo a piacere]. Ariarne Titmus ha dominato la gara, Katie Ledecky non è mai stata in corsa per l’oro, a un certo punto è parsa una gran fatica pure mettere le mani sul bronzo. Negli 800 e nei 1.500 sarà dura invece solo avvicinarla. In mezzo a loro l’adolescente canadese Summer McIntosh. Ma non è questo il punto, stamattina. Stamattina il punto è quello che tocca Barry Svrluga sul Washington Post, dove scrive che Ledecky e Titmus si sono spinte vicendevolmente verso l’immortalità. Racconta pure di un siparietto avvenuto a bordo vasca, dove Ledecky si è accorta che l’avversaria aveva usato il suo cestino per mettere la tuta verde e le infradito. Oh, ‘sta roba è tua – le ha detto. Titmus stava andando nel panico e Ledecky l’ha abbracciata, perché non sembrasse un giochetto fatto apposta per innervosirla. “Quanta dolcezza verso un’avversaria – dice il Washington Post – a volte pensiamo che ci possa essere spargimento di sangue tra rivali in piscina, in realtà spesso si tratta solo di adrenalina”. Di tanta energia, ammette il giornale americano, la gara non è stata all’altezza.
| ALLONSANFAN Il primo oro francese Lo schema Antoine Dupont ha funzionato. Il più forte rugbista del mondo ha saltato il Sei Nazioni, ha molto limitato la sua attività nel rugby a 15, si è dedicato alla versione a 7, e la Francia con lui ha vinto il titolo battendo le Fiji in finale. Il Tolosa è stato spesso espropriato del giocatore durante la stagione, ma la Coppa dei Campioni vinta a fine stagione ha disinnescato ogni rivendicazione o polemica. È un grosso guaio per il mondo del calcio e per la sua immagine, perché lo schema Antoine Dupont non è stato replicabile con Kylian Mbappé, fermato dai super mega interessi dei club. Ma alla fine: sai quanto se ne frega il Real Madrid, se la Francia non vince l’oro anche con la palla tonda? “Spirito di squadra infallibile, gestione chirurgica dell’integrità fisica dei giocatori, gli ingredienti che hanno permesso al rugby a sette francese di decollare”. Jerome Bourret fa un’analisi del primo oro francese su L’Équipe. “Sul campo e dietro le quinte, è stato fatto di tutto per garantire che i Blues, non qualificati per Tokyo, brillassero in casa tre anni dopo. Il cittì ha preso il suo bastone da pellegrino per difendere la causa del rugby a 7 davanti ai club professionistici che lo disprezzavano. Attraverso discussioni e trattative è riuscito a conquistare la fiducia di alcuni, che gli hanno affidato delle giovani promesse affinché fossero formati ai massimi livelli, con l’avvicinarsi dei Giochi. L’aggiunta di Dupont ha messo in luce questa disciplina, una luce che la medaglia d’oro amplificherà ed estenderà. Al punto da spingere le autorità federali e i club a vedere la versione a 7 sotto una luce migliore?”. Le Monde parla di “sette minuti di eternità”per Antoine Dupont
| ATTESE Marchand, marchand Oggi la Francia manda in avanscoperta un’altra delle punte della sua spedizione. Léon Marchand attacca l’oro dei 400 misti. “Il ragazzo che ha battuto il record del mondo di Michael Phelps (4’02”50) stupisce a ogni nuotata anche gli specialisti” ha scritto Celine Nony su L’Équipe. La leggenda da 23 titoli olimpici lo ha battezzato suo erede, prevedendo che sarà il primo a scendere sotto la barriera dei 4 minuti. “Difficile dire se questa cosa folle accadrà stasera, all’Arena La Défense di Parigi”, cioè uno stadio per il rugby riempito d’acqua e trasformato in una piscina. Comincia a girare la voce che sia una vasca lenta. Insistono sul punto soprattutto in RAI, dove a Tommaso Mecarozzi non si può fare il torto di individuare la piscina più bella del mondo in un impianto diverso dal Foro Italico, né l’inno più bello del mondo in un inno diverso da quello di Mameli. La faccenda però è interessante perché lo dice pure la voce tecnica, Luca Sacchi. A meno che non fosse un puntiglio capzioso perché Martinenghi nella semifinale dei 100 rana è andato così così. |
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