Hanno perdonato Wembanyama. La gomitata che ha portato all’espulsione in Gara-4 di semifinale di Conference a Ovest contro Minnesota non è stata giudicata da squalifica. La prossima notte giocherà pure la quinta. A L’Equipe sono ovviamente molto interessati a stabilire se Wembanyama è mal arbitrato e se il suo gesto di frustrazione ha delle attenuanti.

L’Equipe dice che Wembanyama è vittima della sua stessa grandezza e che gli arbitri hanno bisogno di un nuovo “manuale d’istruzioni” per gestire un giocatore di 2,24 metri che si muove come una guardia. Finché Victor non imparerà a recitare l’impatto e a parlare il linguaggio degli arbitri, la sua superiorità tecnica sarà punita dalla fisicità brutale degli avversari.

Così sostiene il pezzo di Xavier Colombani, un’analisi quasi sociologica su come la NBA faccia fatica a inquadrare un alieno. È una faccenda di Superstar Whistle, il trattamento riservato alle superstar come Shai Gilgeous-Alexander. L’Equipe cita il precedente storico di Shaquille O’Neal. L’allora commissioner David Stern diceva a Shaq che se avessero fischiato ogni fallo subito, le partite sarebbero durate quattro ore.
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