Quelli che parano coi piedi e con la testa. Vita da portiere nella pallamano

Il record è compiuto. Cinquantatremila e 586 persone sono entrate in uno stadio di calcio trasformato in arena per vedere una partita di pallamano, anzi due. L’apertura ufficiale degli Europei tra Francia e Nord Macedonia [39-29] ma soprattutto Germania-Svizzera, che stava più a cuore agli spettatori di Dusseldorf. “Un calderone colmo di gioia” lo definisce L’Équipe parlando di serata che non verrà dimenticata e di “atmosfera pazzesca. La Germania ha aperto l’Euro alla grande, con tutto il suo know-how e il suo amore per questo sport”. Una tribuna temporanea da settemila posti, più vicina al campo, è stata aggiunta agli spalti fissi.

Da oggi il torneo procede nei palazzetti da 11mila posti scelti in sei città. L’Olympiahalle di München, per esempio. È la casa di Tina Turner [23 concerti qui], del pattinaggio tedesco e della pallamano sin dai temi delle Olimpiadi del 72 e oggi aspetta l’esordio della Danimarca, la grande favorita del torneo, la squadra di Niklas Landin, votato miglior giocatore del mondo cinque e tre anni fa. È il portiere. Non è raro che il Pallone d’oro della pallamano finisca a chi sta tra i pali. Tra gli uomini è successo sei volte su trenta, fra le donne due. Nel 2021 la Danimarca ha preso entrambi i premi, con Sandra Toft scelta insieme a Niklas Landin. 

Comunque. Landin da neonato ha avuto la meningite. Ha perso l’udito all’orecchio sinistro e racconta di aver acuito così gli altri sensi. È diventato ambasciatore e testimonial della campagna Öjeblikkedertæller: invita a controllare periodicamente la vista per prevenire problemi.

Landin fa parte di quella strana tribù che usa il corpo e spesso pure la testa per fermare palloni di quasi 400 grammi lanciati a più di 100 km orari da pochi metri. Ogni volta che lasciano la mano di chi tira, impiegano due decimi, due decimi e mezzo di secondo per arrivare. Stare in porta significa proteggere un rettangolo di tre metri per due, poter subire anche trenta gol a partita, fare i conti con il circolo vizioso della frustrazione. Così lo chiama Léna Guihéneuf nel bellissimo speciale de L’Équipe dedicato a cosa passa per la testa dei portieri nella pallamano. “Per niente al mondo rinuncerebbero alla possibilità di passare dalla solitudine alla gloria in una frazione di secondo”. 

Laura Glauser, numero uno della Francia, racconta che la sua regola è fermare la palla, con qualsiasi parte del corpo. Pare facile. Bisogna invece superare la paura. La paura di essere colpite. Dal 2019 la pallamano francese si è data un protocollo di concussione sotto la guida dei medici Frédérique Barthélémy e Gérard Juin. Hanno dovuto convincere le leghe che era un passo necessario. Dal 2022 esiste l’espulsione temporanea per chi mira alla testa di un avversario. Dopo aver preso il pallone in faccia, anche in assenza di sintomi, il portiere dovrà rispondere a cinque domande: 1] Dove siamo 2] Che tempo stiamo giocando 3] Chi ha segnato l’ultimo gol 4] Contro quale squadra hai giocato l’ultima partita 5] Chi ha vinto. Segue un test di equilibrio: stare in piedi, con gli occhi chiusi e le mani sui fianchi. L’incidente viene riportato sul referto della partita e al giocatore viene inviata una lettera, con l’avviso di consultare un medico nel giro di 48 ore. Il neurologo Jean-François Chermann ha detto che i giocatori di pallamano sono allo stesso punto di quelli del rugby quindici anni fa. 

Hatadou Sako, seconda portiera della Francia, spiega che il primo obiettivo è non chiudere gli occhi quando arriva la palla, né sbattere le palpebre. Camille Sinceet sta in porta per il Metz e spiega che «certe volte, a fine partita, la mia coscia è così piena di segni che sembra di averci giocato a tris». 

Se la pallamano assegna il suo Pallone d’oro ai portieri più del calcio è perché viene comunemente accettato che influenzano la prestazione di una squadra fino al 50 percento, come spiega L’Équipe. “Usano il loro carisma e la loro esuberanza. Devono vincere una battaglia interiore, non lasciarsi abbattere dai venti o trenta fallimenti a partita, non soffermarsi a pensare ai gol che subiscono, eppure avrebbero lunghi momenti per farlo”.

Qualche anno fa in Svizzera si è tenuto un dibattito intorno all’idea di eliminare i portieri dalla pallamano scolastica, così i giocatori e le giocatrici di movimento avrebbero potuto tirare con forza senza rischiare infortuni e malori. Ci fu chi propose di mettere un cassone in porta: si segna una rete solo se la palla passa sotto la traversa. Si parlò di appendere dei nastri di diversi colori e dal diverso valore dentro la porta, si pensò di mettere due palloni medicinali sul cassone: si segna un gol facendone cadere uno a terra.

Qualche anno fa Thierry Omeyer – a quel tempo il migliore al mondo – diede un’intervista al New York Times per spiegare com’è fatta questa vita da portiere di pallamano. «Alleni la tua velocità, i tuoi riflessi, la tua flessibilità. Alleni lo stesso gesto 100 volte». Disse che i portieri tra loro parlano. Fanno due chiacchiere all’inizio e alla fine della partita. Si sentono una tribù. Certe volte a fine partita gli capita pure di pensare ai gol che ha preso l’avversario. 

 

in streaming  su EHFT  ore 18 Slovenia-Isole Far Oer, Olanda-Georgia, Portogallo-Grecia | ore 20.30 Danimarca-Cechia, Norvegia-Polonia, Svezia-Bosnia

 

1 commento su “Quelli che parano coi piedi e con la testa. Vita da portiere nella pallamano”

  1. Flavio semprini Rispondi

    Un articolo davvero interessante. Descrive bene la psicologia ela “vita” del portiere di pallamano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.